Trentino: lavoro e autonomia

Seppure senza occupare le prime pagine, da qualche giorno sulla stampa locale vengono riportate notizie riguardanti la situazione trentina relativa alle condizioni del lavoro.
Notizie che possiamo riassumere in alcuni grandi aggregati: Anche in Trentino cresce la disoccupazione giovanile, il 90% dei lavori offerti sono precari o stagionali, aumentano i disoccupati, gli iscritti alle liste di mobilità e l’inflazione è al 3,4%.
Se a questi dati si aggiunge che anche nella nostra provincia i consumi delle famiglie continuano a calare ed in particolare calano i consumi di alimentari, abbigliamento, calzature e i consumi legati a beni e servizi ricreativo culturali la situazione non può essere definita da “isola felice” affermazione tanto cara al nostro “principe” Lorenzo.
La ressa di qualche dei giorni scorsi al Billa di Trento e Rovereto dimostrano che la situazione di crisi delle famiglie è davvero grave se, per risparmiare qualche euro, si è disposti a fare 4/5 ore di coda o arrivare alla rissa.
Un quadro preoccupante che non sembra essere colto nella sua gravità da parte dell’amministrazione provinciale la quale continua a sostenere che in Trentino abbiamo una situazione più favorevole ed il livello di disoccupazione è molto inferiore a quello nazionale.
Ma anche questa affermazione è in parte veritiera, ma per molti versi dovuta alle enormi disponibilità finanziarie della PAT, nulla toglie alla gravità della situazione, sui temi del lavoro.
Se il 90% delle assunzioni sono di tipo precario, a termine, interinali, atipici, ecc. significa che le politiche della Provincia non sono riuscite a impedire la svalutazione e la marginalizzazione del lavoro e con esso la stessa qualità della vita sociale dei suoi cittadini.
Diritto al lavoro e al reddito, piaccia o meno, sono la cartina di tornasole del modello sociale che si vuole costruire.
Infatti questa giunta non riesce a proporre scelte diverse da quelle neoliberiste.
Aumentare i costi e tariffe dei servizi pubblici, ridurre gli stanziamenti per il progettatone, i ticket al pronto soccorso, l’aumento delle rette RSA fino a proporre la sanità integrativa e tasse di scopo, ecc. senza intaccare ricchezze speculazioni e patrimoni immobiliari.
Quello che serve in questa situazione di crisi non sono operazioni speculativo/immobiliari ma politiche innovative sul versante dell’occupazione e del reddito. Una politica contro una precarietà dilagante partendo dall’assunzione di tutti i precari che oggi lavorano per gli Enti provinciali e definire un reddito di base, slegato dal lavoro, da erogare a tutti i cittadini maggiorenni in modo da sottrarre i giovani dai ricatti del lavoro nero e della precarietà.
Non interventi assistenzialistici ma interventi sociali e stando alle anticipazioni sulle linee del bilancio provinciale questa giunta non sembra intenzionata a cambiare rotta rispetto al passato sulle questioni principali che sono lavoro, ambiente e beni comuni. Siamo davanti all’uso dell’autonomia per soli fini di casta.
Infatti, come nel resto del paese sul lavoro la precarietà la fa da padrona, sull’ambiente si progetta inceneritore, metroland e il TAV, mentre sui beni comuni si vuole aggirare, con dolomiti reti, il pronunciamento dei referendum di giugno.
Spetta a tutti noi lottare per costruire le basi per una vera alternativa a queste politiche della Giunta Dellai.

Ezio Casagranda

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