Il welfare aziendale e’ pagato dai lavoratori

sanita4Ieri i giornali locali hanno scritto di Sanifods e dei suoi problemi di ripartizione dei posti in consiglio di amministrazione a seguito della riluttanza di alcune categorie di giocare in proprio, cioè tenersi stretti i lauti guadagni riservati da questi enti per i gestori e quindi non aderire a sanifonds.
Se non fosse così non si spiegherebbe la mancata adesione ad un sistema di un sistema di welfare privatizzato e sempre più sostitutivo di quote salariali.
Infatti a spartirsi la torta del welfare aziendale sono le aziende che vendono reti dei “benefits”, le imprese ed i sindacati. Tutte realtà che come parassiti si nutrono sulla distruzione dello stato sociale.
Il welfare aziendale è una misura che riduce i salari e nello stesso tempo un’ulteriore tappa nello smantellamento dello stato sociale.
Infatti lentamente, ma inesorabilmente, le quote di welfare aziendale saranno considerate sostitutive degli aumenti salariali oltre a sostituirà le risorse pubbliche destinate alla sanità, scuola, ecc da parte del governo. Invece di soldi, al lavoratore saranno erogati “benefits” che non avranno valore per la pensione.
In questo modo i padroni ci guadagnano due volte ossia non pagano di più i dipendenti nonostante l’aumento dei carichi di lavoro e barattano quei soldi dovuti per il recupero dell’inflazione con pseudo servizi ottenendo dallo Stato un grosso pacchetto di sgravi fiscali.
Purtroppo il lavoratore è portare ad aderire o per via contrattuale o perchè sottoposto alla pressione delle imprese alla quale si somma anche quella del sindacato, che gestendo quote di welfare attraverso gli enti bilaterali, possiede veri e propri interessi economici nella sua diffusione.
l sindacati incassano i gettoni di presenza per la partecipazione ai consigli d’amministrazione o di gestione e quindi il welfare aziendale contribuisce anche al “mantenimento” dei sindacati e non solo delle aziende mentre per i lavoratori viene riservata l’ennesima truffa ai danni del loro salario.
Infatti a lungo andare questo sistema mina la sindacalizzazione stessa. Il lavoratore può accedere a forme di welfare solo in un rapporto di collaborazione con l’azienda e tale collaborazione presuppone l’abbandono di ogni forma di conflittualità.
In ultima analisi prevede l’abbandono del sindacato come strumento di organizzazione delle rivendicazioni dei lavoratori a favore di un rapporto corporativo con il proprio datore di lavoro.
Infatti le aziende e gli istituti privati non hanno alcuna intenzione di soddisfare “il diritto alla salute”, hanno semplicemente intenzione di guadagnarci. Appena una voce risulterà in perdita verrà cancellata dal welfare aziendale preparando così uno scenario da incubo per milioni di persone che scopriranno di non poter accedere alle cure mediche.
Compito di un sindacato degno di questo nome è quello di contrastare questo “patto sociale” che attraverso i fondi intendono aprire la strada, in linea con le imposizioni della troika europea, alla privatizzazione dello stato sociale cercando di informare i lavoratori dei rischi immediati e futuri e come sono usate le risorse se è vero come dicono i dati del 2013, che le spese per l’erogazione dei servizi difficilmente superano il 50% del bilancio di un fondo.
Contro questa privatizzazione strisciante dello stato sociale invitiamo i lavoratori ad organizzarsi per contestare questa impostazione in tutti i rinnovi contrattuali nazionali e aziendali e per tornare a lottare per uno stato sociale universale, a cui possano accedere tutti, lavoratori e disoccupati, pensionati e studenti.
Una lotta che non può fare un sindacato che trae convenienza dalla bilateralità.
P USB Lavoro Privato
Ezio Casagranda

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