Si puo’ ridurre il traffico in A22 senza il TAV

Gentile Direttore, la parte centrale dell’articolo pubblicato sul suo quotidiano il 13.3.2013, “Colle Isarco, lifting al viadotto”, riprende la tesi che da molto tempo i movimenti No TAV di Alto Adige e Trentino oppongono al progetto della nuova ferrovia del Brennero ma la spiega solo parzialmente.

Per essere sintetici: gran parte dei problemi di inquinamento e danni alla salute che l’abnorme traffico di TIR provoca nelle valli dell’Adige, dell’Isarco e dell’Inn potrebbe essere affrontata e risolta con misure immediatamente applicabili senza ipotizzare la falsa soluzione di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità/capacità. All’interno di questa tesi, i problemi strutturali della A22 costituiscono solo una conferma del fatto che l’autostrada è utilizzata in modo irragionevole e non costituiscono invece la base del nostro ragionamento.

Il problema del traffico sull’asse del Brennero va affrontato nella sua complessità. Una complessità che deliberatamente ignorano tanto il coordinatore europeo del corridoio del Brennero, Pat Cox, che di continuo si conferma nell’unico obiettivo di costruire la nuova ferrovia del Brennero (“my only work is the building of this tunnel”) quanto i politici locali (Platter, Durnwalder, Dellai, Dorfmann) e i partiti che li appoggiano (i quali non si sono mai posti seriamente la questione del trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia, forse con l’occhio agli abbondanti dividendi della A22).

Invece di costruire un’opera da 65 miliardi di Euro (tanto costerebbero realmente all’Italia i 218 km di nuova ferrovia dal Brennero a Verona) la nostra idea è che:

1) sia necessario un urgente riequilibrio del traffico merci sull’asse del Brennero spostandolo sui percorsi più brevi attraverso l’equiparazione delle tariffe sulla A13 e sulla A22 (nessuno capisce perché un TIR di 40 tonnellate a gennaio 2013 pagava per un km di autostrada 92,6 ct. nella parte austriaca e 17,32 nella parte italiana);

2) sia necessaria una serie di misure da cui risulterebbe un contenimento del traffico (rispetto degli obblighi dell’autotrasporto, borsa dei transiti alpini, divieto di traffico notturno, divieti settoriali);

3) sia largamente possibile trasferire fin da oggi sulla ferrovia esistente le merci che lascerebbero l’autostrada grazie a questi provvedimenti (visto che la ferrovia esistente ha enormi capacità residue di trasporto a condizione che sia utilizzata con un minimo di efficienza corrispondente agli standard internazionali più diffusi e che l’inquinamento fonico da essa prodotto sia limitato ricorrendo a materiale rotabile leggero e silenzioso invece di brandirlo come ulteriore pretesto per costruire una nuova linea);

4) sia comunque necessario gestire tutti i valichi ferroviari alpini con una logica di rete, visto che nel complesso presentano oggi una percentuale di utilizzo che non va oltre il 35%;

5) sia infine indispensabile prendere atto che le previsioni di traffico merci su cui si fonda il progetto si sono rilevate gravemente errate; ogni giorno che passa la forbice tra valori ipotizzati negli anni 2000 e quelli reali si apre di più.

Con questi “piccoli” accorgimenti poco più di un terzo del traffico merci di oggi continuerebbe a transitare sull’autostrada. Un risultato molto sgradito a chi vuole approfittare della crescente insofferenza ai TIR mostrata dalle popolazioni del corridoio del Brennero per propagandare il progetto di un’opera vecchia, inutile, dannosa, enormemente costosa, per di più in un momento di grandi difficoltà economiche per l’Italia.

Kein BBT bringt eine Transitlösung! No TAV

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