Ripensiamo l’autonomia, per difenderla

La crisi è tutt’altro che superata anzi i prossimi saranno mesi difficili, per ora siamo ancora dentro al labirinto poiché in troppi hanno la presunzione di volerne uscire attraverso gli stessi strumenti, che ci hanno fatto perdere la strada maestra.
Così in quella che con il solito inglesismo eufemistico è stata definita come “spending review”, ma che è in realtà “ un pesante taglio che sta colpendo importanti settori pubblici come la sanità, la cultura e la ricerca”, è arrivato anche l’attacco alle “autonomie speciali”.
Il piatto è troppo ricco per non scippare qualcosa anche da qui, visto che per ora si è scelto di resistere tecnicamente alla crisi, invece di superarla con un ritorno a una nuova politica. Il patto di Milano di tremontiana memoria e il dialogo fino a pochi mesi fa messo in campo dal premier “tecnico” Monti sembrano essere, lontani anni luce. Si deve tagliare e così arrivano le bordate contro la nostra Autonomia paragonata sulle colonne di Libero alla gestione siciliana, direi che pur tenendo presente i limiti che possiamo riscontrare nella nostra realtà, questa critica pare ideologica e aggressiva.
Il governo il cui aggettivo “tecnico” ha nascosto per molti mesi l’indirizzo politico dell’esecutivo, adesso mostra il suo vero volto quello di una destra intellettuale che non pensa lontanamente a una patrimoniale o al taglio delle spese militari, ma difende gli interessi di pochi e colpisce i più deboli.
Così il governo fa di tutta l’ erba un fascio, attaccando l’ autonomia alla radice, smontandone il senso cercando di ridurla a un privilegio che va tolto. Così urge fare mosse importanti che tutelino la nostra Autonomia, secondo alcuni per difenderla si dovrebbe attuare una fuga culturale verso un nord salvifico e “autentico” isolandosi dal resto del paese. Invece dal mio punto di vista andrebbe attuata una revisione dei cardini legislativi e economici della nostra provincia autonoma rilanciando il suo ruolo mediatore fra culture differenti.
La priorità è puntare su un nuovo modello cooperativo “glocale” che leghi particolarità e universalismo producendo così più osmosi con le necessità del territorio al fine di interpretarle al meglio, fuori dal pericolo di una chiusura territoriale rispetto al resto dell’arco alpino italiano.

Jacopo Zannini

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