USB è a fianco dei lavoratori ex Whirlpool

Ieri i lavoratori disoccupati della ex Whirlpool hanno dovuto entrare, senza bussare, in Consiglio provinciale perché il palazzo si accorgesse che non si vive di parole, di promesse, di corsi formativi, spesso inutili, o di piani sociali raccapezzati in alcune settimana di trattativa.
La realtà è più cruda delle parole e per quei lavoratori la mancanza di lavoro e di reddito morde la loro carne viva a differenza di quanti siedono in consiglio provinciale a 9.000 euro al mese e che solo dopo 5 anni maturano pure il vitalizio.
Il presidente Dorigatti non si è smentito nemmeno questa volta ( vi ricordate le ire contro noi che avevamo invaso il Consiglio provinciale per protesta contro i vitalizi?) e come la solito ha inveito contro i lavoratori che hanno osato porta in consiglio la loro protesta o meglio un pezzo di realtà sociale che dall’alto del suo scranno il buon Bruno non riesce più a vedere.
Il presidente della Giunta Ugo Rossi ha detto che non capisce la protesta perché la Provincia ha fatto tanto per gli ex Whirlpool e quindi di è dileguato dicendo, rivolto ai lavoratori, “arrangiatevi”.
Olivi che afferma di conoscere bene i lavoratori della Whirlpool ha detto che fra i manifestanti non ha visto lavoratori della ex Whirlpool e quindi, si presuppone, che per lui il problema non esista.
Se i massimi rappresentanti del consiglio provinciale non hanno certamente dato segno di capacità di ascolto e/o disponibilità ad ascoltare le ragioni ed i problemi di questi lavoratori il sindacato confederale, stando a quanto si legge oggi sul giornale, non è da meno.
Ianeselli arriva perfino a sostenere che “ Non è accettabile che un gruppo di persone con modalità intimidatorie pensi di ottenere una deroga per il suo caso particolare, si deve lavorare per soluzioni eque che riguardano tutti i disoccupati, non solo per chi invade il consiglio provinciale”.
Affermazioni gravissime in quanto si tenta di criminalizzare una giusta lotta dei lavoratori e la loro sacrosanta richiesta di un lavoro e di un reddito viene equiparato alla malavita e quindi da condannare.
Un tentativo di nascondere le grandi responsabilità della PAT e dei confederali sulla vicenda Whirlpool e sulle mancate promesse fatte allora per escludere qualsiasi ipotesi di lotta per imporre alla Whirpool produzioni alternative come climatizzatori e pompe di calore.
Anche Pomini disserta sulla Whirlpool e laconicamente dice che molto è stato fatto e tanti si sono arrangiati a trovarsi un lavoro e quindi, si deduce, il gruppo di lavoratori che sono rimasti senza lavoro e senza reddito non possono “occupare il Consiglio”.
Mi permetto di ricordare a questi due signori che mentre accusano a vario titolo questi lavoratori che chiedono reddito e lavoro, loro sono stati complici della Provincia nelle politiche di riduzione degli stanziamenti per il progettone e per i servizi sociali, dalla casa agli asili ed hanno sempre condiviso le politiche dei vari assessori in materia di industria e lavoro.
Altro che “soluzioni per tutti i disoccupati” in questi anni i confederali hanno sottoscritto protocolli ed accordi con la PAT dove si sono ristrette le maglie per l’accesso al progettone, elevato l’età di accesso, istituito l’icef come criterio di accesso (il lavoro non è più un diritto ma come assistenza), hanno firmato un accordo che riduce salario e pensione ai lavoratori del progettone generando così un risparmio ( a detta di Olivi) di 2 milioni.
Un risparmio fatto sulla pelle di questi lavoratori e lavoratrici che hanno avuto il solo torto di essere stati licenziati in età avanzata ma che questa provincia non vuole più sostenere anche se poi ne utilizza il lavoro con notevole risparmio per comuni, enti vari che utilizzano questi lavoratori anziché dipendenti con contratto di assunzione normale.
Se come USB de da una parte mi sento offeso, assieme ai lavoratori ex Whirlpool, che si sono visti etichettare da un sindacalista come “agitatori professionisti”, dall’altra mi preoccupa questa metamorfosi del sindacato confederale che sembra sempre più allergico alla lotta dei lavoratori.
Ezio Casagranda

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