Welfare aziendale: una soluzione? No, un problema !

Il welfare aziendale è presente in quasi tutti i contratti di lavoro e recentemente è stato introdotto anche nel contratti pubblici.

Si tratta di un pacchetto di servizi che nel mondo del lavoro privato è pagato dalle aziende in cambio di forti agevolazioni fiscali, per la copertura sanitaria, le spese per l’istruzione dei figli dei propri dipendenti e non solo questo.

Nei contratti pubblici, invece, il welfare è finanziato con le risorse del salario accessorio dei dipendenti, lo stesso con il quale si erogano le indennità, la produttività, le progressioni orizzontali, gli straordinari etc. Soggiace quindi ai limiti di legge imposti ai nostri fondi e non è finanziabile con ulteriori risorse di bilancio dell’ente.

Sottrarre risorse del fondo salario accessorio dei dipendenti pubblici per finanziare il welfare aziendale destinato principalmente alle famiglie con figli e per le spese sanitarie private è una aberrazione: i lavoratori rinunciano ad una parte di reddito, per finanziare attività che dovrebbero invece essere sostenute dalla Stato attraverso l’aumento degli assegni alle famiglie con figli, attraverso investimenti nella sanità pubblica, tagliando i costi del trasporto pubblico locale, della scuola e dell’università.

La finta spinta solidaristica introdotta nei contratti nazionali di lavoro per sostenere, attraverso la defiscalizzazione, il welfare aziendale ai lavoratori dipendenti è una deriva pericolosa perché si destinano i nostri soldi per alimentare il business del welfare privato smantellando di fatto lo stato sociale pubblico e universale.

La vera riforma di cui avrebbe bisogno il paese consiste nell‘aumentare i redditi dei lavoratori e dei pensionati di almeno 200 euro netti al mese in modo da rilanciare i consumi e quindi l’economia, diminuire l’età pensionabile, aumentare lo stato sociale per aiutare chi è in difficoltà. Assistiamo invece al perpetuarsi della politica dei bonus e delle mancette che ci ha portato ad essere l’unico paese in Europa con i salari più bassi rispetto a trent’anni fa.

Mestre – Venezia, 4 settembre 2023

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