Monti, Dellai e i Nuovi schiavi

Il presidente del Consiglio non perde occasione per ribadire che l’articolo 18 sarà modificato e, aggiunge la Fornero, con p senza il consenso delle organizzazioni sindacali.
Con la vergognosa affermazione fatta a Matrix sulla “MONOTONIA” del lavoro a tempo indeterminato Monti ha sferrato un pesante attacco mediatico ai sindacati, ed in particolare alla Cgil, sui temi dei diritti del e nel lavoro.
Dopo le ignobili dichiarazioni sui posto fisso, con relativa dichiarazione (sono stato frainteso) in questi gironi si è lasciato andare ad affermazioni del tutto ideologiche “l’articolo 18 frena gli investimenti sia stranieri che italiani” o della serie “Bill Gates non potrebbe investire in Italia” o che “siamo fuori dalla crisi” di Tremontiana memoria (Lui la crisi l’ha negata fino all’ultimo) e da parte di Cgil Cisl e Uil si assiste al totale silenzio salvo qualche tenue balbettio della Camusso.
Monti, all’interno di una grande discontinuità di stile (come scrive Campetti su Il Manifesto ) “è in perfetta continuità con il governo Berlusconi. Questo governo concepisce il lavoro come una variabile dipendente del profitto, cioè del mercato in chiave odierna, liberista. A differenza di quel che capitava al governo precedente, fortemente osteggiato da Repubblica, questo riceve i complimenti di Eugenio Scalfari anche quando esprime gli stessi concetti del trio Berlusconi-Tremonti-Sacconi.”
Una verità che ci preoccupa anche per la mancanza di una vera opposizione a questo pensiero unico voluto e imposto dalla BCE con la complicità di Napolitano.
Ormai siamo al dunque e sia Bersnani che la Camusso sull’articolo 18 si giocano quel poco di credibilità che ancora hanno fra molti lavoratori. A Monti devono dire chiaramente che se tocca l’articolo 18 salta il governo e si va allo sciopero generale. I tempi delle manfrine sono finiti.
I dati Istat ci dicono che il costo della vita riferito ai generi di prima necessità è al 4% ed i salari o sono fermi o in calo a causa delle Cassa integrazione o dei licenziamenti che sono stati 800.000 nell’ultimo anno. La disoccupazione ha raggiunto livelli record e i giovani senza lavoro sono saliti al 31% dal 29% del 2010.
I lavoratori assunti con contratti precari sono il 60% delle nuove assunzioni. Dato parziale se teniamo conto che alcune figure precarie, come l’associato in partecipazione o il contratto intermittente sono considerati a tempo indeterminato.
Oggi la stampa locale riportava il dato che in Trentino sono 8.064 i contratti intermittenti con un incremento del 40% secondo il Nidil Cgil. Dati che smentiscono quanti sostengono, dal presidente Dellai alla Cgil, che in Trentino le cose sono diverse che dal resto d’Italia.
Sulla precarietà e sul reddito di cittadinanza la nostra autonomia è la grande assente mentre la Cgil nicchia.
Infatti appare strano che nel mentre il Nidil Cgil definisce questi precari i “Nuovi Schiavi” non chiede al presidente Dellai di impugnare davanti allo Stato le norme più odiose della legge 30 (lavoro intermittente, associati in partecipazione, ecc), come ha fatto, giustamente, per le aperture dei negozi.
Una strada difficile ma non impossibile che nei fatti andrebbe a valorizzare la nostra autonomia più di tanti convegni, proteste o convocazione degli stati generali.
Purtroppo sui temi del lavoro le differenze fra Ichino, Sacconi, Monti fino a Dellai sono si fanno sempre più sottili fino a sparire.

Ezio Casagranda

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