L’Università, l’Autonomia, la Democrazia.

In questi giorni il tema dell’autonomia dell’ateneo Trentino è al centro di un dibattito che trova molto spazio sulla stampa locale, tranne naturalmente le osservazioni e/o proposte che provengono dalla sinistra Trentina. Alternativa per i Beni Comuni pubblica questo articolo di SEL del Trentino sul futuro dell’Universita di Trento.
La redazione

Sembra che il Presidente Dellai, questa volta, si sia proprio arrabbiato: ha perso il suo proverbiale sangue freddo e ha affidato alla stampa una reazione scomposta e arrogante, accusando di conservazione e miopia i docenti che hanno rigettato la bozza di statuto presentata dal Rettore dell’Università di Trento, Davide Bassi. Eppure, qualche ragione per aggiustare lo Statuto ci deve essere, se si stanno esprimendo così perentoriamente anche i presidi di facoltà e i direttori di dipartimento (dopo mesi di dibattito e decine di iniziative da parte di studenti, ricercatori e docenti) paventando un rischio concreto di ingerenza politica nella gestione dell’Ateneo.
Nei loro documenti, i docenti hanno messo in evidenza le pericolose implicazioni dei regolamenti che dovrebbero presiedere alla nomina dei consiglieri del CDA e alla selezione dei candidati al rettorato, all’attribuzione delle tre funzioni organizzative principali (indirizzo, gestione e controllo)e alla transizione dall’attuale assetto dell’istituzione a quello disegnato dal nuovo statuto.
A noi pare di comprendere che quello che i docenti stanno difendendo non sia un privilegio, ma l’idea stessa di Università come luogo di libertà e di educazione alla libertà: più volte hanno ripetuto che non è la provincializzazione in sé che rifiutano, bensì la pretesa di utilizzare questo passaggio di competenze dalla Stato alla PAT e la scadenza a breve (il 7 marzo) dei termini per l’approvazione dello Statuto, per imporre un controllo politico sul governo dell’Università.
“Esiste un filo logico – scrivono – che, attraverso tutta la catena di costituzione degli organi di governo, è coerente con il disegno del controllo esterno, ovvero di un governo “eteronomo” (opposto all’autogoverno) dell’Ateneo”.
E’ particolarmente significativo, allora, che questo cruciale dibattito si svolga proprio nei giorni in cui le voci più autorevoli delle Istituzioni Provinciali si stanno levando a difendere l’Autonomia Trentina, attaccata dalla stampa e minacciata dal governo nazionale: da un lato si rivendica nei confronti di Roma il diritto all’autogoverno, dall’altro – di fatto – lo si nega all’università provincializzata. In questa apparente contraddizione si mostra, ancora una volta, l’equivoco che si crea quando si vuole consapevolmente confondere la nostra autonomia speciale con il sistema di governo che ruota attorno a questa maggioranza politica e alle figure che la guidano. Altre volte, infatti, abbiamo visto agire questo meccanismo: basti pensare al modo in cui la riforma della scuola superiore, la cosiddetta “iniziativa innovativa” dell’Assessore Dalmaso, passando sopra le perplessità, le critiche e le proposte di docenti, studenti e famiglie, ha realizzato lo stesso svuotamento di funzioni degli organi collegiali e ha ridotto drasticamente l’offerta formativa e gli spazi di autonomia dei singoli istituti. E si possono pensare in questi termini anche la trasformazione degli istituti di ricerca in fondazioni, la riforma della sanità o ancora l’istituzione delle Comunità di Valle.
Se si vuole difendere l’Autonomia in quanto principio, come modello di autogoverno imperniato sulla partecipazione e sulla responsabilità, allora lo si deve applicare anche ai territori, alla scuola, alle comunità di cittadini… e anche all’Università. L’Autonomia è davvero sinonimo di democrazia, solamente se sa riprodursi a tutti i livelli, soltanto se si spende per realizzare e garantire un equilibrio di poteri distinti e competenti. Altrimenti, essa rischia di ridursi a un rozzo grimaldello ideologico, con cui dall’alto si tenta di legittimare la verticalizzazione del processo decisionale e la penetrazione delle istituzioni e dei territori da parte di un sistema di potere che inevitabilmente finisce per ripercorrere la logica dei favori a discapito dell’interesse collettivo.
Ci auguriamo perciò che la discussione sul nuovo Statuto dell’Università di Trento possa superare gli angusti limiti di uno scontro tra caste e assumersi il carico di una riflessione sulla possibilità di concretizzare l’autonomia come gestione responsabile dei beni comuni.

Antonella Nicolini e Emilio Arisi

Sinistra Ecologia Libertà del Trentino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *