Luxottica: No alla privatizzazione del welfare

 

Martedì 6 dicembre presso l’auditorium del Brione si è tenuta l’assemblea pubblica promossa dal Partito della Rifondazione comunista e da Alternativa per i Beni comuni in merito al welfare aziendale sperimentato alla Luxottica di Rovereto e recepito in altri importanti settori come quello della cooperazione.
Obiettivo della serata era quello di spiegare la pericolosità di un nuovo modello di stato sociale privatizzato che sta sostituendosi al modello di stato sociale pubblico che i lavoratori sono riusciti a conquistarsi a fatica in passato.
Il pensiero che il capitalismo vuole affermare è la centralità dell’impresa nella vita lavorativa e sociale del lavoratore legandone il destino all’andamento dell’azienda e del mercato.
Dopo aver discusso brevemente le novità introdotte dal decreto legge chiamato “Salva Italia” approvato domenica scorsa dal governo tecnico Monti e aver ricordato che anche in Trentino la crisi economica ha cominciato a far sentire i suoi effetti, si è passati ad affrontare l’argomento della serata.
Il primo tema trattato è stato quello riguardante i fondi sanitari e previdenziali integrativi privati che hanno il solo scopo di privatizzare importanti diritti universali che oggi sono garantiti dal settore pubblico.
La crisi economica attuale viene utilizzata come giustificazione per introdurre progressivamente la privatizzazione del welfare e l’assessore provinciale alla sanità Ugo Rossi si è già reso disponibile a discutere con le parti sociali la possibilità di delegarne la gestione sottraendola quindi al settore pubblico.
Le prestazioni sanitarie così come parte della pensione futura sono erogate da istituti privati legati a fondi di investimento che investono i contributi dei lavoratori in borsa con il rischio, in caso di fallimento, di bruciare i soldi e le tutele dei lavoratori. In secondo luogo è emerso che lo strumento della privatizzazione del welfare lega il lavoratore alle condizioni di salute dell’azienda: infatti in caso di licenziamento, oltre al lavoro perde diritti sociali fondamentali come il diritto alla salute o alla pensione.
Questa situazione aumenta la subordinazione del lavoratore ai voleri dell’azienda: quale lavoratore alzerebbe la testa quando sa che qualunque sua rivendicazione può mettere a repentaglio i diritti, attuali e futuri, suoi e dei suoi famigliari?
La stessa elargizione della azioni va nella direzione di far passare l’idea che i lavoratori sono partecipi della proprietà dell’azienda e quindi non puoi contestare quello che è anche tuo generando un pericoloso conflitto di interessi in caso di crisi o di esubero di personale.
Molto si è discusso sulle conseguenze dovute all’erogazione del salario sotto forma di buoni spesa. Nel mentre l’azienda risparmia i contributi previdenziali i lavoratori avranno la sorpresa di vedersi erogare una pensione inferiore rispetto al dovuto. Inoltre questo modello di pagamento del salario rafforza il concetto di un paternalismo caritatevole e umiliante che riporta alla mente tempi che non vogliamo si ripetano.
Nelle conclusioni è stato ribadito che queste azioni, queste concessioni unilaterali delle aziende altro non sono che regali tossici e velenosi per i diritti dei lavoratori.
Noi restiamo convinti che il capitalismo e il suo modello di sviluppo hanno fallito. Le conseguenze della crisi capitalistica vengono scaricate sulle spalle dei lavoratori e per questo si rende sempre più necessario un partito politico che ne sappia rappresentare le istanze e i bisogni.
Per il prossimo anno le previsioni di crescita del Pil sono negative: siamo quindi in piena recessione. Solo la classe lavoratrice organizzata può rispondere agli attacchi del capitale. E’ necessario quindi costruire un Partito di classe che sia di riferimento per i lavoratori e attraverso il conflitto sappia contrastare il padronato, controllare e dirigere la produzione della ricchezza e sconfiggere la logica del profitto, insita nel modello capitalista.

Rifondazione Comunista – Circolo Vallagarina

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