Lavoro domenicale: No grazie

La dicotomia tra Stato e mercato è una falsa dicotomia. “I mercati non si creano autonomamente, non si stabilizzano da soli, non si costruiscono le proprie regole e non possono auto-legittimarsi… Nessun paese ha risolto il problema di come garantire il proprio sviluppo senza affidare responsabilità primarie al suo settore pubblico”.
Passando in rassegna le principali fasi del capitalismo dal mercantilismo ad oggi, è evidente come in ogni fase il ruolo dello Stato sia stato fondamentale: nella prima grande globalizzazione, quella terminata con la prima guerra mondiale, ad esempio, l’apertura dei mercati internazionali fu forzata (anche militarmente) dall’imperialismo. Il libero scambio non costituisce l’ordine naturale delle cose, né è in grado di per sé di garantire l’aumento del benessere sociale.
La fase dell’economia mondiale apertasi con gli accordi di Bretton Woods: si tratta della fase che va dalla fine della seconda guerra mondiale ai primi anni Settanta, il periodo storico di maggiore espansione dei commerci e della crescita su scala mondiale. L’obiettivo che i negoziatori di Bretton Woods si posero fu quello di una globalizzazione moderata, caratterizzata da una liberalizzazione dei commerci regolata, accompagnata da un abbondante spazio lasciato all’intervento di ciascun governo per soddisfare le esigenze sociali e economiche a livello nazionale. Un periodo che vedeva comunque protagonisti gli stati, il pubblico, come regolatore delle dinamiche economiche.
Sicuramente non è il mio simbolo in quanto soffriva già delle contraddizioni delle prima fase di finanziarizzazione dei mercati, ma potrebbe aiutare a ragionare su quanto sta accadendo oggi, anche in un piccolo comune come Trento. Stiamo osservando, proprio in funzione della delibera che si discute in aula quanto il Comune di Trento non faccia da regolatore fra pubblico e privato, fra profitto e necessità sociali., di quanto il Comune di Trento rinunci al proprio ruolo per assoggettarsi ai voleri di un certo mercato che se ne infischia di sociale, diritti dei lavoratori, crescita culturale dei lavoratori, nel nome di tutto ha un prezzo e tutto si vende e si compra. A noi comunisti questa logica non piace, questo modello non è il nostro.
Con questa apertura di domenica prossima il comune di Trento si inchina alle pressioni della lobby del commercio ed umilia lavoratori e lavoratrici del settore.
Sull’onda delle pressioni dei commercianti e di qualche intervista al turista (alquanto egoista) di passaggio per Trento, questa Amministrazione crea un precedente sulla deroga alle aperture domenicali.
Come Partito della Rifondazione Comunista nel rimarcare la nostra solidarietà a quei lavoratori e lavoratrici che per soddisfare l’egoismo di pochi, sono costretti a rinunciare ad una giornata libera, ribadiamo la nostra contrarietà alle aperture domenicali fuori da specifici accordi sindacali in quanto riteniamo che anche i lavoratori hanno diritto di decidere su un tema che li coinvolge in prima persona.
Ai sostenitori delle aperture domenicali a Trento ricordiamo che i lavoratori e le lavoratrici chiamati a lavorare nei giorni festivi devono rinunciare agli affetti familiari o di passare una giornata con i propri figli.
Le argomentazioni usate dai sostenitori delle aperture domenicali con la scusa del mercatino di natale non convincono per tutta una serie di motivi, per brevità ne elenco alcuni.
La stragrande maggioranza dei turisti, viene a Trento attirati dalla fascino dei mercatino, dalla loro bellezza e specificità e non certo per fare acquisti alimentari o di abbigliamento. Eventualmente chiedono di avere una città veramente ospitale dal punto di vista dei servizi (bar, ristoranti, trasporti, ecc) e dell’accoglienza.
La seconda riguarda il fatto che oggi i problemi che assillano il settore del commercio in città (a proposito se il problema sono i negozi in centro storico, perché si aprono anche i centri commerciali di periferia??) sono altri. Dalla diminuita capacità di spesa dei cittadini, dal caro affitti, la mancanza di un piano di rilancio del commercio in centro storico senza dimenticare l’assenza di iniziative di contorno a carattere culturale (eventi musicali e/o di percorsi storico culturali della città ecc).
Questo anche per puntare su un turismo qualitativamente diverso dal mordi e fuggi, dei mercatini di natale, e quindi avulso dal contesto sociale, culturale e politico della città.
Una terza riguarda la complessità del problema commercio per sue implicazioni che una diversa rimodulazione degli orari dovuto all’aumento delle aperture annue sarebbe opportuno che questa amministrazione si affidi, anziché a consulenti o a indagini più o meno interessate, ma ad un accordo fra le parti sociali interessate che sono i lavoratori tramite le loro rappresentanze sindacali e gli operatori economici del settore.
Questo modo di agire favorisce una deriva consumistica che viene incoraggiata dall’assenza di formulare valide alternative ad un sano e più proficuo utilizzo del tempo libero dei cittadini.
Mi permetto di ricordare che i cittadini non vivono di solo consumo e di solo lavoro, ma anche di dignità personale, di vita familiare e sociale, di riposo, di accrescimento della loro cultura, di gioie e di svago.
Inoltre ricordo a questo consiglio comunale che il commercio è un settore che non si può definire di pubblica utilità e pertanto l’apertura dei negozi nelle domeniche e nelle feste non rappresenta un servizio primario per le necessità dei consumatori e non è nemmeno necessario da un punto di vista tecnico-produttivo.
I consumi non si rilanciano con le deroghe di apertura dei negozi ma con una politica che salvaguardi e garantisca il recupero del potere di acquisto delle retribuzioni e delle pensioni.
Le domeniche e le feste devono essere restituite a quei valori universali e fondativi quali quelli relativi alla famiglia, al riposo e a condizioni di vita sociale e di relazione in cui primeggi il comune ritrovarsi per coltivare quelle relazioni umane e quelle dimensioni sociali della vita che non obbediscono solo alle logiche della mera produzione e del conseguente consumo.
E’ pertanto sbagliato che questa Amministrazione comunale debba subire le pressioni dei commercianti volte a cancellare il sacrosanto diritto del riposo domenicale e festivo dei lavoratori del commercio che già subiscono orari di lavoro “scomodi” e spesso non confacenti alle loro esigenze sociali.
Come PRC riteniamo che oggi, una soluzione che non sia penalizzante per una delle due parti coinvolte non può che arrivare da un accordo provinciale che definisca il numero delle aperture, i trattamenti economici da riservare ai dipendenti ed i servizi collegati per recuperare socialità e diritti per tutti, compresi quelli che lavorano la domenica.

Partito della Rifondazione Cmunista

3 commenti

  • massimiliano

    Fondamentalmente alla gente che entra in un negozio di generi alimentari la domenica mattina alle ore 8.30 per prendersi ” IL PANE FRESCO ” non gli interessa un emerito ciufolo di chi è costretto ha rinunciare alla sua DOMENICA. Anzi molti e dico molti hanno il coraggio di sentirsi i dovere di mettersi nei panni di chi stà lavorando dicendogli ” PORETTI VI FANNO LAVORARE ANCHE LA DOMENICA “. Non rendendosi conto è proprio per merito, o colpa decidete VOI, se tante persone si trovano dietro ad un bancone a lavorare. Comunque da parte mia grande rispetto e solidarità a tutti i colleghi che la domenica saranno costretti ha perdersi una giornata con la loro famiglia e i loro affetti più cari.

  • luciano

    Nel commento sopra vi sono descritti aspetti personali,dei disagi che portano le aperture domenicali.Ma c’è un aspetto che è molto chiarificatore di dove questa provincia di centro sinistra ci vuole portare!?Nello stesso giorno infatti succede che da una parte danno pieni potere ai negozianti che potranno cosi’ aprire i loro esercizi anche 24 ore al giorno e dall’altra riducono le ore di apertura della bibbloteca!!!!Non ci vuole un genio a capire che alla provincia di Trento va bene di tagliare la cultura e va bene incrementare sempre di piu’ l’indirizzo alle vendite in una situazione in cui sempre piu’ famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese!!!A me suona come uno schiaffo alla dignita di chi non se lo puo’ permettere,ma non di andare al supermercato la domenica,ma chi non si puo’ permettersi di essere cosi'”stronzo”,non si puo piu’ girare la faccia dall’altra parte!!!la nostra coscienza,la nostra dignita non c’e lo permette piu’…come recitava un vecchio,ma attualissimo film:siamo incazzati neri e tutto questo non lo accettiamo piu’!!!!

  • massimiliano

    Hai ragione anche tu caro amico e credo che anche altri come te o me sono stufi di essere presi in giro non solo dai governanti centrali ma anche da chi ammonistra la regione. Dove solo per ragioni di bilancio sono sempre pronti a tagliare le ragione degli altri e MAI I PROPRI AVERI. Forse non hanno capito che la gente è stufa anche se molti di quelli che si lamentano vorrebbero che solo gli altri ci mettessero la faccia nel lamentarsi o protestare. Non hanno capito che è arrivato il momento di metterci TUTTI E DICO TUTTI la faccia e far capire che devono finirla.

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