Glas Müller: presidio contro i licenziamenti

Dopo il licenziamento di un lavoratore nell’aprile 2017 la Glas Müller ha licenziato nel dicembre 2017 altri due lavoratori iscritti al sindacato USB lavoro privato che sta contestando un accordo capestro firmato da Cgil e Uil di categoria.
Contro questa iniziativa sindacale l’azienda ha praticato un vero e proprio accanimento disciplinare verso quei lavoratori che non intendevano accettare un accordo che concede all’azienda il pieno DOMINIO sui tempi di vita e di lavoro dei suoi dipendenti.
No ai licenziamenti, No alla repressione sarà lo slogan del presidio che si terrà martedì 16 gennaio in solidarietà con i due lavoratori licenziati.
USB vuole denunciare il comportamento repressivo assunto nei confronti di quei lavoratori che hanno osato contestare le sue politiche sulla gestione dell’orario di lavoro permetendo all’azienda di organizzare il lavoro a chiamata: oggi lavori 9/10 ore, domani 6 e dopodomani sei a casa senza un minimo preavviso se non quello di esporre gli orari la sera per il giorno dopo.
Un modo ottocentesco di scaricare sui lavoratori le disorganizzazioni aziendali e la sua incapacità di programmazione del lavoro.
Infatti una simile “flessibilità” non ha senso, se non quello di imporre il dominio aziendale sul lavoratore in quanto il mercato del vetro a livello industriale non è come un supermercato al dettaglio dove i flussi di clientela possono variare in base al tempo.
Quindi il problema è prima di tutto del gruppo dirigente che non è in grado di far fronte al mercato adeguando la sua rete commerciale e migliorando la programmazione produttiva.
A febbraio, alcuni lavoratori, stanche della complice inerzia dei sindacati confederali hanno deciso di organizzarsi in USB Lavoro Privato proclamando lo sciopero del lavoro straordinario e della flessibilità.
Da quel momento la direzione ha iniziato a inviare provvedimenti “a ciclostile” (richiami, multe e sospensioni, ecc ) privi di un fondamento reale fino ad arrivare al licenziamento di dei due lavoratore del dicembre 2017.
Noi non ci facciamo intimorire ed a testa alta andiamo avanti con la lotta perché la nostra dignità di lavoratori e di cittadini non è in vendita e non si compra con una pizza.
Per questo domani USB ed i lavoratori attraverso il presidio vogliono denunciare pubblicamente il comportamento da “PADRONE DELLE FERRIERE” assunto dalla direzione della Glas Müller che vuole riportare i diritti dei lavoratori agli albori del secolo scorso.
P USB Lavoro Privato
Ezio Casagranda

3 commenti

  • Ezio

    Piena solidarietà a i due lavoratori licenziati che hanno rifiutato di vendersi al padrone per pochi denari ed hanno scelto di continuare a lottare contro un accordo capestro.
    La risposta della Christine è stata altrettanto violenta ed ha licenziato questi lavoratori che hanno osato dire due grandi NO: NO al lavoro servile e alle nuove forme di schiavitù insite nell’accordo sindacato firmato da sindacati complici; NO alla monetizzazione della loro dignità.
    Due grandi lavoratori se pensiamo che molti, forse troppi dipendenti della Glas Mueller hanno venduto la loro dignità per una pizza…..
    Noi siamo al fianco dei lavoratori licenziati e siamo determinati a lottare fino al loro rientro in azienda.
    Invitiamo tutti/e a essere solidali ed a sostenere la lotta di questi lavoratori che stanno lottando anche per tutti noi

  • Saiani Aldo

    Non bisogna MAI cedere ai ricatti, minacce o seduzioni dei Capitalisti e loro servi.
    E nemmeno rispondere ai soprusi subiti con il sabotaggio o la rivolta individualista.

    Bisogna lottare uniti e supportati da un Sindacato libero e indipendente da compromessi sottobanco con i Padroni, come fanno invece CGIL-CISL-UIL.
    W il Sindacato che solo risponde oggi
    a questi requisiti:
    USB.

  • Ezio

    Oggi ho assistito ad una cosa che pensavo appartenesse ai periodi bui della nostra storia.
    La polizia in assetto antisommossa presente al presidio è intervenuta per evitare ai lavoratori della Glas Mueller di essere contattati per consegnarre loro un volatniono di solidarietà ai due lavoratori licenziati.
    Quando la repressione non è solo in azienda ma anche fuori dai cancelli.

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