CCNL Metalmeccanici: le grandi fabbriche hanno votato NO

usbcgilcisluilFim Fiom Uilm hanno “dato i numeri” relativamente al voto dei metalmeccanici sul contratto Nazionale: 80% di voti favorevoli si legge sul sito della Fiom.
Niente dati disaggregati, niente sul voto nelle grandi fabbriche, quelle che hanno scioperato ma anche bocciato questo accordo definito dallo stesso Landini “innovativo”.
Tanto innovativo che ha introdotto il salario in natura come nell’800 quanto si pagava il lavoro con il sale.
Un referendum gestito in modo unilaterale dai soli firmatari e quindi “poco trasparente e poco democratico” in quanto le ragioni del NO non hanno avuto pari dignità con le ragioni del SI’.
Il contratto dei metalmeccanici firmato da Fim, Fiom, Uilm e gradito a padroni viene respinto nelle grandi fabbriche e quindi politicamente questo contratto è stato bocciato anche se nel referendum, le cui modalità lasciano molti dubbi in merito a trasparenza e correttezza, sono prevalsi i Sì.
I lavoratori delle grandi fabbriche, dove le ragioni del No sono state illustrate è prevalso il voto contrario e con grande maturità sindacale hanno respinto un contratto che regala ai padroni piena libertà su orari, salario e condizioni di lavoro.
Dalla Fincantieri di Genova, all’Ast di Terni, alla Piaggio di Pontedera, all’Ilva di Taranto, alla Perini di Lucca, all’Avio di Napoli, alla Electrolux di Susegana, alla Bitron di Cuneo, alla Sirti, alla Dana di Rovereto e in tante altre fabbriche metalmeccaniche il NO al contratto è stato prevalente.
Quello che emerge dal voto nelle grandi fabbriche è un NO che pesa politicamente a va oltre la semplice contrarietà ad un contratto che cancella diritti fondamentali. Questo voto è un segnale forte di opposizione al trasformismo della Fiom ma anche ad una logica sindacale che si rifiuta di contrastare lo strapotere padronale in fabbrica e la precarietà nella società e utilizza le lotte dei lavoratori per garantirsi la mera gestione di pezzi di welfare privatizzato e ridotto a pura assistenza.
E’ un voto da cui USB e minoranza Fiom – che si sono opposti a questa svendita del Contratto nazionale – possono, anzi devono ripartire per riorganizzare una presenza sindacale reale e di classe nelle aziende e nel paese.
Questi lavoratori e lavoratrici non possono essere lasciati soli ma vanno organizzati dando loro una vera organizzazione sindacale che sappia partire dalle loro esigenze non solo per rappresentarle ma perché queste sono la linfa per costruire un novo modello di società che abbia al centro la persona e non il profitto.
La firma di questo CCNL conferma che le giravolte di Landini per scalare i vertici della Cgil sono scaricate sui lavoratori attraverso contratti che cancellano, assieme a diritti fondamentali, anni di storia e di lotta della Fiom e dei metalmeccanici.
Per questo mi permetto di invitare i compagni metalmeccanici a riflettere se ritengono ancora produttivo restare in Fiom per continuare una lotta di minoranza destinata ad essere sterile ed ininfluente.
La storia di questa trattativa lo ha dimostrato: i compagni che si opponevano a questa svolta moderata verso Fim e Uilm sono stati allontanati e/o emarginati dall’organizzazione.
Riflettiamo sul fatto che nei prossimi mesi, quando gli effetti nefasti di quest’accordo si faranno sentire e saranno molti i lavoratori che si sentiranno traditi nella loro fiducia sarà difficile ricostruire una presenza sindacale in fabbrica senza una rottura chiara con il passato.
La possibilità di costruire un sindacato vero e di classe parte da questa elementare verità.
Per questo è importante partire con il piede giusto e senza ambiguità perché il padronato non farà sconti a nessuno e mira al dominio totale del lavoro in fabbrica.
Ezio Casagranda – Usb Trentino

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