Un’altro, un’altro ancora!

morto_sul_lavoroAlcuni giorni fa un operaio autista 39enne di Brienza (PZ) della ditta GDM Margherita addetto al trasporto dei liquami del centro (COVA) raffineria di ENI di Viggiano (PZ) è stato rinvenuto cadavere in una strada alla periferia di Ravenna all’interno della cisterna del suo camion. L’uomo indossava una tuta bianca usa e getta, dei tappi alle orecchie e aveva un martello per la disincrostazione interna della cisterna ma non aveva la maschera antigas.

Secondo i documenti di trasporto di quei liquami sembra si trattava di rifiuti non pericolosi, sta di fatto che Luigi Molinaro (questo il nome dell’operaio morto) non ha avuto neppure il tempo di risalire la scaletta per trovare la via di fuga. Le esalazioni sono state la probabile causa di decesso fulmineo dell’operaio.

Le domande da porsi sono semplici, la prima è che i rifiuti trasportati su gomma devono rispettare le normative ADR.

La disciplina ADR stabilisce che i criteri debbano essere stringenti sul trasporto di rifiuti con caratteristiche di pericolosità, Questi stessi criteri si sommano per altro alla legge sulla classificazione dei rifiuti in base ai codici CER presenti nel D.lgs 152/2006 e l’obbligo di adottare una corretta classificazione sia CER sia ADR dei rifiuti trasportati spetta al produttore del rifiuto. In questo caso essendo il trasportatore e il produttore dei rifiuti avevano entrambi l’obbligo di applicare la normativa ADR per il trasporto dei rifiuti e la relativa classificazione CER in base al testo Unico sull’Ambiente 152/2006.

Dunque ci chiediamo: se gli esami dell’autopsia sul lavoratore dovessero confermare la morte per inalazione di veleni e conseguente asfissia ed arresto cardiocircolatorio e se fosse confermata l’indicazione di non pericoloso sui documenti di trasporto dei liquami, il lavoratore che non indossava in quel momento la mascherina antigas potrebbe essere stato spinto a questo proprio dai documenti che indicavano la non pericolosità di quei rifiuti?

E ancora viene da chiedersi, in una regione come la Basilicata, con il bacino petrolifero in terra ferma più grande d’Europa, è possibile ancora considerare adeguati e preparatigli Enti preposti ai controlli se appena pochi mesi fa con gli arresti ed i sequestri di fine marzo per traffico e smaltimento illecito di rifiuti pericolosi da attività estrattive tra le prime cose contestate ad ENI, Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Arpab e Tecnoparco Val Basento c’è stato proprio lo smaltimento illecito di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi fatti passare per non pericolosi con la sola trasformazione dei codici CER?

USB si batte anche a tutela della salute e della sicurezza di tutti i lavoratori e tutti i cittadini che vivono nell’area delle estrazioni di petrolio e gas e pone queste domande in attesa che le Istituzioni diano delle risposte adeguate.

USB esprime vicinanza alla famiglia di Luigi, alla moglie, ai due bambini piccoli ed ai suoi parenti. con l’auspicio che simili tragedie non abbiano più a succedere in futuro, ma anche consapevole che le tante, troppe, morti sul lavoro, non sono quasi mai morti accidentali, ma veri e propri “omicidi sul lavoro” determinati dalla ricerca spasmodica del profitto, a tutto danno della sicurezza e della vita di chi lavora e chi vive nei territori.

USB Nazionale

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