Bambole

gazaCaro Ezio, giorno dopo giorno ricevo da Gaza sconvolgenti report su quella martoriata terra calpestata e minacciata di morte assieme ai suoi abitanti (questa è l’ultima). Più che la ferocia dell’imperialismo Israeliano che non ha mai smesso di invadere e uccidere senza pietò, mi preoccupa e mi rattrista il nostro immobilismo e la nostra insensibilità, magari traviata dalla gazzarra sulla vita di Daniza più che dalle vite di migliaia di Palestinesi.
antonio

Bambole

“Non so se esista un premio fotografico all’altezza di questa fotografia. L’ho ricevuta da una mia lettrice e la ringrazio”, dice Giulietto Chiesa . Un giornalista che in tanti abbiamo apprezzato nei suoi interventi e che chissà perché non viene mai invitato nei talk della nostra tivù.
E’ la foto di una bambina palestinese, di Gaza.
Guardate bene, ci dice ancora Giulietto. Chiude gli occhi della sua bambola, perché non veda la mostruosità di una guerra di sterminio. E’ una fotografia che dovrebbe girare il mondo. Riproducetela, ci chiede il giornalista. I bambini hanno più umanità dei grandi.
I nostri figli dovrebbero farne un poster e metterlo nelle loro stanze.
Io conclude “piango per il nostro egoismo collettivo”. Parole dure ma vere. Sullo sfondo un mondo che si accende di focolai di guerra, le parole dei realisti da Casini a Renzi che incolpano il mondo pacifista di chiudere gli occhi, di avere sulla coscienza le stragi di Sebrenica e di Goradze. Di essere anime belle, di non volersi sporcare le mani. Anzi mi sembra abbia anche detto Casini che  le bombe su Belgrado hanno portato  quel Paese a essere di nuovo un attore europeo, un luogo dove  decolonizzano le aziende, che ora  studia i trattati europei per aderirvi un giorno, dove i nostri figli vanno a studiare.
Certo che questi signori del realismo,  in questi anni quante palle ci hanno raccontato!
Dall’esportazione della democrazia, alla guerra umanitaria. Io non so se realmente siamo all’inizio di una terza guerra mondiale “spezzettata”come dice Francesco.  Vedo tuttavia ogni giorno diventare sempre più forte il partito trasversale di chi vuole radicalizzare lo scontro globale. Mi ricorda tanto, questa situazione,  quel libro di una giornalista croata che raccontava nel 1990 come  i giornali e i media e poi le voci al mercato e anche la gente ai tavoli del bar diventassero sempre più convinti, giorno dopo giorno, dell’ineluttabilità dello scontro interetnico. Che poi travolse  la Iugoslavia creando la barbarie che tutti conosciamo.
Una pioggia di messaggi in codice, invisibili,subdoli, realisti,  che parlavano unicamente anche qui di   civiltà contro le altrui barbarie ne modificava gli atteggiamenti, il comune sentire, la percezione della vita. Mi sembra che anche oggi sia un po’ così.
Ma sono vecchio, conosco molto bene  le mille forme  con cui  la politica, l’economia, i media, i sociologi  ben pagati, i grandi saggi del realismo riescono a ingannare la gente, a non contarla giusta, a non darti gli strumenti per capire il mondo.
Per questo io  rispondo semplicemente che  non ci sto.
Non mi voglio arruolare in questo scontro titanico tra il bene e il male. Vittorio Arrigoni, l’amico pacifista morto in Palestina  ripeteva spesso:restiamo umani. Oggi siamo nel centenario di quella carneficina che fu la prima guerra mondiale, una cosetta da dieci milioni di morti  e venti di feriti. Guerra inutile,inutile strage dicono oggi gli storici. Come  sono del resto tutte le guerre. Anche se la retorica di ieri e di oggi ci  porta continuamente  all’esaltazione dei caduti per la patria. Perchè ci dicono la guerra è sempre stata, quando è necessario bisogna farla.
Intanto molti ci guadagnano, l’industria delle armi lavora e non conosce crisi. Armi micidiali continuano a essere costruiti  e accumulate, a proliferare  in modo incontrollato. Cresce anche la propensione ad usarle.
I Bcp affermano e io condivido: se questo è lo scenario angosciante abbiamo il dovere di insorgere.
Dopo cento anni di orribili massacri e crimini contro l’umanità è venuto il tempo di riconoscere che la pace è un diritto fondamentale della persona e dei popoli, precondizione necessaria per l’esercizio di tutti gli altri diritti umani. Un diritto che deve essere riconosciuto, applicato e tutelato a tutti i livelli dalle nostre città alle Nazioni unite. Un riconoscimento  del diritto alla pace obbligherà a modificare  il funesto diritto degli stati di fare la guerra e a dare effettiva attuazione a quanto dice l’articolo 28 della Dichiarazione dei Diritti umani. Cosi’  ho annotato,  ascoltando il giurista Antonio Papisca.
Perche’ non iniziare a costruire  un movimento internazionale , che parte dai comuni e dalla volontà  dei cittadini  in grado di togliere agli Stati il diritto alla guerra?  Ci sarà un sindaco in Lomellina che inizia a percorrere questa strada,  portando in giunta un ordine del giorno per il riconoscimento  internazionale del diritto umano alla pace? Ci sarà un consigliere comunale di Mortara che  lo  proporrà’ in consiglio comunale? Un paese, una città, un villaggio in questa terra di riso e di aironi che  aderirà al Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace. Tanto per iniziare a dire mi interessa, a introdurre il proprio granello di sabbia nell’ingranaggio perverso di una guerra globale sempre più sullo sfondo del mondo?
Ci sara’ un giornalista che scriverà di questo? Che dirà alla bambina della fotografia di togliere le dita dagli occhi della sua  bambola? Perche’ può tornare con fiducia a guardarsi attorno? Chissa!

adriano

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