Trasporti: a fianco dei lavoratori in lotta

TRENTINO TRASPORTI NON VA SMANTELLATA MA VA POTENZIATA E GESTITA DAI LAVORATORI NELL’INTERESSEE DELLA COLLETTIVITA’

Il Partito della Rifondazione comunista sostiene i lavoratori che scendono in sciopero giovedì 13 settembre per protestare contro i tagli imposti dalla Giunta provinciale al servizio di autotrasporto pubblico.
La crisi viene fatta pagare ai lavoratori, ai giovani e ai pensionati con tagli ai salari, innalzamento dell’età pensionabile, licenziamenti più facili e liberalizzazioni (leggi privatizzazioni) dei servizi pubblici locali. Il Pil del paese segna una diminuzione annuale che sfiora il 3%; la disoccupazione giovanile supera il 33%; la precarietà e la concatenata ricattabilità hanno ormai sostituito il posto fisso e la possibilità di lavorare con diritti. I dipendenti pubblici hanno il rinnovo del contratto bloccato dal 2011 e non riceveranno alcun aumento fino a tutto il 2017; il dissenso dei metalmeccanici della Fiom è espulso dalle fabbriche con l’approvazione di Pd, Pdl, Lega Nord e compagnia cantante.
Monti, l’uomo della grande finanza chiamato da Confindustria e Bce a sostituire Berlusconi, giustifica queste operazioni di macelleria sociale chiamando in causa le pressioni che arrivano dal Fmi, dalla Bce e dalla Ue (la cosiddetta trojka), che vogliono rassicurazioni sul pagamento del debito pubblico, pari a più di 1.900 miliardi di euro di cui l’85% è in mano alle banche, alle assicurazioni e ai fondi di investimento.
La verità è che la distruzione dello stato sociale e l’impoverimento dei redditi dei lavoratori serve per pagare i debiti che le banche hanno contratto negli anni e per garantire agli stati di poter pagare i loro debiti con le banche. L’operazione ha anche come obiettivo quello di tagliare i diritti per impaurire le masse, per renderle inoffensive e incapaci di organizzarsi collettivamente per ottenere condizioni sociali migliori. La Grecia era il paese europeo più debole ed ora gli sciacalli e gli avvoltoi si precipitano a consumare la carne del popolo greco immolata per placare la fame del grande capitale. I prossimi paesi nella lista sono il Portogallo, la Spagna, l’Italia e l’Irlanda. I greci si stanno ribellando, lo possiamo fare anche noi!
Il debito è quindi la parola chiave di questa crisi: il sistema capitalista, che come sappiamo punta alla ricerca di guadagno, richiede una continua competizione sul mercato e per conquistare nuove aree di vendita le imprese abbisognano di investimenti e gli investimenti comportano debiti. Le banche concedevano prestiti scommettendo loro stesse, attraverso i propri investimenti in borsa, sulla solvibilità dei loro debitori. Quando la domanda di beni non ha più potuto assorbire l’offerta di beni prodotti, le imprese sono andate in crisi; dalla stagnazione si è passati rapidamente alla recessione. Le banche sono imprese finanziarie e come tutte le imprese devono guadagnare: se hanno contratto debiti, prima di tutto puntano a salvaguardarsi a discapito del tessuto produttivo e dello stato sociale, istruzione, sanità e servizi pubblici locali compresi.
Ma di chi sono espressione le imprese e le banche? Della borghesia, classe sociale composta da imprenditori e banchieri, che difendono la loro ricchezza attraverso la proprietà privata dei mezzi che servono a produrre la ricchezza (macchinari, tecnologie, immobili) a discapito delle masse di lavoratori e disoccupati, che in ultima analisi sono anch’essi mezzi di produzione per l’altrui ricchezza.
Il Trentino non fa eccezione: chi ritiene che possa bastare lo statuto dell’autonomia non vuole capire che il mercato e la crisi non si fermano magicamente ai confini provinciali; anzi il Trentino in questo momento rappresenta un tesoretto dove si può ancora attingere denaro come dimostrano le recenti misure del governo Monti. Dellai lo sa bene ma non è che l’espressione degli interessi del capitalismo locale così come lo sono tutti i partiti attualmente presenti nel consiglio provinciale. E’ evidente quindi che questo tipo di politica non è che il sottoprodotto di quelli che sono gli interessi economici della classe dominante. Per cambiare la situazione non è sufficiente, anzi è illusorio, ritenere che ci sia qualcuno o qualche partito che possa rappresentare gli interessi delle masse rimanendo all’interno del sistema capitalista. Solo la mobilitazione dei lavoratori, la gestione diretta dei servizi da parte di questi e un controllo collettivo da parte dei cittadini possono evitare la distruzione dei servizi pubblici.
Dellai, assieme ai suoi amici del Pd e di tutti gli altri partiti mandatari degli interessi capitalistici, ha pensato che per risanare le casse pubbliche si debba ridimensionare il trasporto pubblico tagliando le corse, lasciando a casa i precari, affidando i servizi di scuolabus alle ditte di autonoleggio. Lo stesso Dellai però difende la miliardaria costruzione di Metroland, della Tav e quando è necessario dispone il blocco del traffico dei veicoli inquinanti. Dire che Dellai è contraddittorio è un eufemismo: da un lato smembra il settore dell’autotrasporto pubblico a favore di quello privato e poi si fa bello dicendo che Metroland e la Tav si devono costruire per il trasporto pubblico.
A Dellai non interessa se il trasporto sia pubblico o privatizzato: le inutili e costose opere come la Tav e Metroland servono solo per far guadagnare le imprese e le banche e a svuotare le casse pubbliche!
Dellai inoltre, così come qualche funzionario sindacale ben disposto nei confronti della giunta, dimentica volutamente che il patto di stabilità va rispettato guardando ai saldi di bilancio e quindi la P.a.t. può decidere di tagliare dove vuole; quindi, se volesse, potrebbe non tagliare sui servizi pubblici ma su altre voci di bilancio.
Proseguiamo ricordando che la P.a.t. ha potestà normativa primaria in materia di trasporti pubblici locali e quindi può fare quello che vuole e quindi può anche non esternalizzare il servizio.
Ma il presidente dice che il servizio costa troppo. Vediamo se costa troppo, chi ci guadagna e chi ci perde.
Prendiamo ad esempio il servizio di scuolabus. La P.a.t. ha calcolato che l’importo chilometrico del servizio per Trentino Trasporti ha un costo di circa euro 3,50 mentre quello delle ditte di autonoleggio addirittura sarebbe inferiore di un terzo. Recenti dati calcolati dalle organizzazioni sindacali invece indicano che il costo chilometrico che la P.a.t. paga ai privati sia di circa euro 3,30. Non è un risparmio: è una colossale bufala perché c’è un costo maggiore per le casse pubbliche e un profitto che va alle ditte private! Spieghiamo perché. Il salario degli autisti delle ditte di autonoleggio, il cui contratto collettivo di lavoro applicato non c’entra nulla con il tipo di attività che fanno (a meno che non si pensi che per esempio un infermiere possa lavorare con il contratto dei lavoratori delle poste), è pari a circa 1.100 euro mensili, inferiore di almeno il 25% al salario degli autisti di Trentino Trasporti; il costo del personale amministrativo e tecnico che si occupa della programmazione delle corse, il costo degli investimenti nel nuovo sistema di mobilità ed il costo delle biglietterie non sono sostenuti dalle ditte private ma dal settore pubblico; la manutenzione ai mezzi si è dimostrata qualitativamente inferiore a quella della società pubblica così come il tipo di mezzi utilizzati, inadeguati alla salita di carrozzelle e passeggini e quindi penalizzanti per l’utenza anziana e per i genitori con figli. Quando la corsa appaltata al privato salta ecco precipitarsi però Trentino Trasporti a tappare i buchi, cioè il pubblico si sostituisce al privato per eseguire un servizio che i cittadini pagano ad un privato: c’è qualcosa che non quadra. Chi controlla la regolare esecuzione del servizio? Gli stessi che hanno già deciso o acconsentito di ridimensionare Trentino trasporti! Ricordiamo inoltre i casi di diversi lavoratori di ditte private impiegati nell’attività senza alcun contratto regolare di assunzione: la P.a.t. lo sa e continua ad affidare i servizi alle ditte che fanno lavorare in nero! Ricordiamo ancora che gli autonoleggiatori, secondo la norma, devono svolgere servizi esclusivamente occasionali e non possono svolgere, come invece fanno, trasporto ordinario.
E’ contraddittorio inoltre che a fronte della sbandierata privatizzazione del servizio le tariffe dei biglietti non calino: eppure il costo chilometrico sembra essere diminuito. E’ il tipico esempio della logica delle liberalizzazioni: socializzare i costi, privatizzare i guadagni, alzare i prezzi.
Qualche osservatore disattento rimprovererà poi il fatto che gli autisti di Trentino Trasporti sono troppi e quindi si deve tagliare lo spreco: all’osservatore disattento bisogna ricordare che nel 2011 le ore di straordinario effettuate dagli autisti sono state più di centomila e molte volte sono saltati i turni di riposo per poter effettuare le corse. I lavoratori sono quindi troppo pochi, non troppi!
Qualche altro osservatore disattento penserà che il mezzo pubblico sia in disuso: ebbene il numero di utenti è aumentato, anche a causa del costo del carburante che gli utenti faticano a pagare per spostarsi con i propri mezzi.
Questi esempi dimostrano l’innegabile subordinazione della politica e anche delle norme giuridiche all’economia. La risposta quindi non può che essere volta a ribaltare i rapporti di forza tra i lavoratori da una parte e i padroni e i loro mandatari politici dall’altra. Difronte all’innegabile Dellai farà marcia indietro? Non lo ha fatto finora e proseguirà fino a quando non avrà un’opposizione all’altezza della situazione. Chi crede che basti spiegare a Dellai che sbaglia non ha capito nulla: non si tratta semplicemente di una disputa in punta di fioretto ma dell’esproprio del potere nell’interesse della collettività.
I sindacati devono avanzare una piattaforma di rivendicazioni che non si limiti all’indizione di una giornata di sciopero per poi tornare al tavolo a firmare, magari storcendo il naso, quello che ordinano Dellai e Pacher in nome della concertazione, che solo male ha fatto ai lavoratori. Devono essere i lavoratori a prendere per primi in mano l’iniziativa arrivando anche a bloccare più volte l’attività e organizzando assemblee cittadine cercando di coinvolgere i lavoratori di altre realtà per coagulare le proteste e rafforzare la classe proletaria. La lotta dovrà essere portata avanti assieme ai lavoratori del settore dell’autonoleggio, chiedendo che questi vengano riassorbiti in Trentino Trasporti con il contratto degli autoferrotranvieri. Continuare a protestare divisi non spaventa la controparte, ci indebolisce e questo vale non solo nel settore dei trasporti ma in tutti i settori lavorativi.
Questo sciopero dovrà servire anche per preparare lo sciopero generale di tutte le categorie dei lavoratori per la difesa dello stato sociale, del tessuto produttivo e per la ripubblicizzazione delle società che gestiscono i servizi pubblici dandole in gestione direttamente ai lavoratori organizzati in consigli e nell’interesse della collettività e sotto il controllo delle assemblee dei cittadini. Solo attraverso un controllo dal basso cosciente il servizio sarà efficiente.

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