Tariffe pubbliche: Una tassa occulta

In dieci anni, dal 2002 al 2012 gli incrementi delle tariffe sono stati da record e molto al di sopra del tasso di inflazione.
I dati della Cgia di Mestre sono chiari e non si prestano ad interpretazioni. I governi negli ultimi 10 anni hanno imposto agli Italiani una tassa occulta chiamata tariffe. Infatti, secondo i dati della Cgia di Mestre, a fronte di un aumento del costo della vita pari al 24%, le bollette dell’acqua sono cresciute del 69,8%, del gas del 56,7%, dell’energia elettrica del 38,2%, per la raccolta rifiuti del 54,5 %, per i biglietti ferroviari del 49,8 %. Le uniche in calo sono le tariffe telefoniche: – 7,7 %.
Credo valga la pena ricordare che gli aumenti delle tariffe ricadono quasi esclusivamente sulle spalle dei lavoratori a reddito fisso, dei disoccupati, dei giovani precari e delle famiglie povere costrette ad usare i mezzi pubblici o la macchina per recarsi al lavoro o per i loro spostamenti quotidiani, mentre tocca marginalmente i detentori delle grandi ricchezze, le banche o i grandi patrimoni.
L’aumento delle tariffe è la tassa più iniqua che esista in quanto colpisce i fruitori del servizio in relazione all’uso e non al loro reddito reddito o patrimonio e quindi in percentuale paga di più il disoccupato che il cittadino a reddito elevato. Una specie di Robin Hood alla rovescia.
Questi dati fanno venire a galla una verità scomoda per i molti sostenitori della liberalizzazioni o delle “lenzuolate” alla Bersani. Le politiche delle liberalizzazioni non hanno fermato la corsa dei prezzi e poco ci consola l’affermazione del direttore della Cgil quando dice che nonostante questi aumenti abbiamo le tariffe più basse d’Europa. Purtroppo anche i salari sono i più bassi d’Europa con l’orario di lavoro più alto di Germania e Francia.
La stesa cosa vale per quanti sostengono che abbiamo molti aumenti sono dovuti al caro petrolio. Suvvia, non nascondiamoci dietro un dito. Il prezzo del petrolio c’entra poco se pensiamo che oggi il prezzo del petrolio è di 40 dollari inferiore al prezzo del 2008 (147 $) mentre la benzina costa 42,10 centesimi del prezzo praticato nel 2008 (1,38 €) più che nel 2008?
In questo non c’entra solo la speculazione e l’avidità delle compagnie petrolifere ma anche la politica fiscale del governo che ad ogni occasione ha aumentato le accise portandole complessivamente ad oltre i 39 centesimi al litro.
Se a questo si aggiunge che l’aumento del costo della vita non corrisponde affatto all’aumento dei salari che al netto dell’irpef sono sempre stati sotto il tasso d’inflazione e sono praticamente fermi da oltre 3 anni a causa del blocco della contrattazione e dei contratti nazionali si capisce la portata del taglio ai salari effettuata in questi anni dai governi di Berlusconi prima e di Monti poi.
Purtroppo, anche l’ultimo aumento delle accise sulla benzina adottate dal governo Monti va nella direzione di utilizzare le tariffe per imporre una tassazione indiretta e proporzionalmente inversa a quanto prevede la nostra Costituzione la quale stabilisce la progressività dell’imposizione fiscale.
Ezio Casagranda

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