Resistenza: Contro la dittatura della Finanza

Contro la dittatura della finanza ora e sempre resistenza.

L’Istat prima e l’Ocse poi hanno certificato quello che milioni di cittadini vivono ormai da anni. La perdita del potere di acquisto dei loro salari e la conseguente difficoltà a far quadrare i conti a fine mese davanti all’aumento dei prezzi, delle tasse e delle tariffe che dissanguano sempre più gli italiani.
Schizzano in alto i prezzi, precipitano i salari, aumentano le tasse, sia quelle dirette che quelle indirette (tariffe) mentre sale vertiginosamente il ricorso alla cassa integrazione e i lavoratori in mobilità.
Le associazioni dei consumatori calcolano che su una famiglia media (3 persone) la forbice fra salari e prezzi (2,1% – il più alto degli ultimi 30 anni) significa una perdita equivalente a 720 euro all’anno spingendo milioni di lavoratori oggi in cassa integrazione o in mobilità sotto la soglia di povertà.
I salari italiani sono fra più bassi d’Europa dietro quelli spagnoli e irlandesi portandoci al 23 posto sui 34 paesi ma con una tassazione fra le più alte d’Europa e senza nessuna contropartita in termini di servizi sociali.
Questa situazione è figlia delle politiche del trio Berlusconi, Tremonti e Sacconi ma anche delle scelte irresponsabili di questo governo che oltre all’età pensionabile ha aumentato Iva e accise, facendo galoppare i prezzi, e dal blocco delle pensioni e dei contratti pubblici e privati.
Cgil, Cisl e Uil non sapendo andare oltre le parole non hanno in cantiere rivendicazione contrattuali per conquistare aumenti salariali ma al massimo una richiesta di riduzione della pressione fiscale sui salari dei lavoratori.
In sostanza siamo davanti all’accettazione, più o meno convinta, della cancellazione dello stesso contratto nazionale, per obbedire ai diktat di Marchionne, avviando la stagione delle derogabilità in peius dei contratti.
Prima le pensioni, poi i diritti e adesso i salari e questo mi fa pensare che i confederali abbiano sacrificato la propria autonomia sull’altare del governo tecnico.
Infatti, Monti,non contento della macelleria sociale, ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione, una norma che distruggerà ulteriormente diritti e stato sociale, senza che da parte dei confederali si levasse una minima forma di protesta.
Ieri è stato la giornata della resistenza moltissimi cittadini hanno manifestato per dire che, oggi dopo oltre 60 anni da quel 25 aprile ci troviamo davanti ad una nuova dittatura della finanza, che in nome del profitto e della speculazione, sacrifica democrazia, contrattazione e diritti sociali.
Infatti, da Monti a Marchionne viene messa in discussione la democrazia e la stessa libertà, a partire da quella sindacale, nei luoghi di lavoro ma non solo. Quanto avviene in Valsusa è un ulteriore dimostrazione che questo governo non ammette nessuna forma di dissenso.
Ieri i cittadini scesi in piazza non solo hanno ribadito l’attualità dell’antifascismo ma che la nova resistenza passa per la lotta contro la politica del governo Monti, contro la cancellazione dei diritti, sociali e nel lavoro, per la costruzione di un novo modello sociale e per la difesa dei beni comuni a partire dal lavoro e dal reddito.
Per questo appaiono a dir poco stonate le parole del Presidente della Repubblica contro la scelta dell’Anpi di Roma. Napolitano in quanto garante della Costituzione dovrebbe garantire la legalità, la democrazia, la trasparenza, la partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni del Paese, non difendere così disinvoltamente quanti propugnano, come a Cagliari, l’ideologia fascista che ha portato all’Italia miseria, morte e guerra.

Ezio Casagranda

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