Progettone: fra il dire e il fare…

progettoneIn questi giorni estivi Olivi gira il Trentino e visitando quanto fatto dai lavoratori del progettone è uscito con questa dichiarazione riportata dalla stampa: “Il Progettone è uno straordinario capitale dell’Autonomia, un valore aggiunto che ha una doppia valenza sociale, perché è capace di creare opportunità di lavoro e nel contempo di restituire servizi e “bellezza” alle nostre comunità”.
Peccato che Olivi nel 2012 sia stato l’artefice del taglio più pesante in termini di risorse (12 milioni di euro annui) al progettone oltre alla modifica dei criteri di accesso – che rischia di creare nuovi esodati – con l’aumento dell’età di accesso, da 50 alla fine della mobilità a 53 anni al momento del licenziamento (+5 anni), aumento a 15 anni dei contributi minimi creando una discriminazione fra lavoratori.
Ma le sue esternazioni sono una contraddizione “fra il dire e il fare” ma procede informandoci che la provincia è impegnata “..in una sorta di ricognizione che ci consenta di rimodellare lo strumento, garantendone la sostenibilità anche in futuro, a fronte di una possibile ulteriore crescita dei soggetti in mobilità.” un giro di parole per dire che ci sarà o un nuovo taglio delle risorse e/o in alternativa criteri più stringenti per l’accesso al progettone. Comunque una scelta che avrà come conseguenza quella di lasciare dei lavoratori licenziati senza reddito e senza lavoro.
Anche il linguaggio conta e sentire parlare di “regole di ingaggio più selettive” come si trattasse di calciatori e non di lavoratori che hanno perso il lavoro perché licenziati dall’azienda. Parlare di ingaggio significa non comprendere i drammi psicologici, i disagi sociali, i problemi famigliari e il carico di stress che può comportare la perdita del lavoro quando hai più di 50 anni se uomo ed i 47 se donna.
Ma purtroppo la sensibilità non si acquista al supermercato.
Infine l’assessore prosegue sostenendo che bisogna “garantire maggiore equità” attraverso lo strumento dell’icef (indice della “ricchezza” del nucleo famigliare). Una logica pericolosa che cancella il diritto al lavoro come dritto costituzionale per sostituirlo con la concessione di un lavoro legato al reddito famigliare.
Come se uno andasse a lavorare non per necessità ma per divertimento o per passare una giornata in fonderia o sui cantieri anziché in montagna o al mare.
Cosa direbbe Olivi se la retribuzione dei consiglieri fosse determinato dall’indice icef??
O se le assunzioni nella scuola e/o nel pubblico non avvenissero per concorso ma con l’indicatore icef?
Cosa direbbero questi signori se questo criterio fosse adottato nella concessione della Cigs, della mobilità o della Naspi?
Come dimostra l’introduzione della soglia icef per le case popolari che viene utilizzato per ridurre gli aventi diritto, noi che siamo maligni, pensiamo che l’uso dell’indicatore icef è un modo subdolo di ridurre il numero degli aventi diritto ad entrare nel progettone perché la PAT non intende aumentare le risorse in relazione all’andamento del numero dei lavoratori in mobilità.
Ci spiegano che non ci sono risorse ma poi finanziano opere come il TAV, la Valdastico speculazioni immobiliari e altri spese che vanno sotto il nome di “costi della politica”.
Ecco io penso che queste contraddizioni fra le parole ed i fatti andrebbero denunciate con più forza da quanti intendono fare informazione.

Ezio Casagranda

Un commento

  • morena

    devo replicare ??? nei suoi tagli c’è anche il mio licenziamento per aggravamento della salute !!! A casa subito questo fenomeno esperto in fallimenti .

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