No al Quimbo – per un’altro modello emergetico

Di ritorno dalla Colombia per la “Carovana NO al Quimbo – per un altro modello energetico“, condividiamo con piacere alcune brevi riflessioni e considerazioni.
La carovana era pensata come iniziativa di appoggio alla resistenza locale di pescatori e contadini contro la diga di El Quimbo dell’ENEL nello stato del Huila, e di sostegno ad esperienze di autogestione alternativa alle privatizzazioni delle risorse idriche, come gli acquedotti comunitari nei luoghi di conflitto.
L’iniziativa si inseriva nell’ambito della settimana di mobilitazione 12-19 ottobre e in particolare voleva costruire il collegamento con i movimenti latinoamericani proprio sulla data simbolica del 12, giornata tradizionale di lotta dei popoli indigeni dell’America Latina contro i colonialismi.
In Colombia si sono consumati veri e propri genocidi, massacri ed espulsioni in massa da interi territori (si parla di 7-10 milioni di sfollati interni a causa del conflitto armato) per fare letteralmente spazio agli interessi delle multinazionali: in molti concordano comunque nel definire questa fase politica di estremo interesse e vitalità. E nonostante la repressione prosegua senza dare tregua – nel corso dello sciopero agrario che ha paralizzato il paese per 50 giorni si calcola siano almeno una dozzina le vittime, e centinaia i feriti (oltre a 4 desaparacidos) – nel Paese latinoamericano si stanno producendo nuove dinamiche politiche e sociali.
In particolare si registra un lento avvicinamento tra i contadini e gli indigeni, tradizionalmente in conflitto per questioni territoriali, che potrebbe rappresentare una vera svolta sociale. Significativo il fatto che la mobilitazione indigena, iniziata proprio il 12 ottobre e ancora in corso, abbia tra gli obiettivi principali alcuni dei punti della mobilitazione contadina, ovvero il ritiro del trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, ed una radicale messa in discussione del modello energetico minerario – estrattivista .
Inoltre proprio dalle comunità colpite da El Quimbo è partito l’appello per il Voto in Bianco alle prossime elezioni previste per marzo, un interessante pratica di delegittimazione del potere politico che fa leva su un articolo della costituzione che invalida le elezioni in caso di prevalenza di questa opzione.
Il momento cruciale dell’iniziativa colombiana è stato l’incontro internazionale sul modello estrattivista ed energetico (presso l’Università Surcolombiana di Neiva) che ha rappresentato un momento nazionale dei movimenti sociali colombiani improntato, attraverso la nostra presenza, anche alle alleanze internazionali. Significativo in questo senso il collegamento che, nonostante i problemi tecnologici, siamo riusciti a mettere in piedi con il Monte Amiata dove era stato appena occupato il Comune di Arcidosso per fermare la costruzione della centrale geotermica di ENEL Bagnore 4, e sia stato inserita nel Manifesto finale il ricordo del cinquantesimo della tragedia del Vajont.
L’incontro di Neiva si è concluso con una manifestazione insieme a contadini e pescatori lungo il fiume Maddalena. Il giorno dopo è iniziata la mobilitazione indigena che ha cercato di occupare il cantiere di El Quimbo, trovandosi davanti i reparti speciali dell’esercito muniti di mezzi pesanti, inclusi carri armati.
Riteniamo che la riflessione sviluppata insieme sull’Amiata andasse nella giusta direzione, molti dei temi affrontati a Neiva sono sostanzialmente gli stessi che fanno parte delle nostre riflessioni: lotta per la sovranità territoriale, prelievo delle risorse pubbliche per profitti privati, sfruttamento e devastazione selvaggia del territorio, imposizione di un modello di vita e di lavoro schiavizzanti, intersecazione con la violenza criminale e di stato, annullamento della democrazia.
Per questo riteniamo che, approfondendo e ampliando la condivisione della riflessione nata attorno al 12 ottobre, questa data abbia la potenza per coagulare mobilitazioni a livello internazionale e collegarci con i movimenti latinoamericani con i quali oggi c’è molto da condividere sia in termini di elaborazione che di pratiche.
Riteniamo che oggi ci sia quanto mai bisogno di alleanze internazionali per contrastare l’ondata di repressione e la criminalizzazione della protesta crescente dal nostro lato del mondo, ma già drammatica dall’altro (sono centinaia gli attivisti ammazzati dall’inizio dell’anno in molti paesi dell’America Latina).
Auspichiamo quindi che l’esperienza di quest’anno, che ha visto tanti territori mobilitarsi in Italia possa ripetersi, superando i limiti di questa prima prova e arricchendosi nella nuova dinamica generata dalla settimana di mobilitazione terminata con la grande e bella manifestazione del 19 ottobre.
Ci vediamo il 9 e 10 a Roma per l’Assemblea degli Occupy San Giovanni.
La Carovana

Fonte: Associazione Yaku

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