Monti “santo subito” per ora

Noi 1% voi 99.
Le proporzioni potrebbero essere queste. Comparando i giornali, ascoltando i cosiddetti programmi di approfondimento, si è verificata in pochi giorni una conversione di massa dei mezzi di informazione al nuovo salvatore della patria. Il verbo del neo senatore a vita Mario Monti, trasmesso sulle tavole di Napolitano dal solo dio mercato, ha fatto proseliti ovunque. Se oggi si decidesse di farne il testimonial per una bibita o per un prodotto di igiene intima, le vendite di tale prodotto salirebbero alle stelle. Sulla scia dei 39 comandamenti ( l’aumento rispetto ai logori e inattuali 10 è dovuto alla necessità di differenziare il target) tutti, si vanno piegando al nuovo uomo della provvidenza, colui che farà calare lo spread (manco fosse il colesterolo) e risalire i titoli. Con quali mezzi metterà in pratica il miracolo? Queste sono quisquilie di poco conto. Perdere tempo a parlarne è un modo per sabotare il Paese.
La legge di stabilità e i contenuti del maxiemendamento neanche sono stati letti dai peones e dai dirigenti che affollano gli emicicli, si poteva votare con la stessa velocità anche l’approvazione di un elenco telefonico.
E mentre cade la statuetta del populismo becero che ha governato il Paese, producendo un rumore amplificato rispetto alla statura politica di colui che ne era l’emblema, si viene nutriti a colpi di rassicurazioni. Un uomo onesto e puro che si prepara a salvarci tutti, questo il messaggio che penetra facilmente in un contesto così degradato come quello in cui si vive da 17 terribili anni.
Perché allora rivangare le lodi che lo stesso Monti per anni ha elargito a grandi artefici del benessere italiano quali lo stesso Berlusconi che, ipse dixit “con la sua cultura liberale ci ha salvato dal dominio della sinistra”?
Oppure gli elogi alla beata ignoranza Maria Stella Gelmini, che ha “ammodernato il sistema scolastico e di istruzione in Italia”, o a Sergio Marchionne “ che ha ristabilito i giusti rapporti con il sindacato e i lavoratori”. Questo ed altro ancora è il signor Mario Monti che tutti nel mondo ci invidiano.
Ma chi sono questi tutti? A parlarne in maniera così genuflessa sono soprattutto i quotidiani che hanno dietro grossi gruppi imprenditoriali alla De Benedetti, tanto per non far nomi, che potrebbero trarre enormi profitti dalla crescita dei titoli azionari. Non a caso ne parla con deferenza la stessa Mediaset, ne parlano coloro il cui destino è appeso a quello delle grandi banche private.
Fantastico notare come uno dei pochi leader politici controcorrente presenti in tv, Maurizio Crozza, quello che finge di fare il comico, abbia avuto l’ardire di affermare:«Monti, un uomo delle banche, quelle che hanno fatto fallire gli Stati, è messo a guida di uno Stato. Io sento puzza di cetriolo, non so voi…».
Per il resto, a parte il rumore delle spade di latta padane e il tentativo di salvare la propria immagine di sinistra senza rompere troppo col Pd di Sel, anche i partiti si sono adeguati.
All’IdV hanno detto a chiare lettere che il “patto di Vasto” poteva saltare. Alcuni bofonchiano, alzano il prezzo, cercano patetiche contropartite ma sembrano pronti a digerire il rospo. E quando si tratterà di toccare con mano quello che Monti farà? Quando si vedrà una squadra di governo ottima per passare dalle leggi ad personam ai dikat di classe?
La domanda sorge spontanea: Non è che quel 99% che celebra Monti sia, in qualche maniera, connesso a quella percentuale minima di popolazione che detiene la stragrande maggioranza delle ricchezze in Italia? Non sarà che, quella maggioranza referendaria – oggi sotto attacco proprio da parte di BCE e FMI – capace di dare torto agli apologeti del privato è bello e coscienziosamente antinuclearista, sia altrettanto pronta a respingere al mittente l’imposizione di macelleria sociale? Il golpe politico finanziario è ancora in corso, i Pinochet vestiti da banchieri e da imprenditori stanno preparando la junta con poteri speciali.
Le misure penali verso chi contesta la Tav o le ordinanze dei sindaci contro chi va in piazza, fanno pensare a una versione raffinata della legge marziale. Attenti però a quell’1% di mezzi di informazione che si ostinano a non piegarsi all’ “Uomo del Monti”, e che rischia di essere spazzato via dai tagli all’editoria fatti apposta per spezzare le gambe a voci indigeste.
Potrebbero anche riuscire a far rimuovere dalle edicole Liberazione e Il Manifesto, ma la consapevolezza viaggia anche per altri canali e cresce, più di quanto si immagini, come forma di vera e propria resistenza. I rapporti di forza potrebbero, in poco tempo, variare sensibilmente.
P.S.

Fa piacere notare che fra gli indignati ammaliati da Monti spicca per eleganza il Sig. Beppe Grillo a cui fa certamente piacere sapere che al governo ci sarà un uomo che non intaccherà i suoi lauti guadagni. Cosa se ne pensa nei suoi “alberghi” a 5 stelle?

Fonte: controlacrisi.org | Autore: stefano galieni

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