Il tunnel della ragione

Parafrasando Bertolt Brecht possiamo dire: “Quando la ragione finisce dentro il tunnel genera mostri”.
E’ di ieri la notizia che il PD non parteciperà formalmente alla manifestazione della Fiom di venerdì prossimo 9 marzo a Roma. Una scelta che fa pandan con la scelta di Napolitano di non ricevere i rappresentanti istituzionali della Comunità Valsusina contrari al TAV Torino-Lione.
Un Presidente (che ben rappresenta la Troika) che resta silenzioso sulle gravi dichiarazioni di Bossi (“Monti rischia la vita”) o per la messa alla berlina dell’Italia da parte dell’India, ma non perde occasione per dichiarare che in Valsusa i violenti sono, non chi una la repressione per mantenere aperto non un cantiere ma un fortino militare, ma i cittadini inermi che con i loro corpi cercano di difendere la loro terra ed il loro territorio da un’opera devastante e costosa.
Dall’altra la segretaria del partito democratico ha fatto sapere che nessun dirigente nazionale sarà accanto a quelle centinaia di migliaia di lavoratori metalmeccanici che venerdì sfileranno per le via di Roma per difendere diritti, Contratto Nazionale e articolo 18 dello Statuto, ma anche in difesa dei Beni Comuni, come l’acqua, l’ambiente e il territorio senza dimenticare il modello TAV che a causa dei suoi costi minerà il già precario stato sociale italiano.
Il modello Marchionne, il modello Tav, il salvataggio delle banche e della rendita speculativa internazionale sono le facce di una stessa medaglia. Quella di un capitalismo che pretende di risolvere la crisi con gli strumenti che l’hanno generata.
Non è casuale che le motivazioni di Napolitano e del PD hanno una radice comune. Il TAV, che viene utilizzato come scusante per prendere le distanze dalla FIOM. Una Fiom che si oppone alla Fiat, chiede democrazia e libertà sindacali all’interno delle aziende, dialoga con gli studenti, con i movimenti di lotta presenti sul territorio, che difende i beni comuni e che avrebbe “osato” invitare a parlare dal palco il rappresentante della comunità della Valsusina.
Ma questi difensori della “legalità” perché sono sempre silenziosi quando a violare la legalità sono i padroni?? Perché Napolitano non interviene per porre fine al “caso di Pomigliano” dove vengono discriminati gli iscritti alla Fiom, o non interviene alla Magneti Marelli dove la Fiom e anche il giornale L’Unità, sono stati sfrattati dalla fabbrica a direzione Fiat per chiedere il ripristino dei diritti costituzionali??
Purtroppo queste domande resteranno senza risposte in quanto con la nomina del governo Monti il presidente della repubblica e il PD hanno fatto la scelta di campo. Quella di stare dalla parte dei poteri forti facendo pagare la crisi alle fasce deboli ed ai lavoratori, che si vogliono docili e senza diritti.

Ezio Casagranda

Un commento

  • Antonio

    Come scrive con grande capacità Guidi Viale (il manifesto di domenica scorsa)di analisi e acume politico, che si vinca( e noi tutti ne siamo consapevolmente e attivamente coinvolti perchè questo succeda)o che si perda, la lotta della popolazione della Valsusa cambierà i conotati della lotta politica e del suo avvenire in Italia e con questo la credibilità dei partiti(di quello che resta)sarà ridotta a schiere di creditori, clientele e fanatici. Dice invece Michele Nobile (utopia Rossa)”Il tempo non trascorre invano. Per gran parte del XIX e del XX secolo il movimento operaio fu il protagonista della lotta per conquistare o difendere i diritti politici, oltre a quelli sociali, nutrendosi, nei settori sociali più avanzati dell’aspirazione, più o meno confusa e moderata, più o meno chiara e rivoluzionaria, a trascendere in qualche modo il capitalismo. Ma ora che i partiti che ne furono espressione maggioritaria si sono statalizzati, il regime liberaldemocratico e il sistema dei partiti di cui essi sono parte integrante, e che è il vero soggetto della sovranità, sono divenuti un ostacolo all’estensione e all’approfondimento dei diritti economici e sociali. Un’epoca storica si è chiusa. Le vie dell’espansione della democrazia e della socializzazione della politica non passano più attraverso la rappresentanza da parte dei partiti nelle istituzioni parlamentari. Se non si prende coscienza di questo dato, se si rimane ancorati alle illusioni e ai miti di un’epoca tramontata, non si sarà neanche in grado di battersi collettivamente per la difesa e l’ampliamento delle libertà democratiche e dei diritti sociali contro lo Stato liberaldemocratico, nel presente e nel futuro” .
    antonio

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