Lettera al Presidente Napolitano

Egregio Signor Presidente della Repubblica,
Mi scuso per il disturbo ma dopo il suo intervento a Rimini di domenica scorsa sento la necessità di esprimerLe tutta la mia amarezza.
Lei ha richiamato la politica ad una “generica collaborazione” fra i partiti ma non si può dimenticare che abbiamo un governo sempre più distante dai problemi del paese, ostaggio dei vari Scilippoti, dei di veti incrociati fra i partiti e componenti della coalizione governativa.
Nel Suo intervento Lei afferma che il governo “E’ stato colpevole di aver negato fino alla fine la situazione della crisi. Solo perché la maggioranza voleva difendere il proprio operato”, ma non ne trae le dovute conseguenze.
In sostanza Lei, giustamente accusa Berlusconi & C. di aver mentito al paese e, a mio avviso, se un Governo mente al suo popolo, al parlamento ed alle istituzioni come ha fatto Berlusconi è un governo che deve essere mandato a casa, non può essere quello che propone manovre “lacrime e sangue” magari con il sostegno bipartisan dell’opposizione.
Lei non può dimenticare che mentre Berlusconi mentiva sulla gravità della crisi, organizzava festini, costringeva la sua maggioranza a votare che Ruby era nipote di Mubarak, che il parlamento anziché occuparsi della crisi era impegnato a fare leggi “ad personam” e contro la “magistratura comunista” che lo perseguitava.
Nel frattempo le fabbriche chiudevano e licenziavano, la disoccupazione giovanile è arrivata al 30%, i salari venivano falcidiati dall’aumento delle tariffe, e dai beni di prima necessità, lo sciopero generale della Cgil riempiva le piazze italiane ma il governo ha continuato a dire che tutto andava bene e che i conti erano in ordine e via cianciando menzogna dopo menzogna.
Per questo non posso accettare di mettere sullo stesso piano chi ha governato per 17 anni (salvo la parentesi di 2 anni di Prodi) e chi è stato all’opposizione. Anche se parlare di opposizione richiede un grande sforzo mentale.
No, posso accettare che Lei, in qualità di Presidente della Repubblica – in nome di un generico richiamo alla crisi – non si assuma la responsabilità di denunciare il balletto irresponsabile di questo governo e della sua casta che pubblicamente parlano di pensioni, di famiglia, Iva e privatizzazioni ma in realtà intendono mandare segnali per nuove alleanze, cercano voti, e potere per garantirsi il proprio futuro di casta anche nella prossima tornata elettorale.
Egregio signor Presidente non è la mancanza di collaborazione ma questa Babele politica, che rende la discussione, su questa manovra iniqua e inaccettabile, fumosa e contraddittoria sulle misure da adottare per fronteggiare la crisi.
Infatti mi chiedo e chiedo a Lei signor Presidente, cosa c’entra la modifica dell’articolo 18 sui licenziamenti, la modifica degli articoli 41 e 81 della Costituzione con la necessità di reperire risorse visto che sono interventi che non porteranno un euro nelle casse dello Stato?
Perchè nel Suo intervento a Rimini non ha denunciato questa strumentale e vergognosa ostinazione di Sacconi, Tremonti e Brunetta nel voler fare a pezzi la Costituzione, lo Statuto dei Lavoratori, il sistema dei diritti costruito in anni di lotte operaie e ogni forma di libertà in fabbrica per pura scelta ideologica e di vendetta contro lavoratori e precari che hanno avuto il coraggio di opporsi al sistema del “pensiero unico”?
Una scelta ideologica che rischia di innescare uno scontro sociale pesante sulla quale Lei ha (volutamente?) sorvolato nel suo invito alla coesione sociale in questo momento di crisi.
Ecco, signor Presidente per questi motivi ritengo il suo intervento a Rimini una scelta di campo in difesa di questa casta in quanto, in qualsiasi paese democratico chi mente al popolo ed alle sue istituzione viene mandato a casa, non giustificato da chi deve garantire la credibilità delle Istituzioni.
Con cordialità e il dovuto rispetto.
Ezio Casagranda

Trento, 22 agosto 2011

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