La Cgil trentina ed il settore pubblico

In una recente dichiarazione il segretario generale della Cgil trentina Paolo Burli ha sollecitato le istituzioni a velocizzare la transizione delle funzioni proprie dei comuni alle comunità di valle. Credo che il settore pubblico ed i suoi lavoratori abbiano ben altri problemi e che questi possano e debbano avere i diritto di precedenza nella discussione, a maggior ragione quando nella segreteria confederale cgiellina siedono tre dipendenti pubblici su cinque. Dal 2010 non vi è alcun aumento delle retribuzioni dei lavoratori del pubblico impiego e la P.a.t. è il principale produttore aziendale di precarietà in tutto il territorio provinciale. I continui tagli alla spesa pubblica hanno avuto la conseguenza di lasciare a casa i lavoratori con contratti a termine e di azzerare le assunzioni a tempo indeterminato, di esternalizzare i servizi colpendo i lavoratori degli appalti e di far proliferare il privato sociale trasferendo le risorse al mondo delle cooperative, che notoriamente sono famose per la loro solidarietà, mutualità, rappresentatività politica ecc…. La Cgil dov’era? La riforma privatizzatrice del sistema sanitario e socio-assistenziale targata Ugo Rossi non ha incontrato nessuna resistenza da parte della Cgil, che evidentemente ritiene che il privato garantisca l’universalità attuale e futura delle prestazioni. Per quanto riguarda l’utilizzo della delega degli ammortizzatori sociali, la Cgil trentina è in prima linea per ottenere la cogestione delle risorse con i datori di lavoro, rafforzando quindi la politica della privatizzazione dello stato sociale. Le spese per l’istruzione pubblica continuano a diminuire mentre le scuole paritarie continuano vergognosamente ad essere finanziate e la ricerca universitaria è ipotecata all’interesse delle imprese. Quando Burli e l’attuale numero due della Cgil trentina Ianeselli sostengono di lavorare nell’interesse della collettività è bene che si ricordino che l’interesse collettivo si esprime innanzitutto dall’esistenza del settore pubblico e non dal sostegno a quello privato. Inchiodare il settore all’interesse privato non è un buon servizio e non difende i lavoratori ed i cittadini e sarebbe ora che anche la categoria della Funzione pubblica Cgil contrastasse efficacemente queste decisioni, che sono evidentemente antitetiche a ciò che essa rappresenta.

Mirko Sighel
Segretario del circolo della Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista

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