I miracoli del meeting di CL

Nei giorni scorsi al meeting di CL a Rimini in passerella, uno dopo l’altro (in ordine di importante) sono sfilati i rappresentanti del potere, come gli ha definiti Il settimanale Famiglia Cristina, che non ha risparmiato critiche alla manifestazione a suo avviso troppo legata al potere a prescindere.
Ma queste critiche non hanno evitato il miracolo: il governo vede la fine della crisi. Il rappresentanti del governo, da Monti alla Fornero, passando per Passera, hanno informato gli italiani che la crisi volge al termine e quindi, fra gli applausi scroscianti dei presenti, si è avverato il miracolo (tecnico) che ha conquistando le prime pagine dei giornali e della TV..
Concordo con il settimanale cattolico che critica questa manifestazione troppo appiattita sul potere e che lo applaude anche se questo racconta una realtà che non corrisponde alla vita quotidiana di milioni di italiani.
Da quelli che perdono il posto di lavoro perché l’azienda chiude o delocalizza, ai lavoratori Fiat che oltre ad essere discriminati per essere iscritti Fiom vedono evaporare nel nulla il famoso (fumoso) progetto Italia per il quale hanno accettato di lavorare di più. Con meno diritti e con meno salario.
I lavoratori dell’Ilva o i cittadini di Taranto che a causa dell’inettitudine della regione e del governo sono costretti a scegliere fra lavoro e salute per garantire il profitto dei Riva.
A Rimini il governo Monti appare sempre più simile al suo predecessore il quale ha sempre sostenuto che la crisi non c’era perché lui vedeva i ristoranti e gli arerei pieni.
Purtroppo la realtà di tutti giorni, quella che viene riportata nelle pagine interne degli stessi quotidiani mostrano una realtà completamente diversa da quella esposta da Monti & c. Una realtà negativa con tendenza al peggioramento.
Mi domando come si possa parlare di uscita dalla crisi quando i dati macroeconomici sono sempre più allarmanti, come si possa parlare di lotta all’evasione fiscale avendo un inquisito per evasione come ministro (passera) senza rasentare la presa in giro.
Il debito pubblico, in continuo aumento, è arrivato a 1975 miliardi di euro pari al 125% del prodotto interno lordo, la disoccupazione è al 10,8%, quella giovanile è al 36%, il tasso di occupazione al 36,8% a fronte della media europea del 42%.
L’economia è in recessione del 2%, la produzione industriale è calata dell’8,2%, i posti a rischio sono oltre 200.000 ed in autunno a seguito delle manovre di Tremonti e di Monti ci aspetta una stangata pari a 2.700 euro annui di cui ben 550 dovuti all’aumento dei generi alimentari di prima necessità.
Tutte le organizzazioni sociali prevedono un autunno difficile sul versante dell’occupazione mentre la seconda operazione di spending review con i suoi tagli lineari distruggerà un altro pezzo di stato sociale.
Solo chi è pervaso dalla sua ideologia liberista davanti a questa situazione può parlare di uscita dalla crisi. Per questo sono sempre più convinto che prima lo cacciamo e meglio è per tutti: lavoratori, imprese, commercianti e semplici cittadini. Monti più che un governo tecnico si conferma sempre più come un governo ideologico e pericolo per il futuro nastro e dei nostri figli.
Leggendo le dichiarazioni dei politici Trentini (da Dellai a De Laurentis passando per Rossi) si scopre che anche nel nostro Trentino gli emulatori di Monti crescono e quindi le nostre prerogative autonomistiche rischiano di essere sacrificate sull’altare dell’austerità.
Ezio Casagranda

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