Confindustria e confederali: convergenze pericolose

pulizie2Ormai ogni giorno che passa la realtà ci riserva qualche sorpresa che ci dimostra come ormai in Trentino sia in opera una specie di accordo tacito fra Confindustria e Confederazioni per evitare che le forme di lotta, messe in campo dai sindacati di base, possano assumere carattere alternativo a quanto proposto dalla aziende o dal potere locale. Al massimo si possono tollerare forme di protesta che stiano dentro il recito tracciato da questo inciucio provinciale.
Per questo a tenaglia si cerca di tenere fuori dai luoghi di lavoro un sindacato come USB e dall’altro usare forma di pressione per scoraggiare la lotta ( vedi Mak Costruzioni, ecc.)
Marangoni è solo il più eclatante esempio dell’esistenza di questo tacito accordo. L’azienda prima pretende enormi sacrifici da parte dei lavoratori ( riduzione salario, cancellazione mezzora di mensa retribuita, sabati di straordinario, ecc) per rilanciare l’azienda e dopo neanche 2 anni annuncia il licenziamento di 150 lavoratori (quasi il 50% del personale) con il rischio della chiusura di ogni attività produttiva in quel di Rovereto.
La reazione del sindacato è stato principalmente parolaio con la richiesta di un qualche piano sociale per gli esuberi. Lo sciopero è stato dichiarato solo per permettere ai lavoratori di ascoltare l’assessora Olivi che, naturalmente, ha fatto le solite promesse come al tempo dell’accordo “capestro” del 2014.
Ma della caduta di autonomia e della subordinazione dei confederali alle esigenze dell’impresa e della controparte non finiscono mai di stupire.
Ormai il loro impegno è quello di spiegare ai lavoratori la ineluttabilità delle scelte aziendali sena opporre una qualsiasi resistenza.
Lo si è visto in tante aziende industriali ma anche nel pubblico impiego. Dal sanifonds all’agenzia delle entrate dove senza batter ciglio la decisione dell’assemblea è stata ribaltata accettando le proposte aziendali come viene spiegato nel comunicato dalla RSU USB e da USB Lavoro Pubblico provinciale.
Ma quello che oggi è successo alle lavoratrice delle pulizie della Manutencoop a Rovereto ha superato anche la più fervida fantasia.
Come USB assieme ai nostri iscritti abbiamo deciso di partecipare all’assemblea sindacale di Cgil Cisl e per chiedere il rispetto di tutte quelle lavoratrici (iscritte non a USB) che hanno firmato per chiedere l’elezione della RSU.
Cgil e Cisl non solo si sono rifiutati di fare l’assemblea in nostra presenza ma, udite udite, è intervenuta la direzione aziendale a sostegno delle due confederazioni con pressioni verso le nostre associate e la nostra organizzazione.
Questi sindacati parlano di rispetto delle regole ma (volutamente) dimenticano che stanno violando le regole della rappresentanza e della stessa democrazia sindacale sulla elezione delle RSU e della sua verifica triennale come previsto dagli accordi in essere.
Quanto successo a Rovereto è l’ulteriore dimostrazione che i più accaniti a non volere che USB ed i loro associati possano godere dei diritti sindacali sono proprio loro (vedi Cavit, Sait, Orvea, ecc). Loro hanno il “terrore” di pendere il monopolio della rappresentanza. Quel monopolio che gli permette di cancellare democrazia, rappresentanza e esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici.
Usb continuerà la sua lotta contro queste convergenze pericolose fra padroni e sindacati confederali, per ripristinare democrazia e diritti sindacali in ogni luogo di lavoro e per cerare di rappresentare al meglio le soggettività e le esigenze reali di quanti lavorato e producono la ricchezza del paese.
P USB Lavoro Privato
Ezio Casagranda

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