“Baciamo le mani”

Non ci hanno stupito e nemmeno meravigliato le diffamazioni del Signor Galli apparse oggi sui quotidiani regionali riguardo alla volontà ormai nota da tempo di non voler più gestire le palestre (ci sono voluti centomila euro di soldi pubblici dati alla Ernst & Young – ditta indagata “cit. Sole 24h” – per giustificare tale scelta). I lavoratori si sono definitivamente accorti che Galli per tutti questi due/tre anni li ha presi in giro. C’è da domandarsi come faccia il Signor Galli a dichiarare di non essere in grado di gestire poche e semplici palestre e nel contempo chiedere l’ampliamento della concessione dei servizi per AMR al Comune. Innanzitutto preme specificare che con il presente comunicato si vuole entrare direttamente nel merito non considerando nemmeno le accuse utilizzate da AMR per discriminare e colpevolizzare i lavoratori fornendo, come ormai tragica abitudine, una sequela di inesattezze per non dire menzogne fuorvianti.
“Il danno d’immagine per la città” – richiesta di “rinuncia alla gestione delle palestre” perchè un “manipolo di tesserati USB” (cit. Bortot) e “una minoranza tiene in scacco la città” (cit. Galli), palesando così una logica secondo la quale le persone e i lavoratori si valutano solo un tot al kg
Queste sono le risposte dell’amministrazione di AMR e della politica (ass. Bortot) alle legittime richieste dei lavoratori. Tra l’altro il metodo/tono minaccioso e discriminatorio è di prassi ormai in tutti i settori di lavoro e anche i cittadini roveretani probabilmente fanno parte di quelli che quotidianamente vivono sulla propria pelle metodi padronali atti allo smantellamento del salario e dei diritti del lavoratore.
Come da anni denunciamo in realtà è in atto un lento ed inesorabile processo di privatizzazione delle strutture pubbliche. Altro che Rovereto come polo di eccellenza nei vari settori sportivi/culturali: mercificazione di sale ed impianti che questa giunta con l’aiuto fattivo della presidenza AMR intende svendere agli amici degli amici disponendo di un bene che non appartiene a loro. Infatti ricordiamo che questi spazi sono pubblici e non sono di questa o di quella giunta, ma sono di tutti voi-di tutti noi!
E’ naturale che nel momento in cui si vede messo a rischio il proprio bieco progetto si spari a zero. Gli interessi sono notevoli e quindi la lotta è “senza quartiere”.
Purtroppo siamo tristemente abituati a vedere le amministrazioni che utilizzano il bene pubblico come “merce” di loro proprietà.
Come denunciato anche nell’ultimo sciopero a complicare tutto ciò vi è un utilizzo massiccio del lavoro precario ed esternalizzato: un imbarbarimento dei rapporti di lavoro che pervade Amr come tutto il mondo lavorativo.
Infatti, al di là delle enunciazioni teoriche di diritto allo sciopero, nella realtà ci si scaglia con violenza verso chi utilizza questi diritti per migliorare non solo la propria situazione, ma anche il servizio che viene offerto. Ed allora si stilano fantomatiche liste di buoni e cattivi, si minacciano di fatto licenziamenti, persino si suggerisce di “valutare attentamente il comportamento di alcuni dipendenti” (cit. Bortot). La colpa è dei lavoratori e del costo del lavoro e solo per citarli, fanno scuola le recenti vicende di Marangoni (privato), SAIT (cooperativo) a cui purtroppo aggiungiamo AMR (capitale pubblico sorretto dai peggiori contratti del settore privato).
Bene! Questo significa una cosa sola: tutto quanto abbiamo sostenuto a gran fatica in questi ultimi due anni è tragicamente vero e le risposte scomposte che oggi vediamo ne sono una dimostrazione palese.
Siamo sempre stati consapevoli del fine ultimo al quale ambivano le scelte aziendali, compresi i licenziamenti sottintesi dal Sign. Galli e li abbiamo sempre denunciati anche quando lo stesso mostrava un finto atteggiamento collaborativo. E’ questo uno sei motivi che ci ha costretto agli scioperi di questi giorni: per rendere di dominio pubblico progetti fatti neanche troppo in segreto nella “stanza dei bottoni”, finalmente il Signor Galli ha gettato la maschera.
Abbiamo percorso tutti i gradini citati da un più che noto statista indiano: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci“.
Noi lavoratori siamo uniti, non ci facciamo certo intimidire ne tanto meno dividere da questi attacchi gratuiti: “la guerra tra poveri non ci appartiene”, nonostante che percepiamo un salario di soli 5,65 euro netti ad ora.
Quindi come abbiamo scritto nell’ultimo comunicato “noi resistiamo e se vogliono cedere Amr al miglior offerente e con essa svendere strutture pubbliche, servizi e lavoratori, sappiano che cercheremo di rendere questo scempio il più difficile possibile.”
Invitiamo le associazioni sportive/culturali a “non stracciarsi le vesti” ma a mostrare a tutti la propria reale competenza chiedendo insieme a noi più qualità nel servizio, migliore sicurezza ed organizzazione da parte di AMR.
Confermiamo lo stato di agitazione in attesa che l’amministrazione AMR/comunale si dimostri una volta per tutte ragionevole e venga a trattare seriamente ad un tavolo di lavoro.

Il lavoratori/trici USB e Coordinamento USB Lavoro Privato.

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