Truffe, reti amical-clientelari e la realta’

Credo che tutti debbano dolersi del fatto che in questa campagna elettorale il dibattito politico stenti a decollare e le differenze fra le proposte delle varie formazioni politiche escano sfumate, o addirittura non si vedano per niente. E’ il caso della discussione sul problema del rapporto fra affari e politica, dove siamo arrivati addirittura al paradosso. Silvano Grisenti, il potentissimo super assessore della Giunta Dellai, rinviato a giudizio per reati legati al malaffare e condannato, tuona contro la corruzione e parla di più eticità in politica. Olivi, che da diversi anni siede in giunta provinciale e fautore del lease-back, ora pretende di rifarsi una verginità denunciando che in Trentino esistono “reti amical-clientelari”.
Un vero stravolgimento della realtà. Il colpevole si vuole trasformare in vittima.
Durate tutta la campagna elettorale abbiamo provato ad impostare su basi reali il problema del rapporto fra affari e politica. Abbiamo denunciato che in Trentino siamo in presenza di un oligopolio collusivo, dove alcune società a cominciare da ISA (la finanziaria della curia trentina) ed alcuni personaggi (Marangoni, Pedri, Zobele, Lunelli, Benassi…..) controllano la totalità delle aree di sviluppo urbanistico provinciale, iI credito, le banche, e sono infine all’interno (e quindi ricevono i benefici) di una grande quantità di società pubblico private costituite dalla Provincia, ed alle quali l’ente locale ha delegato parti importantissime delle politiche pubbliche in settori strategici. Abbiamo denunciato, sorretti anche dalle inchieste giudiziarie in corso, che si tratta di un modo di operare trasversale, che coinvolge sia il centro sinistra autonomista che Progetto Trentino, che il centro destra di Bezzi e Fugatti. Abbiamo detto che questo è un tratto caratteristico delle Giunte Dellai, ovvero di quel libertismo temperato che in Trentino è potuto proliferare grazie alle risorse della autonomia. Abbiamo parlato del ruolo fondamentale, nell’arricchimento dei gruppi economici e di potere giocato dalla rendita immobiliare , fondiaria e finanziaria che in Trentino ha svolto il ruolo di settore fondamentale della economia e che è proliferata anche grazie a scelte cementifere o legate alle grandi opere contenute nella pianificazione urbanistica provinciale e dei comuni più importanti. Abbiamo denunciato l’appalto del NOT e la decisione di trasferire alle Albere la nuova biblioteca universitaria, perché le riteniamo coerenti con una politica speculativa ed abbiamo denunciato le norme sugli appalti (da quelli spezzatino a quelli che mascherano o sono portatori di corruzione come il project financing).
In altre parole abbiamo detto che siamo in presenza di un grave problema per la democrazia, di una economia bloccata e girata a favore dei soliti noti. E per cambiare abbiamo proposto che siano trasparenti tutti gli atti amministrativi, che si rifaccia una legge sugli appalti (abolendo il massimo ribasso ed introducendo un giusto rapporto fra economicità delle opere e qualità delle stesse), che i privati vengano estromessi dalle società pubbliche e che la Provincia operi direttamente in economia, favorendo una politica economica che pone al centro un nuovo rapporto fra sviluppo ed ambiente, che accetta e non violenta i limiti ambientali. Abbiamo detto che al centro della politica provinciale va messo un nuovo riequilibrio territoriale che non faccia gravitare su Trento o sul fondovalle tutte le funzioni pubbliche e sociali più importanti. Chiediamo una nuova legge sulla montagna che incentivi le attività nelle terre alte, che garantisca sostegno al reddito a chi in montagna lavora, che favorisca nuove attività legate alla vocazione dei luoghi, a produzioni biologiche e biodinamiche, che conceda ai giovani in uso per attività agricole i terreni demaniali o pubblici incolti.
Fermare il rapporto fra affari e politica significa per noi pensare ad una politica diversa, dove l’interesse pubblico non è solo dichiarato ma praticato con coerenza e dove chi ha ricevuto condanne per corruzione non può svolgere attività politica pubblica.
Altrimenti il dibattito su questi temi è poco più che gossip, spesso interessato, e mai sincero.
Abbiamo provato a sviluppare su questo una discussione ma anche da parte di molti organi di stampa abbiamo trovato ostracismo e boicottaggio, per non dire censura.
Eppure è proprio questo uno dei motivi per cui la gente si allontana dalla politica, e finché Grisenti potrà parlare di corruzione o qualche candidato presidente non accetta i dibattiti sul suo operato (come a fatto Rossi sul NOT) rischiamo che la delusione aumenti proporzionalmente.
Ezio Casagranda – candidato Presidente della lista di Rifondazione Comunista.

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