Sait: Nessuno lavoratore deve restare a casa

coopIn questi giorni i giornali danno giusta rilevanza alla notizia dei 130 esuberi del Sait e nelle varie prese di posizione restano ai margini le responsabilità del gruppo dirigente che, a nostro modesto avviso, dovrebbe rimettere il mandato in quanto sono i principali responsabili della pesante situazione finanziaria della cooperativa.
Errori di strategia, lotte intestine, operazioni immobiliari discutibili (Dalpalù ammette 10 milioni di perdite per operazioni immobiliari), esternalizzazioni e depauperamento delle professionalità sono responsabilità di un gruppo dirigente che non si cancellano con la chiamata di un direttore di Esselunga (l’anticoop per eccellenza).
Ora questi signori chiedono che a pagare il conto dei loro errori siano i lavoratori attraverso 130 licenziamenti e non a caso nelle interviste ai giornali locali questi dirigenti trattano i lavoratori come un peso per l’azienda dimenticandosi, volutamente, che invece sono un’importante risorsa su cui puntare e che professionalità ed esperienze acquisite in anni e anni di lavoro non possono essere mandati al macero.
Purtroppo siamo stati facili profeti nel denunciare che dietro la chiamata del nuovo direttore e dietro il suo atteggiamento arrogante (vedi annullamento dell’incontro del luglio scorso) si nascondevano scelte pesanti per i lavoratori. “Non ci sono novità” è stata la motivazione della cancellazione dell’incontro.
Purtroppo la miopia delle tre sigle sindacali confederali hanno permesso al gruppo dirigente di organizzare al meglio il loro progetto di ristrutturazione che passa attraverso 130 licenziamento e la drastica riduzione del costo del lavoro che con supponenza il direttore Picciarelli chiama “bassa produttività”.
Noi ribadiamo al direttore Piciarelli che in Sait eventualmente bisogna lavorare meglio non di più. Questo per il semplice fatto che la giornata lavorativa è satura ed i carichi di lavoro elevati e quindi si deve intervenire sull’organizzazione della struttura aziendale nel suo insieme e non solo sul costo del lavoro.
Per questo ribadiamo che in Sait nessuna LAVORATORE DEVE RIMANERE A CASA:
Questo deve essere l’imperativo della lotta anche se questo significa scontrarsi con i progetti di questo gruppo dirigente.
Non possiamo accettare che mentre i lavoratori vengono mandati a casa “rottamanti” questa azienda si organizzi per dare in appalto il lavoro. Forse Sait non delocalizza ma tramite l’appalto riduce salari e diritti dei lavoratori.
In questo frangente è importante che in questa lotta siano coinvolti anche i lavoratori dipendenti dalle cooperative che hanno in appalto di pezzi di produzione all’interno dei magazzini Sait per svitare che l’azienda giochi la carta di contrapporre lavoratori contro altri lavoratori. USB restiamo convinti che oggi, in Sait, è in gioco il diritto al lavoro ed al salario di tutti i lavoratori che vi lavorano.
Quindi, fatte le dovute verifiche riguardanti l’organizzazione aziendale e sul numero degli esuberi la soluzione deve essere quella del CONTRATTO DI SOLIDARIETÀ.
Per questo riteniamo che la lotta vada riportata in azienda con un’articolazione che risponda alla scelta della “pratica dell’obiettivo”, la sola in grado di costringere la Direzione a scelte che evitino i licenziamenti.
Questo è quanto proponiamo come USB lavoro privato che, come sempre, sarà a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici in lotta ma nello stesso vigile sul fatto che questa lotta non sia utilizzata per fini diversi da quelli di salvaguardare i posti di lavoro.
Vanno difesi i lavoratori non i profitti dell’azienda Sait.
Ezio Casagranda – USB Lavoro privato

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