Re Giorgio, larghe intese e austerita’

Le manovre di palazzo hanno generato la riconferma di Napolitano a presidente della repubblica per la seconda volta. Una scelta necessaria per imporre al nostro paese il governo che vuole la troika europea anziché quel governo di vero cambiamento delle politiche economiche di austerità uscito dalla consultazione elettorale del febbraio scorso.
Questa grave scelta traspare dalle stesse parole di Napolitano usate per motivare il suo dietrofront: “Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta”.
Il vecchio-nuovo presidente ci sta praticamente dicendo che solo lui è capace di mettere d’accordo PD, PDL e montiani per garantire il vecchio sistema di potere, gli interessi del sistema bancario, la progressiva cancellazione del sistema di welfare dei diritti sociali, del lavoro e la privatizzazione dei beni comuni compresa la svendita del patrimonio pubblico e la distruzione dell’ambiente.
Non è casuale che proprio Napolitano, che ha messo Monti a governarci, sia il presidente che dovrà continuare ad imporre (si parla di Amato o Letta) un governo “delle larghe intese” che faccia gli interessi di Bruxelles anziché quelle del popolo italiano violando così il dettato Costituzionale.
Infatti Re Giorgio, rimesso in carica dagli inciucisti, si prepara alla formazione di un “governo di larghe intese” che per noi cittadini significa continuare a subire quelle politiche di austerità che hanno messo in ginocchio il paese creando milioni di disoccupati e cancellato il futuro dei giovani.
Si chiude così la crisi istituzionale in Italia con il trionfo delle politiche che dopo aver massacrato la Grecia da oggi si preparano a fare lo stesso per l’Italia attraverso gli strumenti del fiscal compact, del pareggio di bilancio varati dal governo Monti contando su sindacati sempre più subalterni al quadro politico e che si preparano a scendere in piazza assieme a Confindustria.
Non ci vuole molto a capire che la rielezione di re Giorgio è il risultato di una scelta fatta della vecchia nomenclatura per mantenere in vita un sistema corrotto e ricattabile.
Infatti il PD è impantanato col MPS e IOR mentre Berlusconi ha più processi che capelli, e quindi non potevano accettare un Rodotà come presidente perché avrebbe scoperchiato il vaso di Pandora facendo emergere chiaramente che questi signori hanno gestito assieme la politica, la finanza e il nostro vivere per oltre 20 anni.
Nessuno si chiede il perché Berlusconi tace sullo scandalo della banca Monte dei Paschi di Siena?
O come mai Bersani non impreca più contro il conflitto di interessi rappresentato dal Caimano?
Hanno motivi per riflettere quanti in campagna elettorale hanno votato PD nella convinzione che questo avrebbe impedito il ritorno del Caimano o quanti pensavano che alleandosi a Bersani potevano fermare questa deriva compromissoria del centro sinistra.
Ora per la sinistra inizia una nuova fase. quella della ricorstruzione di una vera opposizione sociale che sappia contrastare nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nella società questo sistema politico ed economico ormai al collasso.
Non servono formule magiche o alchimie politiche ma solo riprendere le fila delle tante lotte presenti sul nostro territorio unificandole dentro un grande movimento generale di lotta contro le politiche di austerità imposte dalla troika europea al nostro paese.
I risultati elettorali del Friuli Venezia Giulia con il 49,46% dei NON votanti ci dicono che la risposta a questa crisi deve essere ricercata nella ripresa della lotta e dell’opposizione sociale.
Ezio Casagranda

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