Moneta liquida, Rodota’ e referendum

Lettera inviata al Giornale L’Adige sul tema dell’acqua e della scelta dei due principali comuni (Trento e Rovereto) di costituire una Spa in violazione del voto referendario del giugno 2011.
La redazione
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Gentile Direttore,
A qualche giorno dalla rielezione di Giorgio Napolitano vale la pena tornare sul tema acqua, il cui dibattito è stato in queste settimane ospitato da questo giornale, con le posizioni di referenti istituzionali e delle imprese.
Lo facciamo perchè se da una parte è doveroso rispondere su molti dei punti sollevati dalle lettere pubblicate, dall’altra vogliamo approfittare della strana congiuntura politica che stiamo vivendo per sottolineare che poteva essere uno dei maggiori esponenti del movimento cittadino per l’acqua bene comune ad essere eletto nostro Presidente della Repubblica. Parliamo naturalmente del giurista Stefano Rodotà e di quello che la sua mancata elezione sta suscitando nel Paese.
Stefano Rodotà, ospite del Forum dei Movimenti per l’Acqua lo scorso novembre, diceva: “L’agenda politica italiana è stata modificata dai recenti referendum, un risultato che viene capitalizzato da questo movimento e che rappresenta un’innovazione storica sulla questione della proprietà. Un risultato culturale enorme che sia in Europa, ma anche in USA ed in America latina, sta condizionando la discussione su queste tematiche, che prende l’esperienza italiana come riferimento, e che dimostra un’intelligenza collettiva che produce risultati. Una battaglia per la legalità costituzionale, perché i Beni Comuni corrispondono ai diritti fondamentali delle persone. Qualsiasi connessione fra beni comuni e mercato ha a che fare direttamente con la democrazia”.
In Trentino si ha a che fare con tale connessione: l’ annunciata costituzione della società In House per gestire l’acqua di Trento, Rovereto e altri 15 comuni, con un costo solo per Trento di 37 milioni di euro per rientrare in possesso dell’ acquedotto municipale. Sia nella lettera di Maurina che quella dei due sindaci di Trento e Rovereto, Andreatta e Miori pubblicata sull’Adige il 22 marzo, si insiste testardamente che la Spa In house sia una forma pubblica di gestione. Innumerevoli volte abbiamo rimarcato negli incontri pubblici e anche su questo giornale attraverso la voce di fior fiore di giuristi, dall’estensore dei referendum Alberto Lucarelli, fino appunto a Stefano Rodotà – che la Spa In House è un ente di diritto privato. Le quote della società sono nelle mani di un ente pubblico, è vero. Ma la logica di gestione è quella finanziaria e la natura dell’ente è privatistica, gestita da un consiglio di amministrazione. Nessuno ci mette a riparo da una svendita del patrimonio collettivo – probabile, visto l’andamento della crisi finanziaria che sta imponendo in ogni parte del mondo la messa sul mercato del patrimonio e dei servizi pubblici.
L’ operazione “In House” va evidentemente contro lo spirito del Referendum Acqua Bene Comune – e su questo non ci possono essere ambiguità – ma non è nemmeno una cosa furba: il giornalista di Altreconomia Luca Martinelli spiega: “E’ in discussione il decreto attuativo di un provvedimento del febbraio del 2012 che rimette gli investimenti delle società In House sotto il giogo del patto di stabilità e questo comporterà il rischio di bloccare la spesa fondamentale per garantire un servizio efficiente al cittadino al pari con quello che è successo agli enti locali sottoposti allo stesso vincolo”.
La lettera dei sindaci, pubblicata il 22 marzo giornata mondiale dell’acqua, in mezzo allo snocciolamento di cifre della sete nel mondo e il panegirico delle nostre radici culturali, diceva di aver ” risposto concretamente all’esito referendario […] Gli italiani hanno affermato, con voce forte e chiara, la volontà di considerare l’acqua come un bene pubblico e non come un bene «privato». Il progetto che Trento e Rovereto stanno costruendo procede appunto in questa direzione”. I cittadini, con voce forte e chiara, hanno presentato l’anno scorso attraverso due consiglieri comunali, la loro proposta come detentori del risultato referendario, che chiedeva al Comune di Trento la costituzione di un’Azienda Speciale, invece che ritornare a quotare l’acqua in borsa con le conseguenze che conosciamo (e per le quali dobbiamo sborsare milionate di soldi pubblici a Dolomiti Energia). Questa proposta è stata bocciata quasi all’unanimità. Rimettiamo le cose in fila: ci sono gli strumenti democratici – il referendum – e i cittadini che lo hanno sostenuto e vinto – i comitati referendari. Quella era la voce da ascoltare, quelle le indicazioni da mettere in pratica.
Domenica abbiamo incontrato Alex Zanotelli, il prete comboniano che gira il mondo parlando di beni comuni e che a Napoli ha traghettato una Spa come la Arin verso l’Azienda Speciale Acqua Bene Comune: “La spa è quello che hanno inventato negli anni ’90 per fare profitto. L’unico strumento che abbiamo per una gestione pubblica è l’Azienda Speciale, che permette di reinvestire gli utili nella colettività, come a Tione”. Con l’abrogazione delle leggi che imponevano privatizzazioni e profitto con l’acqua, è l’Europa che dà precise indicazioni, lasciando aperte tutte e tre le opzioni di gestione: mista, privata e appunto pubblica: nulla che obblighi il Comune di Trento e Rovereto a costituire una In House. “Queste sono provocazioni – aveva detto Zanotelli, leggendo proprio la lettera di Maurina – il referendum con il secondo quesito, dice no al profitto sull’acqua. Il popolo italiano si è espresso chiaramente, e l’industria e la politica si devono adeguare. La politica è talmente subserviente ai poteri forti che non è più capace di ascoltare i cittadini”.
Intorno all’acqua ci sono spinte economiche impressionanti. C’è un documento pubblicato da Frederick Kaufman, docente alla City University di New York, che analizza un futuro possibile legato alla speculazione attraverso l’emissione di futures sull’acqua. Già si fa con il cibo: Wall Street lucra sulla bolla alimentare e vani sono i tentativi di regolamentarne i derivati. “Se nel mondo nel 2035 3 miliardi di persone avranno problemi idrici, la carenza d’acqua diventerà cronica [..] e gli investitori amano le situazioni apocalittiche: dove ci sono violenze e caos nascono sempre buone occasioni di guadagno. A quanto pare investire in un indice del mercato dell’acqua è sempre più popolare”. Kaufman dice che non ci vorrà molto perchè si comincino a scambiare futures sull’acqua: “Bisognerà aspettare solo che il mondo finanziario trovi un’unità di misura della scarsità idrica”. Ecco perchè ogni forma di profitto deve rimanere fuori da questo bene essenziale per la vita, e la sua protezione deve essere in mano alla gente.
Il Referendum non sta venendo applicato in Italia e la gente non smette di lottare: a Napoli ce l’ha fatta; a Palermo è stata presentata una delibera in giunta per la trasformazione dell’EMAP in una società di diritto pubblico; nel Lazio verrà discussa in Regione una legge d’iniziativa popolare entro un anno, e in Toscana si vince nei Tribunali Amministrativi contro le bollette – truffa. In Trentino i comitati stanno pensando di seguire queste esperienze. La tariffa dell’acqua, che Luca Maurina prevede più alta in Trentino, semmai crescerà solo per continuare ad assicurare lucrosi dividendi ai privati o alle SPA in House. Come viene dimostrato da altre realtà europee, la ripubblicizzazione fa invece risparmiare: Parigi ha strappato i contratti ventennali con colossi dell’acqua come Veolia, ed oggi a tre anni dalla creazione del primo assessorato alla ripubblicizzazione del servizio idrico, risparmia 35 milioni di euro l’anno sulle bollette del servizio idirco.
Il Forum italiano dell’Acqua ha discusso ed elaborato in numerose assemblee di autoformazione una proposta sostenibile per il finanziamento del servizio idrico integrato e per i costi di ripubblicizzazione. La tariffa, secondo tale elaborazione collettiva, dovrà coprire solo i costi di gestione e gli interessi sugli investimenti necessari per la ripubblicizzazione del servizio idrico e gli interventi sulla rete degli acquedotti. Gli investimenti necessari saranno richiesti alla Cassa Depositi e Prestiti a tassi sicuramente più bassi di qualsiasi investimento privato.
Per le nuove opere infrastrutturali si ricorrerà alla fiscalità generale.
C’è una politica che sta fallendo, e un’intelligenza della cittadinanza che vi sopperisce.
Francesca Caprini – associazione Yaku

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