Acqua pubblica: rispettare il voto

acquaDi seguito riportiamo l’articolo inviato alla stampa locale dal Comitato Acqua Bene Comune Trentino in merito all’incontro del 31 marzo organizzato dal Comune sulla ripubblicizzazione del’acqua a Trento.
La Redazione

Per la costituzione di un Tavolo Provinciale per l’Acqua anche in Trentino.

Gentile Direttore,
Il convegno “Verso la ripubblicizzazione dell’acqua “ tenutosi lo scorso 31 aprile presso il Palazzo Geremia a Trento, ha cercato attraverso le relazioni di esperti, rappresentanti istituzionali, e un attivista del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, di aprire un confronto sull’effettiva attuazione degli esiti del referendum Acqua bene Comune del 2011, e quindi sulla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato nella provincia di Trento, che da giugno dell’anno scorso si era sostanzialmente fermato.
Il dibattito ha visto opinioni a volte contrapposte a volte indecise sull’eventuale strada da percorrere. Se lo scorporo del settore idrico da Dolomiti Reti trova d’accordo tutti, è altresì controversa la posizione della forma costitutiva che dovrebbe assumere la nuova impresa per il servizio idrico integrato. D’altra parte, lo stesso saluto dei due sindaci di Trento e Rovereto – due dei 17 comuni trentini coinvolti – che ha aperto il convegno, ha stigmatizzato due visioni distanti, con Andreatta che si è detto sostanzialmente ”costretto dal referendum a cambiare una forma, quella della Spa mista Dolomiti Reti, che funzionava”, mentre nelle parole di Andrea Miorandi si respirava una decisa apertura verso “società civile e comitati che hanno dimostrato la volontà di avere un’acqua davvero pubblica”.
Come noto, la posizione del Forum Italiano dei Movimenti – piattaforma politica e sociale che ha portato avanti la campagna referendaria 2sì per l’Acqua Bene Comune e ne continua a curare gli esiti territorio per territorio – chiaramente espressa da Corrado Oddi durante il convegno, e dai comitati dell’acqua locali intervenuti dal pubblico, è quella della costituzione di un’azienda speciale di diritto pubblico. Altre posizioni optano per la costituzione di una Spa a totale capitale pubblico, che comunque è un ente di diritto privato. Sullo sfondo ci sono poi i 42 milioni di euro che dovrebbero essere sborsati dall’ amministrazione di Trento per ricomprarsi l’acquedotto dopo lo scorporo.
Dopo questo convegno si è in attesa del verdetto di un ufficio di consulenza incaricato dai comuni di Trento e Rovereto per valutare le varie ipotesi in campo. Ma quello che in effetti manca in questo percorso, a prescindere dall’esito finale, è l’elemento partecipativo che faceva parte dell’afflato politico dello stesso referendum. Come ha ben spiegato Mirko Tutino, assessore di pianificazione ed ambiente di Reggio Emilia, “è possibile e doveroso aprire un dialogo con quelle forze sociali che sono state protagoniste del referedum del 2011”. Ed è ciò che di fatto sta accadendo nella provincia emiliana in cui il movimento dell’acqua siede a fianco degli amministratori locali e dei consulenti nel Forum Provinciale per l’Acqua, costituito subito dopo la vittoria referendaria del giugno 2011, alla ricerca di una soluzione condivisa.
Come Comitato Acqua Bene Comune del Trentino, invitiamo dalle pagine del Suo giornale – ma anche attraverso una lettera ufficiale che inviamo in contemporanea ai capogruppi politici trentini – gli attori istituzionali ad aprire un dialogo e un confronto con le forze sociali e a costituire anche in Trentino un tavolo partecipativo in cui oltre ai tecnici possano confluire anche forze e saperi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e relativi comitati locali. Per ripubblicizzare l’acqua secondo quanto espressamente dichiarato da 27 milioni di persone, 11 mila in Trentino, e dare un segnale di discontinuità in un momento in cui – fra vitalizi e proteste – è evidente la distanza percepita dalla cittadinanza dalla classe politica e dai propri amministratori.
Francesca Caprini
Comitato Acqua Bene Comune Trentino

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