Primo sciopero della filera Amazon

Facciamo entrare la Costituzione in Amazon

Nella giornata di ieri si è svolto il primo sciopero nazionale della Filiera Amazon, in contrasto alle politiche in stile ottocentesco messe in atto dalla multinazionale e dalle società in appalto, le quali nell’ottica di ottenere il massimo profitto al minor costo, stanno mettendo in atto comportamenti che vanno a ledere i diritti dei lavoratori.

A novembre 2020 Amazon e Assoespressi hanno sbattuto le loro pretese sul tavolo del rinnovo del CCNL della logistica: 26 domeniche lavorative obbligatorie per i drivers, estensione oraria a 44 ore settimanali articolate su 6 giorni invece che 5 (con un solo giorno di riposo), festivi lavorativi da inserire nella normale turnazione, i primi 3 giorni di malattia senza retribuzione, controllo dei drivers attraverso GPS e dei magazzinieri attraverso telecamere (con possibilità di utilizzo del controllo a fini disciplinari), aumento del numero dei lavoratori a tempo determinato, interinali e a chiamata, limitazione del diritto di sciopero.

Da mesi USB contesta queste posizioni e chiede con forza le richieste delle 39 ore settimanali per tutti, di reali aumenti retributivi, un no al rimborso dei danni e delle franchigie dei mezzi a carico dei drivers, ed un altro no al controllo ossessivo dei lavoratori attraverso telecamere e satellitari e che veda la stabilizzazione dei moltissimi lavoratori precari.

Ora anche Cgil, Cisl e Uil si accorgono del problema e se la proclamazione dello sciopero arriva con imperdonabile ritardo questo risultato lo dobbiamo anche alle mobilitazioni e dei presidi di questi mesi che USB ha organizzato dentro e fuori i cancelli della multinazionale.

Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, ma in noi rimane forte il dubbio che l’obbiettivo centrale dei confederali non sia quello di contestare a fondo le politiche schiaviste di Amazon ma quello di fermare l’emorragia di iscritti.

Infatti nel 2020 il fatturato di Amazon è cresciuto del 30%. Per i lavoratori, invece, l’unico aumento è stato quello dei carichi di lavoro: tutto ciò è avvenuto con la complicità dei sindacati concertativi.

Vergognosa la lettera inviata da Amazon a clienti e fornitori dove, nel tentativo di delegittimare questa grande giornata di lotta, dipinge una realtà che non esiste, usando la menzogna come strumento di confronto con i lavoratori.

USB Trentino

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