Prato: una strage del capitalismo

Uno spunto di riflessione sulla tragica fine dei lavoratori cinesi a Prato, perchè nonostante le difficoltà di capire a quale tortura si erano sottoposti dobbiamo sentire questa tragedia come una inevitabile (anche se dolorosa) tappa nel lungo cammino verso la liberazione dallo sfruttamento capitalistico…
Spero di non essere frainteso, ma mi viene bene commentare così perchè non mi è indifferente il solito balletto ipocrita di rappresentanti politici e sociali:

Nelle fabbriche come ad Auschwitz. Dio e denaro, padroni e stato benedicono i dissidenti della felicità di vivere nel rispetto e nella dignità….chi non stà nel recinto viene espulso dalla vita sociale e lo spavento prende il posto della polvere da sparo…la sottomissione è tutto ciò che distribuiscono ai poveri e i salariati del consumo protetto sono chiamati a contribuire alla crescita dei beni del capitalismo…comunque sia, non dimentichiamo che la partitocrazia si regge da tempo nella connivenza tra destra, sinistra annacquata, mafie criminali e, insieme ai manganelli della polizia, regna indisturbata sulla rassegnazione e l’imbecillità generale.

I servi non restano mai senza padroni…e quando si rispettano troppo i padroni o i partiti, non si è degni di essere rispettati.

Requiem per i morti , nostri fratelli.

Antonio Marchi

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Un commento

  • Ezio

    Lo sanno tutti che a Prato ed in altre realtà, vi sono situazioni di eclatante illegalità e di aberrante schiavitù che vengono sostanzialmente tollerate dalle istituzioni preposte ai controlli, salvo poi piangere quanto succede una strage.
    Queste stragi, come le migliaia di morti sul lavoro sono figlie del capitalismo. Non servono lacrime ma iniziative di lotta.
    Questi personaggi che gestiscono queste fabbriche della morte e dello schiavismo ma viaggiano in ferrari e vivono in alberghi di lusso, sono i veri delinquesti da mettere in galera a vita.
    Senza però dimenticare che questa strage ha anche dei responsabili morali: sono quei partiti e quei parlamentari che hanno legiferato distruggendo il diritto sul lavoro con le politiche delle liberalizzazioni, con lo smantellamento del collocamento pubblico e la precarizzazione della vita sociale e lavorativa.

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