Olivi, lease-back industriale e banche

Il sindacato SBM nell’articolo (pubblicato sul nostro Blog) relativo alle cariche della polizia alla ditta Martinelli di Ala oltre ad esprime solidarietà e vicinanza ai lavoratori caricati ingiustamente mentre difendevano i loro diritti, ha portato alla luce una notizia che dovrebbe essere approfondita dalla Corte dei Conti e dagli organi di controllo preposti.
La notizia la riportiamo per esteso è la seguente: “… Poi però la verità è uscita a galla. Fonti autorevolissime ci hanno riferito che Il lease-back non serviva a garantire i posti di lavoro, ma a salvare una cassa rurale. Un istituto di credito che si era esposto in misura eccessiva con la Martinelli (pare oltre 8 milioni di euro) e che avrebbe rischiato il default se non fossero arrivati i soldi pubblici. …”
Non entro nel merito della legalità dell’operazione ma della sua valenza politica, oltre che etica. La provincia per il tramite dell’assessore Olivi interviene, non per salvare posti di lavoro, ma per salvare una banca. Un banca che ha fatto prestiti ad un impresa senza le dovute garanzie o comunque ha dato tutti questi milioni alla ditta Martinelli con criteri del tutto particolari tanto da trascinare la stessa banca al fallimento.
Questa notizia, da sola, spiega il vero motivo (politico) per cui la polizia ha caricato usando lacrimogeni, i lavoratori della Martinelli che con la loro esemplare lotta ha fatto emergere questo bubbone politico/economico che rischia di far saltare il banco.
Ora l’interrogativo è perché Olivi è stato così solerte ad intervenire per salvare una banca con i soldi pubblici mentre per finanziare l’anticipo delle retribuzioni ai lavoratori si è nascosto dietro gli alti costi?
Ma come, viene da chiedersi, il Trentino era diverso dal resto del paese?
Non si continuato a dire che la PAT faceva una vera politica industriale e non speculativa? Ma davvero la nostra autonomia è stata piegata per salvare una banca?
Domande che richiederebbero risposte chiare ed esaurienti da parte dell’Ente Pubblico ed invece assistiamo ad un silenzio da parte del potere mentre la nostra stampa mainstream nemmeno si pone queste domande.
Meglio riportare notizie leggere e incensare i poteri forti.
Dopo il caso Whirlpool che pur ricevendo 54 milioni lordi dalla PAT ha scelto di produrre fuori dal Trentino e lasciare a casa un migliaio di lavoratori fra diretti e indiretti; Arcese che nonostante i finanziamenti ricevuti ha licenziato centinaia di lavoratori, la Subaru, che ha trasferito la produzione a Milano, ed ora la vicenda Martinelli lanciano una luce cupa e preoccupante sullo strumento di lease-back e sul suo utilizzo che ne ha fatto la giunta Dellai/Pacher per il tramite dell’assessore Olivi.
Dentro questa crisi che continua a mordere sulle condizioni dei ceti popolari cominciano ad emergere crepe pesanti nel sistema di potere messo in piedi da Dellai che noi abbiamo chiamato oligopolio collusivo.
Un rapporto perverso tra imprese “amiche”, banche, speculazione edilizia e potere politico ormai piegato ai voleri della finanza speculativa.
Ezio Casagranda

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