Scontri alla Martinelli di Ala (Trento)

Prima di ogni ragionamento, va il nostro abbraccio fraterno agli autisti della Martinelli di Ala ed ai dirigenti sindacali della Confederazione CO.BAS. di Rovereto che ieri hanno coraggiosamente resistito ad uno sgombero violento delle forze di polizia.
E’ venuto però il momento che i gendarmi (in realtà coloro che gli ordinano di scontrarsi con i lavoratori senza stipendi!) inizino a “caricare” padroni, politici e loro complici, altrimenti i caschi tolti a Torino nei giorni scorsi sono stati solo un gesto estemporaneo senza significato e si correrà il rischio, pro futuro, di vedere solo l’affermazione dei rapporti di forza. La storia insegna che, davanti ad un popolo unito ed “incazzato”, non c’è forza pubblica o reparti antisommossa che tengano!
Questo che affermiamo è tutt’altro che una boutade, ma un’esortazione agli operatori di polizia a non limitarsi a giustificare l’uso del manganello con il refrain dell’ubbidienza all’ordine ricevuto.
Iniziamo col ricordare cos’hanno fatto i padroni Martinelli. Tanto per rinfrescare la memoria, riesumiamo un particolare che forse piacerà poco ai vari questurini. Nel marzo 1993, durante uno sciopero del tutto simile a quello oggi in corso davanti ai cancelli di Marani, Martinelli Tullio investì con un TIR due carabinieri e due autisti in lotta. Per questo scellerato gesto, fu condannato dalla magistratura alla pena d’un anno circa di reclusione, oltre a rifondere le spese ai lavoratori ed ai militi danneggiati. Ora questo campione di democrazia invoca l’aiuto di coloro che vent’anni fa tentò di “spalmare” sull’asfalto! All’epoca fu presente al fatto l’ex sindacalista Bruno Dorigatti, oggi presidente del consiglio provinciale.
In questi anni di annientamento dei diritti della forza lavoro, la famiglia alense ha fatto di tutto e di più per garantirsi profitti alle stelle ed accaparrarsi i tanti finanziamenti pubblici a cui ha sempre avuto accesso: dal leasing mobiliare (per espandere il parco automezzi) alla cassa integrazione, dalle agevolazioni fiscali a quelle contributive, dal cd. “fondo Olivi” al lease-back di “Olivi”, il politico “democratico” dalle 16mila preferenze. Ovviamente senza disdegnare la costituzione di società “esterovestite”, le operazioni di elusione fiscale, l’impiego di manodopera con contratti di diritto slovacco o rumeno.
Ma veniamo al lease-back. Il potere politico della PAT, in persona del “popolare” Olivi, finanzia la ditta alense con oltre dodici milioni di euro, ovviamente soldi pubblici e non suoi!
Ci siamo subito chiesti il perché la provincia autonoma di Trento si sarebbe dovuta impantanare in un’operazione finanziaria con un’impresa che poco più d’un anno prima – assieme ad altre otto consorelle (in parte oggi fallite o in liquidazione o in crisi e con titolari condannati o sotto indagine) – aveva già provato un’operazione spericolata di fusione per creare un castello di sabbia, la TRENTINO CARGO SPA, con parte di denaro pubblico rifiutato!
All’inizio abbiamo pensato alla solita operazione di speculazione politica, il cd. “dellaismo”.
Poi però la verità è uscita a galla. Fonti autorevolissime ci hanno riferito che Il lease-back non serviva a garantire i posti di lavoro, ma a salvare una cassa rurale. Un istituto di credito che si era esposto in misura eccessiva con la Martinelli (pare oltre 8 milioni di euro) e che avrebbe rischiato il default se non fossero arrivati i soldi pubblici.
Tutto regolare? Noi pensiamo di no, per ovvie ragioni. Basterebbe porsi domande semplici come: la giunta provinciale poteva fare operazioni di lease-back sapendo che la ditta beneficiaria non avrebbe mai potuto mantenere gli impegni contrattuali assunti con l’ente pubblico? la stessa giunta sapeva o non sapeva della cassa rurale a rischio di collasso per aver prestato milioni di euro alla Martinelli?
Ieri sono stati colpiti lavoratori senza stipendio e sbattuti in cassa integrazione, sempre a carico del pubblico denaro, con un infausto accordo fra padrone delle ferriere e complici della triade CGIL-CISL-UIL, nel più assoluto silenzio del potere politico.
Questa è solo la prima puntata, signori operatori di polizia. Ora che sapete qualcosa di più, in tutta sincerità carichereste ancora gli operai della Martinelli trasporti di Ala?

SINDACATO DI BASE MULTICATEGORIALE – TRENTO

2 commenti

  • antonio

    La risposta purtroppo è si. E non per una mania di persecuzione nei confronti di chi lotta (anche), ma per un ordine che si è stabilizzato nel cervello, per la divisa che portano, perchè è nel loro dna contrattual-sacrale al sevizio del padrone di turno, che più che il Martinelli è lo Stato capitalistico. Comunque ragazzi io sono con voi. Vi ho già incontrato davanti la Regione e non avevo motivo di dubitare che per vincere questa battaglia l’unica prospettiva era la lotta continua. Disobbedire è già scegliere. Siete uomini di carattere ed è possibile che l’insperata battaglia sia vinta. L’insubordinazione al padrone è la libertà che rifiuta l’obbedienza, afferma la necessità del riconoscimento pieno della dignità di chi lavora, di chi ha prestato le sue braccia e la sua vita al servizio di un padrone arrichito che ora vorrebbe disfarsene.
    Solo continuando la lotta con il coinvolgimento di altri settori della società militante si può mettere fine a questa buffonata, al fine di instaurare i diritti di ognuno che valgono una società più degna.

    Elsa Morante scrive:
    “Il disordine dell’uomo è il potere. Il quale si configura immediatamente nella società umana, universalmente e da sempre fondata e fissa sul binomio: padroni e servi – sfruttati e sfruttatori…Ne deriva l’assoluta necessità della rivoluzione, che deve liberare tutti gli uomini dal potere affinchè il loro spirito sia libero. Il solo fine della rivoluzione è di liberare lo spirito degli uomini attraverso l’abolizione totale e definitiva del potere.”
    Adelante
    antonio

  • Dobbiamo renderci conto che non è possibile proseguire a queste condizioni , le proteste ci sono ,e si posso fare , come ?
    Proviamo ad oltranza , nel mese di agosto , ha ridurre i consumi , niente telefonini , escludendo tv, pc , al minimo per uscire a piedi , la luce dovremmo fingere che non ci sia , come cala il sole , si va ha dormire , lo scopo di far marcire le merci ai centri commerciali , niente giornali , niente , i consumi a zero almeno da ridurli al 70% , l’Italia è in ginocchio , la devono finire di fare promesse , questi delinquenti

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