Monti, Napolitano e l’articolo 18

L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori prevede l’illegittimità del licenziamento per motivi diversi dalla giusta causa. In caso di licenziamento illegittimo l’articolo 18 impone all’azienda sia il reintegro del lavoratore che una sanzione pecuniaria, rendendo di fatto nullo il licenziamento stesso. Viene disposto il reintegro del lavoratore e non la riassunzione, perché altrimenti il dipendente perderebbe l’anzianità di servizio e i diritti acquisiti con il precedente contratto.
La Cgil dopo una serie di pericolosi tentennamenti si è decisa a mettere in campo “tutte le iniziative per contrastare questa riforma” ed ha proclamato per maggio lo sciopero generale chiamando alla lotta tutti i lavoratori, pensionati, studenti, giovani e tutti i progressisti.
Il PD, dopo le prime sbandate di Letta & c., sembra intenzionato a lavorare per introdurre delle modifiche alla nuova normativa sull’articolo 18 sulla scia del modello tedesco.
Monti sabato a Cernobbio, ospite di Confcommercio, ha sostenuto che “il governo non può sempre concordare con le parti sociali le scelte da fare in quanto questo metodo ha portato alla crisi attuale”.
A parte che Monti dimentica che i governi del Cavaliere ha usato gli accordi separati per imporre le sue scelte di smantellamento dei diritti sociali e del lavoro, Monti dichiara tranquillamente che Lui ha cancellato la rappresentanza sociale (garantita dalla Costituzione) senza che nessuno batta ciglio.
Le affermazioni di Monti confermano, se ancora qualcuno avesse dei dubbi, che in Italia, con la scusa della crisi, la democrazia costituzionale è stata sospesa, o meglio se contrasta con i mercati i percorsi democratici vengono semplicemente cancellati. Ne è conferma il continuo sostenere che queste scelte sono fatte perché “richieste dall’Europa e dai mercati”.
Napolitano a farli da sponda rilancia sostenendo che “..la modifica dell’articolo 18 non porterà a licenziamenti di massa..” e bontà sua “vigilerà” affinché “..le imprese non ne approfittino..” (sic!!).
Il diritto relegato a concessione del padrone.
Davanti ad una simile affermazioni mi chiedo se il Presidente ha perso la memoria o sta rinnegando la sua storia di comunista e di antifascista. Napolitano dovrebbe ricordarsi che nonostante le leggi repressive del fascismo non finirono in galere tutti gli italiani, ma solo le avanguardie e gli intellettuali progressisti, da Gramsci a Pertini, nella logica di colpirne uno per educarne cento.
Ma questo non fece venir meno che sul territorio imperasse il terrore della dittatura fascista negando ogni forma di libertà, di giustizia e di democrazia.
Infatti le imprese non utilizzeranno il “motivo economico” previsto da questa riforma per avviare licenziamenti di massa ma per licenziare quei lavoratori e quei delegati sindacali che contesteranno l’aumento dei ritmi di lavoro o la mancata applicazione delle norme sulla sicurezza, o semplicemente perché chiederanno di aver riconosciuto la loro professionalità o si rifiuteranno di fare lavoro straordinario perché chiedono di confermare i lavoratori precari, ecc.. Insomma per licenziare, sulla scorta della Fiat di Melfi quei lavoratori che contrastano le scelte aziendali o che pretendono di discutere delle proprie condizioni di lavoro o chiedere più democrazia in azienda.
Monti e Napolitano si sono chiesti quale sarà quel lavoratore che oserà contestare l’aumento dei ritmi o la diminuzione della pause se potrà essere licenziato su due piedi per “motivi economici”???
O se un lavoratore padre di famiglia rivendicherà il pieno rispetto delle norme antinfortunistiche nel suo cantiere se il padrone potrà licenziarlo per “motivi economici”???
Questa riforma voluta dalla trio, Monti Fornero Napolitano, fa proprio il modello Marchionne di cancellare ogni forma di contrattazione in azienda relegando il ruolo del sindacato a guardiano delle scelte aziendali con il compito di “spiegare” ai lavoratori l’ideologia aziendalista contrapposta ai valori della solidarietà e dell’universalità dei diritti previsti dalla Costituzione.
Bisogna fermare questa deriva e quindi mandare a casa questo governo il prima possibile.

Ezio Casagranda

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