Dove va la Cgil?

Questa due giorni della Cgil ha fatto emergere due questioni da sempre latenti dentro la Cgil durante a gestione Camusso. La subalternità alla politica e i restringimento degli spazi di democrazia interna.
La subalternità alla politica è esplosa con forza in questi due giorni di presentazione del piano per il lavoro dove la Cgil ha invitato PD e SEL escludendo a priori la lista RIVOLUZIONE CIVILE di Ingroia e quindi nei fatti trasformando una proposta in uno spot elettorale di una parte politica.
Una scelta che da punto di vista politico appare inquietante che dimostra la deriva che ha preso il PD e con esso la Cgil Camussiana dove sembra prevalere una sorta di anticomunismo strisciante come nuovo collante del gruppo dirigente ormai approdato ad una deriva moderata.
La Cgil ha deciso che il dissenso non ha diritto di cittadinanza nelle iniziative pubbliche dell’organizzazione. Una scelta gravissima che cozza contro il pluralismo politico garantito lo statuto dell’organizzazione ormai messo in mora come avvenuto con la Costituzione al momento della votazione del governo Monti, nella vicenda dell’Ilva o della trattativa Stato Mafia.
La cancellazione degli spazi di democrazia viene confermata dalla scelta autoritaria di non dare la parola a rappresentanti della minoranza dentro questa kermesse elettorale per non disturbare l’abbraccio mortale che il PD si appresta a dare alla più grande organizzazione sindacale italiana.
Se Monti ha fatto della Cisl il megafono delle sue politiche di austerità il Pd , pensando di vincere le elezioi e quindi andare al governo, vuole avere nella Cgil una vera cinghia di trasmissione delle sue politiche antipopolari che saranno rese necessarie dal rispetto dei vincoli europei, che il PD ha ribadito di rispettare pienamente, appena arriverà al governo del paese.
Vincoli che si chiamano fiscal compact e pareggio di bilancio volute dalla troika europea, proposti da Monti e votati dal PD con grande enfasi. La Cgil ha ormai sposato la tesi del governo amico e quindi in piena subalternità alle scelte del governo dove le eventuali scelte non saranno contrastate dalle lotte ma affidate alla magnanimità delle controparti.
In realtà questo crinale di eccessiva politicizzazione del sindacato è iniziata con l’ultimo congresso ed in assoluta continuità con Epifani davanti alle scelte di macelleria sociale messa in campo da governo e padroni anziché reagire con una politica di reale unificazione della lotte decide di affidarsi alla politica.
Una scelta pericolosa che cancella l’autonomia dell’organizzazione accelerando il processo di avvicinamento alla Cisl assumendo sempre più i caratteri di un’organizzazione autoritaria e completamente appiattita sulle scelte del suo referente politico.
Per questo diventa sempre più impellente dare voce a quanti dentro la Cgil si battono contro questa deriva moderata e subalterna della Cgil che fu di Di Vittorio.
Ezio Casagranda

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Un commento

  • Paolo Rossato

    Non c’è nulla di strano in questa posizione della CGIL, sindacato che ha rinunciato a difendere veramente i lavoratori.

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