Disoccupazione, Monti e OccupyPiazzaAffari

La disoccupazione in Italia raggiunge il 9,3% e da parte del governo si sente la musica stonata contro i lacci dell’articolo 18 che impedirebbero alle imprese di assumere e all’economia di ripartire. Niente invece sul versante degli investimenti, del credito, della ricerca che, stando a quella “comunista” di Cgia di Mestre (Associazione Artigiani veneti) sono, assieme al fisco ed ai mancati pagamenti da parte delle Amministrazioni, le principali cause per cui in Italia non si investe ed i principali problemi che denunciano le imprese in generale.
Lo stesso Squinzi, futuro presidente di Confindustria sostiene che per le imprese i problemi sono altri e non l’articolo 18 ma i nostri commissari nominati dalla troika europea con l’avvallo di Napolitano, il quale si assunto l’incarico di mettere in naftalina la Costituzione, continuano imperterriti la loro lotta ideologica per l’abrogazione dell’articolo 18 che, stante le dichiarazioni della Fornero, sarebbe la causa di tutti i Mali. Da quelli Italiani a quelli Europei.
Una stampa compiacente che fa da sponda ai potenti di turno completa il quadro. Infatti nel mentre il governo è impegnato a distruggere lo stato sociale, prima le pensioni, adesso l’articolo 18 e poi le privatizzazioni, niente si dice sul fatto che il debito continua a crescere vertiginosamente e quindi quella di Monti non è una politica di risanamento dei conti ma quella di fare i conti con le conquiste ed i diritti strappati al capitale nel novecento.
Più che brevi tecnici assomigliano sempre più a dei mercenari assunti da capitale internazionale per chiudere l’anomalia europea che permetteva, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, ai lavoratori la presenza di una democrazia formale nel campo del lavoro e nella società civile.
Ma mentre gli Bankitalia ci dice che:
le politiche neoliberiste, praticate da Berlusocni prima e da Monti adesso, hanno creato una situazione di ingiustizia sociale inaccettabile (i 10 italiani più ricchi hanno un patrimonio pari ai 3 milioni di italiani più poveri);
che a determinare la ricchezza concorre non tanto il reddito ma il patrimonio e che i giovani sono più poveri degli adulti. Naturalmente il tutto alla faccia dell’equità sociale tanto propagandata da Monti e da Napolitano al momento dell’insediamento di questo governo.
Davanti a questo scenario Bersani pensa solo a trovare il modo per far digerire alla Cgil ed ai lavoratori la manomissione dell’articolo 18 proponendo il cosiddetto “modello tedesco” versione montiana e cioè “ dando al giudice la possibilità di scegliere ma soltanto nei casi di licenziamento non giustificato da motivazioni economiche tra due opzioni: il reintegro o l’indennizzo”. Una soluzione che lascia inalterata la proposta riformulata il Governo.
Sabato a Milano sono scese in piazza oltre 20 mila per denunciare la responsabilità che le banche e la finanza hanno in questa crisi e quindi, essendone la causa non ne possono essere la soluzione. Il debito, frutto della speculazione finanziaria, viene usato come ricatto per distruggere diritti e stato sociale, la morsa della crisi appare sempre più spietata e il governo scarica sui ceti più deboli e sui lavoratori il peso della crisi mentre il parlamento è ridotto a organo consuntivo.
La manifestazione di Milano deve essere il punto d partenza di una vera opposizione a questo sistema capitalista. Patire dalle nostre differenze per unire le proteste, dalla Valsusa ai lavoratori licenziati, dai pastori della Sardegna ai giovani disoccupati e precari deve nascere un nuovo movimento di lotta che superi la rassegnazione nei confronti dei mercati e della BCE e rivendicare un nuovo modello sociale fuori da questo sistema capitalista.
Occupy Piazza Affari ha dimostrato che esiste un movimento di protesta che non vuole subire passivamente la politica di Monti e per questo chiede lo sciopero generale in grado, come in Spagna, di paralizzare il paese per dire che il debito lo devono pagare le banche e la speculazione finanziaria.
Ezio Casagranda

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