Declinare la politica al femminile

Come candidate della lista di Rifondazione Comunista vogliamo porre all’attenzione, in questa campagna elettorale, tre questione fondamentali: le donne ed il lavoro, la coscienza di genere, differenze di genere e diritti civili.
Le donne dentro la crisi, anche in Trentino, sono ancora più colpite rispetto agli uomini da licenziamenti, disoccupazione, precarietà, riduzione dei diritti. Pensiamo, ad esempio, alle chiusure di molte fabbriche del settore tessile manifatturiero dove erano occupate prevalentemente donne dalla Valman al gruppo Bonazzi
Pensiamo inoltre alla condizione delle donne impiegate nei lavori di pulizia, nelle ditte che appaltano il servizio tramite gare al massimo ribasso e vengono pagate da 5 ai 6 € l’ora
Rifondazione Comunista è stata e sarà sempre al fianco di tutte le vertenze per rivendicare un salario dignitoso contro lo sfruttamento ed i ricatti della flessibilità e della precarietà.
Per questo, nel nostro programma, puntiamo al rafforzamento del ruolo dell’ente pubblico in economia attraverso piani per il lavoro specifici e attraverso la formazione e riqualificazione professionale delle donne . Spesso infatti, il lavoro delle donne e’ svilito e deprezzato, soprattutto nelle mansioni più basse e dequalificate.
Oggi molte donne sono costrette a lasciare il lavoro extradomestico perchè la conciliazione non è più possibile e ciò per due ragioni essenziali: il prolungamento dell’orario di lavoro e la flessibilità e il permanere di ruoli rigidi e tradizionali nella famiglia, anche in Trentino, che penalizza le donne caricandole di tutto il lavoro di cura.
La mentalità maschile è ancora molto tradizionalista, e purtroppo anche tra i giovani.
Pensiamo al lavoro femminile nel commercio che, di recente, con la legge Olivi e quindi con il Decreto Monti “Salva Italia” sulle liberalizzazioni, ha subito un ulteriore appesantimento. Ci riferiamo alla liberalizzazione degli orari e all’apertura domenicale dei negozi che significa per molte l’impossibilità di conciliare relazioni affettive familiari, spazi personali, con il lavoro.
Noi ci siamo battute prima contro la Legge Olivi che prevedeva 10 mesi consecutivi di aperture domenicali nei comuni dell’asta dell’Adige e contro l’atteggiamento attendista della provincia che, anziché utilizzare a scopi sociali le prerogative dell’autonomia, ha recepito in pieno il decreto “Salva Italia”. Come siamo opposte all’amministrazione comunale di Trento che ha rinunciato alle proprie competenze sul territorio in materia di commercio e non solo.
Spesso le donne, per problemi di conciliazione fra lavoro domestico ed extradomestico, ricorrono più degli uomini al part time che rappresenta oltre che una riduzione di reddito anche una riduzione contributiva, e talvolta in certi settori blocca qualsiasi avanzamento di ruolo di carriera.
Questo accade ancora una volta per una rigida distinzione di ruoli a sfavore delle donne sulle quali grava sempre il maggior lavoro di cura in famiglia.
Noi pensiamo quindi che una battaglia contro lo sfruttamento del lavoro, i ricatti di chi è in cerca di occupazione riguardi soprattutto le donne. Quindi nel nostro programma proponiamo un reddito di cittadinanza da erogare in forme monetarie e attraverso la gratuità dell’accesso ai servizi che possa contrastare il ricatto del lavoro precario sottopagato anche delle donne.
Per quel che riguarda la condizione femminile, pensiamo che sia necessario difendere e promuovere l’applicazione della Legge 194 per una maternità consapevole e perché l’ultima parola sula scelta sia alla donna. La 194 oggi è fortemente insidiata dall’obiezione di coscienza dei medici, anche in Trentino, e da una sedicente cultura della vita che sembra totalmente ignorare le donne.
Noi vogliamo ch sia potenziata la funzione dei consultori, nella promozione della contraccezione, dell’uso della pillola del giorno dopo, al fine di prevenire la scelta comunque dolorosa per la donna dell’aborto.
Poiché, come si diceva prima, il lavoro di cura oggi, grava ancora prevalentemente sulle donne, noi pensiamo che solo il potenziamento dei servizi sociali domiciliari per la non autosufficienza possa liberare le donne e solo un’azione culturale possa portare al superamento dell’attuale rigida suddivisione di ruoli fra maschio e femmina. Per questo la lotta di Rifondazione Comunista per la difesa e la promozione dello stato sociale contro le politiche liberiste che lo vogliono cancellare, mettendo sul mercato anche i servizi, cioè privatizzando anche i beni comuni, è una lotta dalla parte delle donne; allo stesso modo la lotta contro le politiche di austerità che tagliano stato sociale e i servizi.
Ma noi siamo convinte che la lotta per l’emancipazione della donna vada fatta assieme agli uomini come già nel 1949 Simon de Beuvoir sosteneva nel manifesto del femminismo “Il secondo sesso”, quando affermava che l’obiettivo è quello di spezzare il legame di dipendenza della donna dall’uomo, arrivando al riconoscimento reciproco della dignità e della libertà dei sessi , rifondando i rapporti su una posizione di parità e conciliazione. Ciò non implica la negazione della differenza reciproca ma consente ad entrambi di riconoscersi senza un ordine gerarchico.
Le donne candidate nella lista di Rifondazione Comunista

2 commenti

  • Daniela

    Declinare la politica al femminile significa mettere al centro la persona, e dire “persona” è necessariamente dire “diritti civili” che per Rifondazione Comunista stanno alla base (e non a lato) di qualsiasi civiltà si possa definire tale e allo stato attuale, nella nostra società, dove le destre stanno prendendo paurosamente potere, il nuovo diverso, il nuovo nemico da discriminare e reprimere è chiunque non si possa ascrivere al gruppo eterodiretto.
    L’altra sera ho partecipato ad una conferenza nella quale si presentava una ricerca svolta dall’Università di Scienze Cognitive di Rovereto che si è occupata di omosessualità ed omofobia sul territorio trentino: è emerso che gli approcci e le informazioni a riguardo sono ancora fortemente stereotipate. E addirittura-riallacciandomi alla questione di genere-penalizzate maggiormente (se fosse ancora possibile) le lesbiche, in quanto donne, rispetto ai gay.
    Non parliamo poi di transizione di genere o intersessualità: queste due condizioni non vengono nemmeno contemplate; e anche qui abbiamo la doppia discriminazione: le donne che transitano verso il maschile vengono considerate ancora meno degli uomini che transitano verso il femminile.
    E’ per questo che noi di Rifondazione sosteniamo (e ci impegniamo a farlo in ogni sede ci sarà possibile) la Firmalove, la proposta di legge ad iniziativa popolare redatta un paio di anni fa dalle Associazioni LGBTIQ del Trentino volta a combattere la discriminazione per il proprio orientamento sessuale, di genere o per la propria intersessualità. Allo stato attuale la proposta (che ha visto la raccolta di ben 7.000 firme) ristagna in commissione del Consiglio Provinciale: dicono sarà valutata con la nuova legislatura..ecco: dando a noi il voto si ha anche la certezza che questa proposta di legge sarà sostenuta e portata avanti.

  • Daniela

    Vorrei anche condividere una considerazione con voi: è mai possibile che in tutta la campagna elettorale non si parli mai (a livello di stampa, intendo) di diritti civili?? Ho anche seguito i confronti elettorali su RaiTre e i giornalisti mai una volta hanno fatto domande in merito ai diritti civili (ieri hanno chiesto a SEL del loro promuovere i diritti per gli animali..ma diritti civili delle persone, invece, VADE RETRO!…e ve lo dico da vegana, quindi senza niente togliere agli animali..). Capisco che ci siano priorità che premono più di altre in questo momento (come il lavoro, ad esempio, o la produttività del territorio..) ma io sono fermamente convinta che se si perde di vista la persona, anche tutto il resto è destinato all’aridità..e non mi riferisco solo ai diritti civili ascrivibili alla questione LGBTIQ ma-universalmente-legati alla dignità umana tutta.
    Ecco, io penso che essere donne e agire una politica al femminile significhi proprio partire dalla persona, dalla sua cura, dal suo riconoscimento qualsiasi manifestazione essa incarni (donna, uomo, immigrat*, omosessuale, transessuale e molte altre connotazioni…): se parlo di lavoro, parlo di “persone che lavorano”, se parlo di sanità, parlo di “diritto alla cura della persona”, se parlo di economia, parlo di “esistenza dignitosa della persona”, se parlo di territorio, parlo di “appartenenza della persona alla natura e non al cemento”.
    Capite cosa intendo?
    Il linguaggio da forma alle azioni: non dimentichiamolo mai.
    Detto questo, vi abbraccio tutt* e spero ci sia ancora occasione di incontrarci: dare corpo (nel senso letterale) alla politica è fondamentale.

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