DALLA SCUOLA AL LAVORO UNA STRAGE CONTINUA….

La riforma aziendalista della scuola, avviata negli anni 2000-2005, trova, con la legge 107 del 2015, quella che Matteo Renzi ha orwellianamente chiamato Buona scuola, il momento culminante e forse definitivo del processo di dissoluzione della scuola italiana; processo portato avanti, con folle tenacia, nelle varie riforme della scuola da interscambiabili governi di centrodestra e di centrosinistra proni al cospetto della tendenza post-1989 alla aziendalizzazione integrale del mondo e della vita. Come la riforma della Costituzione distrugge la Carta costituzionale e la riforma del lavoro, detta Jobs Act, distrugge i diritti del lavoro, così la riforma dell’istruzione pubblica annienta definitivamente la scuola trasformandola da istituzione tesa alla formazione di esseri umani completi, pensanti e consapevoli delle loro radici e prospettive a semplice azienda capitalistica che eroga debiti e crediti ai consumatori di formazione. Ecco, così, che l’alternanza scuola-lavorouno dei “pezzi forti” della Buona scuola – mostra il suo vero volto apparendo per ciò che veramente è: la reintroduzione a norma di legge dello sfruttamento del lavoro minorile gratuito. È la prova che la scuola riformata dai governi è un crimine ai danni delle nuove generazioni alle quali viene negato il diritto di formarsi, istruirsi e costruirsi come persone libere e pensanti.

Dopo quasi 10 anni dalla sua approvazione ecco i risultati della Buona scuola in relazione al mondo del lavoro: dal 2017 ad oggi si sono registrati 18 morti e quasi 300.000 infortuni nei percorsi di alternanza mentre negli ultimi 5 anni (2017-2022) 74 ragazzi morti sul lavoro, la maggior parte di loro, 67, avevano tra i 15 e i 19 anni, gli altri 7 meno di 14: tutti in età scolare! Nello stesso arco di tempo, le denunce di infortuni occorsi a minorenni sotto i 19 anni presentate all’Inail, a livello nazionale sono state pari a 352.140. E’ quanto emerge dal 1° rapporto statistico sul lavoro minorile di Unicef Italia.

Non se la cavano meglio i lavoratori adulti, il numero dei morti sul lavoro in Italia nel 2022 è tornato ai livelli precedenti alla pandemia da Covid-19, ossia in media più di tre morti al giorno; il numero dei lavoratori morti a causa di infortuni sul lavoro in Italia nel 2022 ha superato la quota di mille unità, più precisamente sono 1090, secondo rilevazioni dell’INAIL effettuate al 31/12/2022. Nel 2021 il numero dei caduti sul lavoro era stato pari a 1.221 unità. L’incremento del numero delle denunce di infortunio è di  + 32, 9 % nei primi dieci mesi del 2022 e l’aumento degli infortuni in itinere sono + del 21%, secondo i dati provvisori diffusi dall’INAIL, tra i settori più colpiti vi sono la sanità, i trasporti e le attività manufatturiere.

Il Primo Presidente della Corte di Cassazione nel discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario 2023, ricorda: “una strategia di contenimento e riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali può intaccare i dati inaccettabili su riportati solo grazie ad un sistema di controlli capillare, efficiente e moderno”. La risposta di carattere penale, che è comunque necessaria per sanzionare i responsabili delle violazioni alla sicurezza sul lavoro e delle morti bianche non può cancellare il fatto che se vogliamo prevenire il fenomeno è indispensabile porre in essere  interventi concreti e urgenti prima che avvengano gli infortuni a partire dal potenziamento dell’attività ispettiva con l’incremento dell’attuale organico dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dell’INPS e dell’INAIL assolutamente inadeguato a garantire controlli efficaci.

Considerate l’esperienza da parte degli RLS nel denunciare alle varie istituzioni (ASL- UOPSAL -INAIL -INPS) i pericoli di infortunio, il mancato rispetto del d.lgs. 81/2008 e la lentezza degli enti preposti nell’intervenire per frenare questo terribile fenomeno,  tutte le parole usate dai vari rappresentanti delle istituzioni (Presidente della Repubblica, Giuristi e Dirigenti delle Organizzazioni Sindacali) nel caso dei caduti sul lavoro suonano come retorica, priva di volontà concreta nell’affrontare e debellare questo vergognoso problema. Negli ultimi vent’anni le organizzazioni sindacali confederali (CGIL CISL e UIL) hanno firmato contratti sempre più peggiorativi per i lavoratori, sia sul piano della sicurezza sul lavoro sia dal punto di vista economico, permettendo contratti atipici e contratti territoriali, molto spesso peggiorativi rispetto a quelli nazionali. Ciò ha creato un aumento dei ritmi di produzione in tutti i settori e il ricorso allo straordinario per far fronte all’inflazione e ai bassi salari.

In Italia assistiamo ad una crescente disoccupazione (40% della popolazione attiva) e contemporaneamente ad un aumento delle ore lavorate, si lavora sempre di più e sempre in meno. Si tratta di un fenomeno trasversale ad ogni categoria del mondo del lavoro Privato e Pubblico che si è allargato grazie ad una campagna continua di denigrazione dei lavoratori, considerati sempre più come bestie da soma o “fannulloni” da punire e ridicolizzare.

Dobbiamo rimettere al centro la dignità dei lavoratori richiedendo AUMENTI SALARIALI VERI che recuperino l’inflazione galoppante, RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO per conciliare tempo di vita e tempo di lavoro,  ABOLIZIONE DI TUTTI I CONTRATTI ATIPICI E VOLTI AL PEGGIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELLA VITA LAVORATIVA, RIDUZIONE DELL’ ETÀ PENSIONABILE (un’obbrobrio senza eguali in EUROPA).

PER L’UNITÀ DEI LAVORATORI, PER TORNARE A CONTARE COME PERSONE E NON COME ANIMALI DA SOMA, ORGANIZZATI CON LA CUB DI CATEGORIA O PROVINCIALE

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