Blocchiamo la riforma Fornero – appello –

La riforma del lavoro della Fornero, fortemente voluta dalle lobby padronali e da Confindustria, è al momento bloccata in parlamento e segue l’ideologia della macelleria sociale che il governo Monti sta attuando con lo smantellamento dei diritti e delle garanzie di noi tutti. Dopo la riforma delle pensioni, le manovre finanziarie, i tagli al welfare, le privatizzazioni ed i rincari, ora si vuole assestare il colpo finale a quelle poche tutele, come l’articolo 18, che rimangono sul posto di lavoro. Soltanto la reattività degli operai con scioperi, blocchi e occupazioni ha evitato che questa ennesima misura di precarietà e sfruttamento, diventasse immediatamente legge.
Alla settima edizione del festival dell’economia  – “Cicli di vita e rapporti tra generazioni” – che si terrà a Trento dal 31 maggio al 3 giugno, tra i vari ospiti di questo governo, spicca la presenza della ministra Fornero. Il festival dell’economia scopre così il suo vero volto: per anni ha minimizzato la crisi, anzi non è riuscito nemmeno in minima parte a prevederla, e ora a crisi generata dalle stesse teorie neoliberiste che guidano il comitato scientifico e organizzatore, diviene sempre più un festival “governativo” dove lasciare il palcoscenico alle misure di austerità dettate dalla BCE e sostenute dal governo dei tecnici e delle banche.
Le politiche che stanno alla base della riforma della Fornero non sono certo quelle di alzare l’asticella delle garanzie a chi non le ha, ma hanno l’intento di “dividere le generazioni” per cancellare la resistenza di anni di lotte e scioperi che sono riusciti a conquistare lo Statuto delle Lavoratrici e dei Lavoratori. Un festival che di sicuro non parlerà di coloro che stanno pagando il prezzo di questa crisi, delle nostre vite precarizzate, dei nostri territori saccheggiati per il profitto, delle migliaia di morti all’anno sul lavoro, delle decine di suicidi a catena che stanno avvenendo, dello strozzinaggio di Equitalia e della situazione insopportabile che milioni di persone stanno vivendo sulla loro pelle.
Noi, quelli che stanno pagando, siamo il 99% e ora più che mai diventa necessario l’impegno di tutte e tutti, per costruire un movimento che, vivendo una condizione di generalizzata precarietà, sappia porsi non solo in difesa dell’articolo 18 e dello statuto dei lavoratori, ma produca percorsi che mirino ad estenderne i diritti a chi non li ha, perché nessuno possa sentirsi solo. Partendo da qui e da un ragionamento che deve diventare comune possiamo riempire di nuove pratiche e significato la parola “sciopero generale” e  bloccare la riforma Fornero!

CSO Bruno

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