25 marzo 2017: Europa e repressione

Purtroppo non ho puntuto partecipare alla manifestazione Eurostop di sabato 25 marzo a Roma, ho solo potuto seguirla attraverso i social.
Gli atti di vera violenza psicologica messa in atto dalla polizia impongono a tutti una nuova presa di coscienza su oggi cosa significhi realmente più Europa.
Quanto successo il 25 marzo, con l’ammassamento coatto di circa centoventi manifestanti tra cui anche una decina di giovani Trentini del Centro Sociale Bruno, non solo è un fatto gravissimo che mette in discussione la stessa democrazia e il diritto a manifestare il dissenso ma sono le avvisaglie di cosa significhino le politiche securutarie che si stanno discutendo nei palazzi di Bruxelles.
Purtroppo per molti mass media il diritto a manifestare vale solo per i paesi dell’est e non per l’Italia, visto che le loro cronache hanno oscurato questo grave atto lesivo delle libertà democratiche costituzionalmente garantite.
Anche il pullman dei manifestati provenienti dal Trentino sono stati bloccati a Roma Nord e scortato, assieme ad altri 120 manifestanti, in questura a Tor Cervara trasformato per l’occasione in Cie europeo (come ha denunciato la compagna Nicoletta Dosio.
“Ci hanno lasciati in un parcheggio sotto il sole, senza acqua, senza niente con un bagno solo, per sette ore” denuncia un manifestate Trentino negandoci, così, il diritto di manifestare, il diritto di esprimere la nostra rabbia e la nostra contrarietà alla UE, all’Euro ed alla Nato.
Questa provocazione – di stampo autoritario che ha coinvolto circa 2000 persone- della polizia era conseguente alla campagna mediatica di demonizzazione preventiva messa in campo dai mass media con il solo scopo di innescare lo scontro e quindi seppellire, con la violenza, snche le ragioni di una grande manifestazione i cui contenuti, alternativi alla destra, sono una chiara risposta da sinistra alla crisi di questa Europa a trazione tedesca.
Il fatto che le provocazioni messe in atto, compresa quella di spaccare un corteo pacifico e colorato, non ha dato gli esiti sperati la grande stampa ha messo in campo il piano B: oscuramento e cancellazione di ogni immagine o cronaca riferita alla manifestazione di Eurostop.
Questo clima intimidatorio costruito sabato, attorno al corteo di Eurostop, richiede non solo la nostra condanna ma ci impone una seria riflessione su quanto avvenuto.
In gioco c’è la democrazia intesa come diritto a manifestare, fare politica e tradurre le proprie idee in pratica quotidiana, in obiettivi politici di lotta contro la finanza internazionale che, per il tramite dell’Europa, impone la cancellazione dei diritti sociali e del lavoro.
Per questo partendo proprio da quanto successo sabato a Roma la lotta contro l’Unione europea deve ripartire più forte di prima l’iniziativa politica per costruire un NO Sociale alla UE, all’Euro e alla Nato per rbadire il nostro NO alle politiche di guerra e per costuire una scoietà di pace ed internazionalista.
Ezio Casagranda

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