Whirlpool: Non fermare la lotta

Giovedì 11 luglio alle ore 15 è stato siglato l’accordo quadro che, per usare le parole di Grasselli della Fiom, “.. sancisce definitivamente la chiusura dello stabilimento. Abbiamo preso atto di un fatto grave: la Whirlpool chiude.”.
Se la lotta dei lavoratori ha costretto il colosso americano a spostare a febbraio 2014 la chiusura del sito produttivo di Trento, purtroppo per precise scelte sindacali, non pè riuscita a coinvolgere l’intera città, le forze politiche, le associazione ed i movimenti presenti sul territorio provinciale. Il sindacato ha scelto, inspiegabilmente – visto che la chiusura è stata definita una tragedia provinciale – di mantenere la lotta chiusa dentro le solo logiche sindacali rinunciando a fare della vertenza Whirlpool una battaglia di tutte le forze progressiste del Trentino.
Infatti, durante i presidi davanti alla provincia era palpabile il senso di isolamento, di estraniazione dal contesto cittadino, di rassegnazione, amarezza e sconforto di molti lavoratori tanto da essere visibili anche negli slogan dei manifestanti.
Abbiamo già avuto modo di dire che questa scelta della Whirlpool non è stata un fulmine a ciel sereno ma un cosa maturata lentamente dopo l’accordo del settembre 2007 dove erano chiari solo gli impegni della PAT e del sindacato. In questi anni PAT e sindacato hanno ignorato (volutamente?) i segnali e le preoccupazioni che arrivano da dentro e fuori la fabbrica. Dalla vendita dei terreni, ai pochi investimenti, alla riduzione delle linee produttive, dei volumi e del personale,ecc .
Adesso come allora si sottoscrive un accordo che è chiaro nei tempi della dismissione (chiusura) dello stabilimento mentre sugli impegni dell’azienda non si va oltre le dichiarazioni di carattere generale, Saranno oggetto di discussione nei prossimi incontri sostengono provincia e sindacato ripetendo l’errore di 6 anni fa.
Infatti se l’accordo del 2007 era generico sul versante degli investimenti dell’occupazione e sui prodotti, quello di giovedì scorso appare debole sul versante dli impegni Whirlpool con il rischio che il problema occupazione rimanga sostanzialmente a carico dei lavoratori e dell’ente pubblico.
Adesso come allora nella trattativa, che non a caso qualcuno ha voluto fare in salsa trentina, si è evitato di coinvolgere concretamente il CAE (coordinamento europeo) il coordinamento Whirlpool e il sindacato nazionale.
Infatti era chiaro che se una possibilità di mantenere aperto Trento esisteva questa doveva essere trovata in accordo con Cassinetta – che è lo stabilimento italiano dove viene spostata la produzione di Trento ( frigo da incasso) – e non pensare di contare sulle ridotte prebende della PAT.
Una scelta che ha spianato adesso come allora la strada ad un accordo che anziché rivendicare impegni concreti ed esigibili per tenere in parte la produzione a Trento accetta la via del contenimento del danno cercando di far passare come una vittoria l’accettazione della scelta aziendale della chiusura seppur mitigata con generici impegni tutti da concretizzare e da definire nelle loro quantità e in nuova occupazione.
In sostanza le uniche due cose certe sono la chiusura dello stabilimento con una tempistica precisa ed il ricorso alla cassa integrazione (o reddito di continuità) ancora da definire nella sua quantità e durata da parte della giunta provinciale a seguito della delega sugli ammortizzatori.
Non vorrei che passate le votazioni del prossimo 27 ottobre il problema costi insito nelle politiche di austerità e di spending review abbiano la prevalenza sulle promesse dell’assessore.
E’ esagerato pretendere un accordo che impegni la Giunta a definire durata e quantità di questo istituto anticipando la riforma complessiva degli ammortizzatori ?
Per questo invito i lavoratori a non abbassare la guardia, a diffidare delle promesse e rivendicare impegni concreti. Chiuso per accordo lo stabilimento Whirlpool da oggi deve iniziare una lotta che coinvolgendo la cittadinanza mantenga il fiato sul collo ai firmatari dell’accordo per evitare che passate le elezioni sia gabbato il lavoratore.
Ezio Casagranda

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