Whirlpool, trattativa in “salsa trentina”?

Oggi pomeriggio oltre 300 lavoratori – compreso l’indotto – hanno manifestato sotto la Provincia di Trento dove si svolgeva l’incontro fra Direzione Whirlpool, giunta provinciale, organizzazioni sindacali e RSU dello stabilimento di Trento.
Rabbia, rassegnazione e senso di impotenza erano i sentimenti che tenevano banco nelle discussioni fatte di gruppi di lavoratori e lavoratrici che aspettavano segnali concreti dalla trattativa in corso dentro il palazzo.
Dopo tre ore di discussione il segretario della Fiom ha informato i lavoratori su quanto emerso della trattativa. “La Direzione aziendale ha ribadito la scelta di dare corso alla procedura di mobilità rifiutando qualsiasi ipotesi di sospensione o di ritiro della procedura per permettere l’utilizzo ammortizzatori sociali alternativi al licenziamento. Unica disponibilità uscita dalla Direzione Whirlpool è stata quella di dilazionare di qualche mese la data della dismissione dello stabilimento”.
Il sindacato che ritiene questa proposta insufficiente ha chiesto di incontrare l’amministratore delegato Castiglione per rilanciare la proposta del mantenimento di una parte di produzione Whirlpool in Trentino. Incontro già fissato per giovedì 4 luglio.
A seguito di questo il sindacato ha invitato i lavoratori e riprendere il lavoro.
Questa la cronaca della giornata odierna che induce a qualche ulteriore riflessione.
Sono convinto che oggi è iniziata una trattativa sicuramente difficile e irta di insidie ma che curiosamente viene affrontata senza coinvolgere – a sostegno della trattativa – l’intera cittadinanza, la politica e la società civile. Ma non solo, stranamente in questo difficile confronto con la direzione della multinazionale americana non vengono attivamente coinvolti il coordinamento sindacale del gruppo Whirlpool, il CAE europeo e nemmeno la Fiom Nazionale.
Se è giusto che la discussione rimanga a Trento questo non può essere sinonimo di chiusura o di “esclusione” di altri soggetti coinvolti nelle scelte della Multinazionale. Infatti se esiste una possibilità di cambiare anche parzialmente le scelte della Whirlppol questo non potrà prescindere dal coinvolgimento attivo della realtà di Varese e di Vaclaw in Polonia dove questa Direzione intende dirottare le attuali produzioni dello stabilimento di Trento.
Resto dell’idea che la scelta di una trattativa “tutta trentina” alla Olivi nella realtà nasconde l’accettazione della scelta Whirlpool e di spostare tutta la discussione sulla durata degli ammortizzatori e sullo spostamento di qualche mese della dismissione, magari per bypassare le votazioni provinciali.
Se in questi giorni in molti hanno sostenuto che lo scontro con la multinazionale americana non riguarda solo il futuro delle circa 800 famiglie che ruotano attorno alla stabilimento di Spini ma l’intero sistema trentino appare incomprensibile che la lotta dei lavoratori rimanga chiusa dentro l’azienda o nelle stanze del palazzo provinciale senza porsi l’obiettivo di coinvolgere la realtà sociale e politica del Trentino.
Le politiche liberiste stanno facendo pagare la sua crisi attraverso la riduzione dei diritti sociali e del lavoro, licenziamenti, nuove precarietà, taglio dei salari, delle pensioni, del welfare conquistati in decenni di lotte sociali, sindacali e politiche.
La vicenda Whirlpool, come la Subaru, si inserisce a pieno in questo processo politico economico. Per questo, oggi servono risposte concrete, fatte di salvaguardia dei posti di lavoro e di un nuovo piano industriali che accanto al mantenimento di quote produttive a Trento si faccia carico di una vera riconversione produttiva dello stabilimento di Spini di Gardolo.
Nessun licenziamento è accettabile e quindi, in pieno accordo con i lavoratori di Varese, vanno rivendicato un accordo generale per l’utilizzo dei contratti di solidarietà al fine di garantire sia Trento che a Varese, le produzioni possibili e tutti i posti di lavoro.
Ezio Casagranda

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