Valsusa: In 50.000 dicono NO TAV

Grande e pacifica manifestazione contro il TAV in Valsuna.

Oltre 50.000 persone hanno dato vita ad un grandioso corteo, pacifico, colorato che da Bussoleno è salito fino a Susa. Gli scontri avvenuti in serata a Torino non ne scalfiscono la portata e la valenza di questo appuntamento di lotta. Senza entrare nel merito della vicenda sorge spontanea una domanda? Che ci faceva la polizia in forze alla stazione di Torino? risulta difficile sostenere che non si tratti di una provocazione ben orchestrata da settori della polizia.
Infatti, i teorici dell’equazione NO TAV = violenti non si potevano permettere che una grandiosa manifestazione, che ha unito l’Italia in una grande protesta contro le grandi opere e gli sprechi del governo e di tante amministrazioni regionali e locali, si chiudesse senza un minimo incidente. Anche la stampa ne è andata ghiotta cercando di nascondere dietro i tafferugli di Porta Nuova di Torino, un serpentone lungo oltre 5 chilometri formato da pacifiche ma determinate nella lotta contro le grandi opere.
Ma i tentativi di cancellare le decine di migliaia di persone provenienti da tutta l’Italia che con la loro presenza hanno voluto testimoniare solidarietà e vicinanza alla popolazione della Valsusa che da anni si oppone ad un’opera costosa, inutile e devastante dal punto di vista ambientale e sociale, sono destinati a fallire
Da tempo la lotta dei valsusini ha scavalcato i confini della valle per diventare simbolo di una lotta popolare che difende il proprio territorio dalla voracità di un modello sociale iniquo e distruttivo, che chiede democrazia partecipata rivendicando un nuovo modello sociale.
Migliaia di persone con cartelli, striscioni, magliette contro il TAV hanno reso questa giornata indimenticabile e politicamente importante. Impossibile dare conto delle migliaia di slogan, di messaggi scritti sui cartelli, sui carri o sulle magliette dei partecipanti.
Fra ltanti un cartello a mio avviso, riassumeva il senso di questa giornata e diceva:

“Cosa ci importa arrivare a Parigi in 3 ore e mezzo se dobbiamo aspettare mesi per una visita medica”.

In questa frase è riassunto non solo il senso dell’opposizione al TAV ma anche anche l’essenza dell’assurdità del TAV e di questo modello sociale che velocizza lo spostamenti delle merci e rallenta il funzionamento dei servizi a partire da quelli sanitari.
Lottare contro il TAV significa battersi contro un modello di società che per velocizzare merci e persone, distrugge risorse togliendole alla sanità, alla prevenzione e difesa della salute dei cittadini, ai servizi essenziali, alla ricerca ed ai servizi in generale a partire dal trasporto locale.
Una politica che contrasta fortemente con chi in agricoltura punta ad una politica del Km 0, e con le industrie, che per migliorare la qualità punta al rientro di lavorazioni oggi decentrate.
Ma non solo in un momento di ristrettezze economiche che hanno indotto Monti a sospendere le olimpiadi perché si dovrebbero spendere 23 miliardi per fare una cosa che non servirà a nulla con costi di manutenzione altissimi che continueranno a gravare sui conti pubblici.
Domande alle quali il potere continua a rispondere con le provocazioni e con una campagna di disinformazione alla quale, purtroppo, si prestano stampa e mass media.
La delegazione trentina (70 persone) da questa grande mobilitazione trae nuove motivazioni per rilanciare la lotta con il TAV del Brennero che dovrebbe attraversare, con oltre 180 km di galleria l’intero territorio della Regione per arrivare a Verona.
Come in Valsusa anche il Tav del Brennero è un’opera inutile, costosa, ambientalmente distruttiva del territorio e delle fonti idriche.
Contro quest’opera la popolazione trentina si mobiliterà il 5 maggio prossimo con una grande manifestazione a Trento per dire ai presidenti delle provincie di Trento e Bolzano – Dellai e Durnwalder – che le loro propagando e le loro politiche di mitigazione non hanno reso e non renderanno i trentini spettatori muti ed arrendevoli davanti alla distruzione del loro territorio.

Ezio Casagranda

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