Trentini nel mondo: Conto da 2,6 milioni

chaco1Stangata sui Trentini nel mondo titolano oggi i giornali locali e leggendo gli articoli penso che forse avevamo qualche ragione nel segnalare la cortina fumogena che dal lontano 2008 ha coperto le nostre denunce su come venivano “utilizzati” i contributi provinciali in Sudamerica.
A queste denunce sulla gestione dei contributi, sulla mancata trasparenza, ed in particolare alla protesta fatta in piazza con le capre nell’ottobre 2008 l’allora presidente Dellai rispose con una legge che toglieva contributi all’associazione “Unione delle famiglie” e elevava la Trentini nel mondo come unico “braccio operativo” della PAT in Sudamerica creando nei fatti una associazione monopolista per gli aiuti ai nostri emigrati. Le conseguenza di questa scellerata e antidemocratica scelta di Dellai (che molto furbescamente si è tenuto fuori) e oggi sotto gli occhi di tutti.
Infatti ancora nell’agosto 2008 abbiamo denunciato pubblicamente lo “strano modo “ di gestire i soldi pubblici riportando alcuni articoli di giornali locali come il giornale “Cronica” di domenica 27 luglio 2008. il titolo dell’articolo recitava: “Ricco Italiano aiuta i suoi discendenti”, parlando di Ciro Russo, coordinatore dell’associazione Trentini nel Mondo per tutto il Sud America. Ora ci chiediamo come sia possibile, visto che questo articolo non ha avuto smentita, che qualcuno abbia “venduto” i contributi della PAT per la cooperazione spacciandoli per contributi personali; se l’articolo è veritiero (ma non ci risultano smentite) siamo davanti non solo ad un illecito morale ma anche ad una forma di “privatizzazione” delle risorse pubbliche.
Ancora, nel 2010 abbiamo chiesto pubblicamente (con volantinaggi in città) trasparenza sui finanziamenti della PAT nella regione del Chaco Argentino, in Paraguay, ecc. dove ci risultavano sperperi ingiustificati mentre le ricadute sul territorio sono state quasi inesistenti. Come avvenuto a Luche in Paraguay, nella fabbrica costruita con i contributi della PAT, dove i lavoratori siano stati licenziati solo perché chiedevano i loro diritti.
Quindi appare vergognosa ed arrogante la dichiarazione dell’allora assessore Berasi quanto sostiene che le accuse arrivate dalla Corte dei Conti “E’ un attacco alla provincia, a un sistema che funzione”. Ancora una volta si tenta, Berasi in in testa, seguita dagli altri indagati, di accusare chi svolge il compito di controllo e di indagine su come vengono utilizzati i soldi pubblici di fare politica attaccando la nostra autonomia.
Come sembra strumentale ai fini elettorali e quindi non posso condividere l’affermazione che i contributi per gli aiuti internazionali siano “soldi da tagliare” in quanto la povera gente del Sudamerica non ha responsabilità degli sperperi effettuati. E’ come sostenere che il Consiglio Provinciale sarebbe da cancellare perché ha votato la legge sui vitalizi che è uno sperpero ben maggiore.
Quello che serve non sono i tagli ma una politica trasparente che per essere tale deve riguardare tutte le branchie dei contributi pubblici, compresi quelli usati per la solidarietà internazionale e per la cooperazione.
Infine va denunciata la responsabilità politica di Dellai il quale davanti alle nostre richieste di trasparenza sui finanziamenti nel Chaco e nell’America del sud non ha dato risposte, ha rifiutando di incontrarci e si è girato dall’altra parte. Un atteggiamento che lo rende politicamente responsabile di questa ennesima vergogna di come viene gestita la nostra autonomia.
Noi ci auguriamo che il procedimento previsto per il prossimo ottobre faccia il suo corso e stabilisca le verità che tutti noi conosciamo ma sin da oggi possiamo dire che quanto emerge dall’indagine della Corte dei Conti e pubblicato dalla stampa conferma un sistema di potere forte e ramificato che molti, anzi troppi, in questa provincia continuano a volerne negarne l’esistenza.

 Ezio Casagranda

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