“Sequestrati” davanti al tribunale”

Ieri mattina davanti al Tribunale di Trento si riunivano alcune persone , chiamate dalla legge a rispondere dei loro “misfatti”; per aver occupato un’area (fu)agricola privata adiacente l’abitato di Mattarello, dove erano in corso lavori per la costruzione di una “base militare”, per aver resistito fisicamente alle forze dell’ordine chiamate a sgombrarla.
Dentro, il Tribunale – dopo un esercizio brevissimo di consultazione burocratica tra le parti coinvolte – decide di spostare la seduta al23 di aprile dell’anno prossimo e di lasciare i “colpevoli” liberi di ritornare alle loro faccende quotidiane.
Fuori dal Tribunale due bandiere, figuranti il logo della resistenza alla base militare(una massaia che bastona il poliziotto con il mattarello)attaccate alla mia bicicletta, informano i passanti, ma diventano l’oggetto da perseguire e il processo sospeso – dentro – immediatamente riprende – fuori .
Infatti due solerti ed integerrimi poliziotti giunti sul posto con il fare di chi mette subito in chiaro chi ha ragione (loro) e chi ha torto(noi) – senza minimamente sapere il motivo della presenza nostra e delle bandiere – sequestrano il corpo del reato(bandiera), chiedono i nostri documenti e se ne infischiano delle giustificatissime nostre reazioni.
Obbligati ad obbedire a tanta arroganza CHIEDIAMO I MOTIVI DI TANTA URGENTE REPPRIMENDA: la risposta è : “occupazione di suolo antistante il Tribunale e iniziativa non autorizzata”.
Una risposta sufficientemente ridicola, più da “lectio magistralis” in qualche aula universitaria..una lezione sul: “diritto di esercitare il diritto”..da lasciami disarmato e senza parole. Rifiutando la sfida muscolare cercavo un’inutile dialogo (non Ezio, che da affermato sindacalista, indirizzava verso il prepotente in divisa tutta la sua incazzatura per l’assurdo e antidemocratico comportamento).
Ce ne andiamo convinti ancora di più che “l’essere” in divisa è il nemico maggiore da combattere, perchè antepone alla ragione (altra) l’ordine, qualsiasi sia la bontà degli argomenti e della discussione.
Antonio Marchi e Ezio Casagranda

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