Riflessioni sul voto amministrativo

A diversi giorni dalla votazioni amministrative mi sembra opportune fare alcune considerazioni con l’intento di mettere sul tavolo qualche riflessione che sappia andare oltre il “chi ha vinto e chi ha perso”.
Penso che quando quasi il 50% dei cittadini si rifiuta di votare chi ha perso è la democrazia e che questa tornata elettorale abbia fatto emergere almeno due aspetti che, a mio avviso, non possono essere sottovalutati: il forte astensionismo e la volatilità del voto.
Due aspetti che ci dicono che in Italia la gente è disperata o preoccupata e passa facilmente dal voto di protesta al voto clientelare che sembra l’aspetto principe di questo voto amministrativo.
Anche in questa tornata amministrativa è emerso come Pd e Pdl (hanno perso un terzo dei voti rispetto a febbraio) non abbiano un progetto credibile, navighino a vista tirando a campare nel tentativo di allungare il più possibile questo sistema di potere, corrotto e estremamente dannoso per il paese.
Il Pdl è tutto intento a difendere Berlusconi e il suo impero editoriale e televisivo, il Pd a difendere il sistema delle cooperative sempre più integrate nel mercato senza alcuna progettualità per l’Italia. Pd e Pdl puntano solo ad autoconservarsi nei loro rispettivi comparti economico finanziari e conservare il loro potere con il conseguente relativo conflitto di interessi.
Mentre sui temi scottanti come disoccupazione, lavoro, precarietà, welfare, povertà e beni comuni non sanno andare oltre le dichiarazioni di principio senza riuscire ad mettere in campo politiche che sappiano veramente affrontare i problemi che assillano la maggioranza degli italiani. Sul versante dell’industria non sanno andare oltre la passiva accettazione dei progetti di Marchionne o dei Riva nel caso dell’llva di Taranto.
Questa è la politica delle grandi intese, il fatto che non esista sul campo una vera opposizione a questo sistema economico finanziario che in pochi mesi è riuscito anche ad assorbire il voto di protesta rappresentato dal movimento 5 stelle.
Ecco perché non vogliono neppure a riformare il Porcellum. Questa legge elettorale che ha ben sputo rappresentare nel bipolarismo forzato quel duopolio capitalistico concorrente ma non confliggente trasformando i partiti, da soggetti di rappresentanza dei cittadini, in aziende di produzione di consenso elettorale.
Domenica si è votato anche a Bologna sul un referendum per bloccare i finanziamenti pubblici alla scuola privata in violazione della Costituzione Italiana, il 59% dei votanti, anche se il voto era consuntivo, ha detto No ai finanziamenti alle scuole private. Per il si che ha raggiunto solo il 41% dei votanti erano schierati Pd, Pdl, Confindustria, chiesa e tutti i poteri forti della città.
Ma come sempre la discussione della politica è tutta incentrata su qualche dichiarazione di Grillo e non sulla necessità di costruire una politica che sappia dare applicazione alla Costituzione tagliando i contributi alle scuole private, le spese militari e i finanziamenti alle guerre camuffate da “operazioni di pace”.
Dare spazio al pluralismo, al confronto politico, alla democrazia partecipata per superare di tutti i conflitti di interessi che per oltre 20 anni hanno inquinato la politica italiana e ridotto i partiti a semplici portatori d’acqua dei poteri economico finanziari che governano in Europa.
Ricostruire l’opposizione sociale e politica a questo sistema capitalista è la strada maestra per riportare nella società il gusto della politica, per ridare ai cittadini forme nuove di partecipazione alla scelte politico economiche del paese.
In ottobre si vota per il rinnovo del consiglio provinciale e credo che la sinistra alternativa non può perdere l’occasione per mettere in campo una vera alternativa alla cupola del potere provinciale.
Ezio Casagranda

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