Pensioni, riparte l’allarmismo della stampa

forneroPuntuale oggi sul giornale L’Adige il direttore Giovannetti ci ha deliziati con un articolo teso a sostenere che la scelta della Consulta sarebbe sbagliata e contro i cittadini.
Giovanetti si sforza di incutere nel lettore la convinzione che se una norma del governo è anticostituzionale o si cambia la costituzione o le regole del funzionamento della Consulta in modo da impedire che questa possa decidere a maggioranza.
Nessuna critica o dubbio emerge dal suo scrivere sul fatto che i numeri che escono dal governo sono cifre che salgono in relazione al crescere dell’allarmismo sociale. Una politica di puro allarmismo che i grandi mass media hanno deciso di giocare in sostegno di Renzi che si è visto sfilare il famoso tesoretto da utilizzare per le votazioni di maggio.
Una campagna allarmista (i miliardi sono passati da 5 a 19 in pochi giorni) che Giovanetti si guarda bene dall’analizzare o di di chiedere che chi ha dato i numeri sbagliati di andarsene in quanto uno che mente o “non sa far di conto” non può rappresentare il governo.
Invece il nostro direttore si diletta nelle sue contorsioni economico finanziarie nel tentativo di dimostrare che, se il governo applica la decisione della Consulta, non ci sono alternative ad una manovra che colpirebbe tutti e per questo definisce la scelta della Consulta un’operazione di un Robin Hood alla rovescia.
Peccato che Giovanetti nemmeno tenti di ragionare attorno alla possibilità di trovare le risorse necessarie magari riducendo le spese militari, gli sprechi, la corruzione, l’evasione fiscale o da quei signori che in questi anni di crisi hanno aumentato il loro patrimonio e la loro ricchezza (il 10% degli italiani detiene il 50% della ricchezza).
No, perché questo metterebbe in discussione il sistema. Quindi il direttore de L’Adige si prodiga nel voler dimostrare che non ci sono alternative ad una manovra correttiva che lui definisce “di lacrime e sangue” naturalmente la sua logica di mettere i giovani contro gli anziani.
Gli fa eco la Fornero che definisce la decisione della Consulta come una sentenza contro i giovani dimenticando che proprio la sua riforma ha cancellato ai giovani la possibilità di avere dopo oltre 43 anni di duro lavoro una pensione dignitosa. Una scelta non obbligata ma necessaria per spingere e rilanciare la previdenza privata e quindi consegnare ai fondi pensioni ed in fine ai mercati internazionali il futuro della nostra pensione.
La pensione, secondo il duo Fornero / Giovanetti dovrebbe passare da diritto a variabile della finanza internazionale.
Infine trovo che mettere tutte le pensioni nello stesso calderone serve non a fare chiarezza ma serve a giustificare eventuali scelte del governo tese ad annullare in tutto o in parte la decisione della Consulta. Se si vuole veramente fare una scelta di equità si ponga un tetto alle pensioni d’oro partendo dal presupposto che se è giusto pagare un lavoratore per la sua professionalità ( l’ingegnere deve essere pagato di più che il muratore) ma quando sono in pensione fanno i pensionati e quindi enormi differenze non sono più giustificabili.
Non solo ma dovrebbe sollevare il problema dei doppi incarichi che guarda caso riguardano i dirigenti e manager pubblici, i pensionati ex dirigenti e quindi con da pensioni elevate come nel caso ( vedi Giuliano Amato che gode di 2 o 3 pensioni ed ora è stato nominato giudice costituzionale dal re Giorgio).
Suggerisco a Giovanetti di cimentarsi contro questi, che sono i veri scandali, e tanto per stare in sede locale basti guardare ai vitalizi dei consiglieri provinciali dove in troppi, compreso il suo giornale, hanno promosso la riforma dei vitalizi che comunque garantisce oltre 1.000.000,00 (un milione) ad ogni consiglieri per i suoi 5 anni di legislatura e possono andare in pensione anticipata rispetto agli altri.
Forse in tema di pensioni sarebbe opportuno partire da qui più che criticare la decisione della Consulta.

Ezio Casagranda

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