Ciao Clara

Per chi l’ha conosciuta e anche per chi non l’ha conosciuta e non c’era al funerale, un mio ricordo di Clara (Claretta) letto in chiesa. Antonio

L’Avventura terrena della nostra amica Clara è incredibilmente terminata oltre l’immaginario e molto prima del traguardo della vecchiaia, lasciandomi muto e sgomento e un vuoto incolmabile nella famiglia, nei tanti che l’hanno frequentata conosciuta.
Mi ha sconvolto la notizia lasciandomi senza fiato: quel corpo immobile, incapace di andarsene, incapace di guarire, avvolto nel più alto silenzio dell’abbandono reclamava il diritto a vivere. Giorno e notte si sono fusi senza clemenza.
Clara l’ho conosciuta frequentando il Centro Sociale “Bruno”, ma anche prima la sua figura mi “viveva dentro” nelle tante iniziative sociali, incontri di piazza, assemblee. Donna “angelicamente anarchica”. Libera. Bella, di una bellezza genuina come i prodotti incontaminati della terra che con tanto amore e devozione coltivava e raccoglieva dedicandoci spazio e tempo per farne miracoli cullinari.
Donna di forte vitalità, di compagnia, di buona cultura e di generosa partecipazione alle sorti della Comunità, sapeva spendersi e collocarsi dove meglio poteva esprimersi: Maestra di fornelli e del buon cibo biologico, dispensatrice di odori e sapori, sempre pronta ad offrire la sua arte e conoscenza in una cena a sottoscrizione o una serata musicale o semplicemente l’accompagnarti alla raccolta dei mirtilli.
In quelle occasioni notavo in Lei la semplicità e leggerezza unite alla straordinaria eleganza con cui preparava il cibo e poi, come “donna di casa” si mischiava con garbo tra la gente per un saluto, un abbraccio fraterno un semplice ciao.
Non ho fatto in tempo a conoscerti bene, cara Clara, a carpirne i segreti della tua esperienza terrena che passano attraverso le frequentazioni, lo sguardo, il confronto. Ricordo però l’ultimo incontro a Gaggio, casuale e imprevisto, assieme a raccogliere mirtilli in una mattinata fresca e bella di giugno quando tutto era pensabile di Te meno la morte. Poche parole e tanti sorrisi e un arrivederci a Trento mai avvenuto…così mi porto dentro questo ed altri rimorsi per altre persone fuggite via senza un saluto, impreparato a entrare nello spazio limitato di ogni vita, a seguirne le sorti di quel corpo prima che sia portato via.
Scrivere di Te è anche QUESTO: un pretesto per attenuare il dolore, cancellato senza pietà dal cinismo DELLA VITA in tempi sconsolati di disperazione e riscatto, di abbandono e desolazione.
Non possiamo farci niente: la vita si modula con i sui diversi destini, ma in un mondo così difficile da vivere, cara Clara, ci mancherà il tuo sorriso che dava vita alla vita.
Ciao Clara che mille fiori fioriscano dove la terra ti accoglie, “per mille anni ancora”.

Antonio
Lavis, 31.8.13

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